Itinerari

Oasi La Barcaccia (Roma)

Di Redazione pubblicato il 17/12/11

 

La parola “Rossetti” indicava una grande cava in disuso di circa 10 ettari dove nei primi anni 90 si potevano incontrare degli strani personaggi che pescavano in modo rivoluzionario, lanciando delle palline colorate in acqua nel tentativo di catturare carpe enormi che fino allora non se ne erano mai viste. Lungo le sponde di questo piccolo paradiso si udirono i primi vagiti del carpfishing capitolino: pochissimi “Marziani della pesca di allora” che si scambiavano segreti, che si davano dritte e, soprattutto, mantenevano un tacito accordo di non belligeranza, di rispetto e di assoluta omertà nei confronti di chiunque potesse “invadere” quell’Eden a pochi chilometri dalla metropoli. Ci si accordava sulla qualità delle boilies usate per la pastura, si coordinavano le pasturazioni per non eccedere in quantità, ognuno rispettava lo spot dell’altro, ed il risultato era di catture costanti e considerevoli tanto che quando l’argomento in questione era la Rossetti difficilmente si sentiva citare la parola “cappotto”.

Si chiamava (e qualcuno dell’ambiente romano ancora così la chiama) Rossetti a causa della vicinanza al grande mobilificio Rossetti sito sulla Via Salaria al Km 19.300.

Le potenzialità della cava erano (e sono) immense, e con l’aumentare dei carpisti e delle voci circolanti in merito, verso la metà degli anni 90 si cominciarono ad intravedere sulle sue sponde nuove persone che scrutavano l’acqua con i sacchetti di plastica in una mano e nell’altra uno strano bastone nero ricurvo.

Era la fine di un grande segreto e soprattutto l’evoluzione del Carpfishing che ci ha portato ai nostri giorni con tutti i suoi aspetti positivi e negativi che ne sono conseguiti.

Tra le persone che frequentavano il lago c’era anche un ragazzo molto simpatico e soprattutto educato, esperto cacciatore ma che in fatto di pesca poteva dire la sua.  Facemmo velocemente amicizia con Alessandro Palmucci il quale ci confidò di avere intenzione di acquistare lo specchio d’acqua. La notizia ci parve a dir poco sconvolgente e bizzarra, ma alla fine ci rendemmo conto che l’acquisto del territorio da parte di un amante della caccia e della pesca poteva altro non essere che il male minore, visto che tempi prima si era profilata la possibilità di farlo divenire un campo di gara per moto d’acqua, iniziativa fortunatamente fallita dopo l’intervento degli ambientalisti.

La cava così iniziò piano piano a “trasformarsi” da Eden segreto a lago privato ed i vecchi carpisti che lo frequentavano ne uscirono in punta di piedi con un po’ di malinconia nel cuore lasciando spazio a nuove persone che potevano misurarsi in quelle limpide e splendide acque. L’unica raccomandazione che facemmo ad Alessandro era di non sconvolgere troppo selvatiche sponde del lago e soprattutto i grandi alberi che si affacciavano sull’acqua creandone un cappello ombroso sempre frequentato dalle grandi regine.

Arrivati sul posto davanti a noi si presentò la maestosa cava nello splendore di sempre, con le sue acque limpidissime increspate dalla brezza pomeridiana. Mentre il vento gonfiava le nostre magliette ognuno di noi rimase ad osservare in religioso in silenzio facendo scorrere in pochi secondi nel nostro cervello anni di sacrifici e soddisfazioni che queste sponde hanno generato.

La prima considerazione che facemmo era rivolta al lavoro svolto da Alessandro Palmucci: era stato capace di mantenere selvatica la maggior parte della cava creando nel contempo spot confortevoli per chi pratica il carpfishing, sponde agevoli per chi si diletta con la trota lago e per i professionisti della pesca al colpo.. Tutto questo lo si deve alla perfetta gestione che con  sensibilità e rispetto nei confronti della natura, riesce a far sì che un luogo selvaggio possa essere affrontato in condizioni di confort e tranquillità. A lui vanno tutti i nostri complimenti visto che oggi “la Barcaccia” è un tempio del carpfishing più puro in cui si ritrovano tanti appassionati capitolini e non solo.

Enduro, meeting, grandi pescate e semplicemente, bellissime giornate passate a pesca con amici e familiari. Questo nel più puro spirito del carpfishing.

Questa è la l’ex cava Rosetti e nonostante siano passati tanti anni, tornarci è sempre una grande gioia!

 

Come arrivarci.

Per raggiungere l’oasi “la Barcaccia” occorre percorre la Via Salaria fino al Km 19,600, girare a sinistra (se da Roma si va verso Rieti) e seguire la strada bianca per circa un chilometro, passando dentro delle fattorie; superate le fattorie un altro viale sterrato costeggiato da grandi pioppi va percorso per circa metà del suo tragitto dove, a sinistra, troverete una sbarra che fa accede ad un altro viale lungo 500 Mt. Percorso il viale vi troverete davanti la spettacolare cava che sicuramente catturerà tutte le vostre fantasie. In bocca al lupo!!

 


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