Tecnica

Non Standard!

Di Glauco Grana pubblicato il 09/07/12

 

In molti specchi d’acqua la presenza dei pescatori si fa veramente sentire. Si è registrata una vera e propria escalation in quei luoghi di pesca naturalmente dove si possono fare catture importanti o dove c’è una forte concentrazione di carpe di taglia. Negli ambienti di pesca presi maggiormente di mira le carpe sviluppano via via una certa diffidenza nei confronti degli approcci standard dal momento che ormai esse li associano ad una possibile situazione di pericolo. Data la giusta importanza alla montatura ed ai finali in relazione ai contesti più complessi, è però sempre l’esca la componente a cui dare il massimo delle nostre attenzioni andando a realizzare o proponendo boilies non convenzionali capaci  di vincere la malizia delle carpe più educate. Quando la pressione è ai massimi livelli da tempo, è d’obbligo puntare in simili situazioni sulla diversificazione dell’esca. Innescare una boilie “diversa” significa optare per un’esca di livello superiore: una bait realizzata con ingredienti che non siano i soliti, che abbia magari una struttura esterna non totalmente uniforme, soprattutto che si distingua per una forma strana o per una grandezza “inedita”. Altra variabile da tenere in considerazione è il colore dell’esca anche se questo elemento della nostra pallina non è sempre particolarmente influente in relazione all’accettazione dell’esca. In queste righe l’intento non è quello di approfondire il discorso sull’importanza cromatica, invece si vuol porre l’accento sulla forma e sulle dimensioni dell’esca, caratteristiche alle quali a torto spesso non sempre viene dato il giusto peso, e che però hanno una rilevanza fondamentale specie quando si operare in acque divenute difficili. Ci sono carpe che hanno imparato veramente a leggere e scrivere; addirittura non “rispondono” più sulle boilie del 20 di diametro (abitualmente, per non dire sistematicamente adoperata dai più) magari la mangiano solo dopo ore e ore o anche dopo due giorni che tale esca è rimasta in acqua.  

FORME STRANE

Sono essenzialmente due i metodi per realizzare baits non sferiche: la formazione di esche cubiche e l’estrusione di esche cilindriche. Queste ultime possono essere prodotte con facilità facendo estrudere il salsicciotto di impasto del diametro desiderato e tagliandolo semplicemente alla lunghezza preferita con un coltello. Altrimenti è possibile ottenere delle boilies cilindriche, però leggermente schiacciate ai lati, andando a rullare un salsicciotto di diametro decisamente inferiore rispetto a quello della tavola. Questo escamotage permette di prepare esche a “barilotto”  in grandi quantità, e di optare per la dimensione a noi più congeniale. Altra variabile come già anticipato è quella di  effettuare delle esche come un dado. Tale procedimento richiede tempo, oltre la necessaria parsimonia e, d’altro canto, non consente un risultato uniforme poiché difficilmente riusciremo e tagliare l’impasto in modo così preciso. C’è  la possibilità di formare i cubetti sia prima che dopo la cottura. Nel primo caso basta tagliare l’impasto (che dovrà essere per lo scopo ben compatto e sostenuto) e cuocere i dadini come si fa normalmente con le boilies. Quando l’operazione di bollitura viene fatta in un secondo momento, occorre prima formare con il composto una sorta di “mattoncino”, il quale a sua volta deve essere avvolto nella carta stagnola. E’ consigliabile fare dei panetti non troppo grandi, 5 x 5 x 15 di lunghezza, perché altrimenti si rischia di non riuscire ad ottenere una cottura adeguata nelle parti interne. L’importante è realizzare dei parallelepipedi di impasto molto uniforme; così facendo e con un tempo di cottura in acqua all’incirca di 20 minuti, l’intero composto sarà cotto in modo giusto ed omogeneo. Questo secondo sistema risulta essere più laborioso ma,  nonostante ciò, è il più pratico per realizzare delle perfette esche cubiche. Altro sistema (sempre per ottenere un’esca alternativa con forme simili a quella appena menzionata) che si può mettere in atto sul campo di pesca  consiste nel tagliare con un cutter la crosta della nostra classica pallina. L’operazione va fatta in modo da ottenere tante sfaccettature, andando a modificare la sagoma tondeggiante della boilie in vero e proprio cubo. Laddove le carpe siano state insidiate e vengano “prese d’assedio” costantemente con boilies sferiche, un tandem di esche sì fatte, sicuramente, produrrà un effetto vincente. Inoltre, tali esche, hanno la tendenza a liberare comunque sempre delle particelle e non avendo una pellicola esterna assorbono velocemente l’acqua. Risultano di fatto altamente adescanti, l’ideale per proporre una presentazione fuori dell’ordinario, capace realmente di farle cadere in trappola ancora, anche quelle divenute iper - diffidenti.

JUMBO

Le ditte specializzate del settore non offrono sufficienti variabili per quel che riguarda la forma. Le baits commerciali a forma di un piccolo pellet (tamburino più o meno grande) sono divenute ormai un classico. L’ultima frontiera in fatto di esche dalla forma originale è quella a mò di grosso cilindro del diametro di 0,30 mm e della lunghezza di 35/40 mm, con struttura esterna dura e le due pareti laterali di consistenza tenera, ovviamente all’interno l’impasto è relativamente cotto. Si tratta di un’esca che, nonostante la voluminosità, è comunque molto veloce avendo un interno tenero, pertanto propenso ad assorbire in fretta l’acqua ed a liberare così immediatamente i vari attrattori. Questa tipologia di esca la troviamo inoltre in versione pop up. Ad oggi, nonostante le case produttrici di baits siano tante, sono però veramente poche quelle che offrono boilies dai diametri inusuali. L’innesco di boilies molto grandi o di boilies molto piccole trova una sua logica a patto che si tengano in considerazione alcuni fattori indispensabili affinché non si compiano scelte del tutto inopportune: ovviamente non ha senso innescare una (o più) mini boilie, se c’è un’attività o una presenza di pesciolame accentuata. Un’esca del diametro di 30/35 mm di diametro susciterà curiosità e sarà ricollegata relativamente ad un accadimento negativo, specie nelle acque dove vengono usate prevalentemente esche del 18/20. l’impiego. Nel caso di inneschi sovradimensionati  non è obbligatorio ricorrere ad ami dell’1 o 1/0, anzi. Risulta una scelta idonea per il caso utilizzare uncini leggeri del 2 o del 4, a patto però, che il capello sia sufficientemente lungo da evitare il cosiddetto effetto ombra. Le esche di grosso calibro presentano inoltre alcuni vantaggi, sono facili e veloci da rollare, (nonostante questo richiedono tempo di bollitura maggiori) possono essere scagliate a grandissima distanza da riva. Dato il peso ragguardevole delle stesse, sarà interessante rollare le palline destinate ad essere innescate introducendo al loro interno una pallina di sughero da 16-20 mm; altrimenti sempre per rendere la grossa hook bait meno pesante occorrerà  inserire nel mix delle farine come quella di gambero o di calcio caseinato, in entrambi in casi bisogna fare attenzione a non eccedere con i quantitativi. Tali espedienti, nonostante il volume dell’esca, contribuiranno ad alleggerirla notevolmente, così ché anche nel caso di una debole avremo buone possibilità che la carpa resti piccata. Molto efficace si rivela anche lo snow man “extra large”, composto da un’affondante compresa tra i 28 ed i 35 mm con in “testa” una pop-up  del 20/22 di diametro. Questo innesco ha regalato molte catture degne di nota, soprattutto nei grandi laghi naturali ad elevato coefficiente di difficoltà, così come una singola pop-up non inferiore ai 25 mm mantenuta a 5-8 cm dal fondale e attorniata da un letto di piccole boilies e pellets o addirittura presentata in modo isolato senza nulla dintorno. Altra soluzione fantasiosa, è costituita da un inganno a “papillon”; basta tagliare a metà una pop up e una affondante, entrambe dello stesso diametro, prendere due metà di ognuna e inserirle sul capello in modo che le due parti tonde si tocchino. La mezza affondante, quella sottostante necessita bloccarla sul capello con un chicco di riso, affinché la meccanica dell’inganno sia funzionale. Con questa alternativa “chiccosa”  otterremo una presentazione ad omino di neve ma dalla forma  stramba.

MIGNON

Se le esche xl possono far sboccare la situazione nei luoghi di pesca complessi, anche le mini hanno un loro valenza in questi contesti difficili. Qualora l’attività di disturbo risultasse relativa, potremo puntare con fiducia su inneschi multipli, magari bilanciati o ad omino di neve (infilando una pallina sintetica in mezzo e una sopra). Una piletta di 4/5 baits di diametro compreso tra gli 8 ed i 12 mm  costituisce un boccone invitante, può vincere la diffidenza delle carpe più grosse.  Innescando le micro boilies va da sé che è obbligatorio impiegare ami piuttosto piccoli, indicativamente di misura 6-8, e di adoperare un capello molto sottile, fanno il caso della situazione dei filati con carichi di rottura da 6-8 lb. Inoltre è buona cosa, con le esche più piccole, ricorrere ad aghi da cucito in quanto le stesse si romperebbero facilmente anche con il più sottile tra gli uncini da leadcore. Altro vantaggio delle mini boilies è la loro versatilità, infatti possono essere usate in combinazione a con particles media grandezza (mais, tiger, arachidi, ecc) e, come già suggerito con esche sintetiche. Tutte queste combinazioni possono incoraggiare l’attività alimentare delle carpe, le quali come sappiamo notoriamente sono molto stimolate ed ingolosite da particelle di cibo di minuscola, piccola grandezza; quindi anche di fronte ad una situazione pressoché di stallo generale ci sono buone possibilità che un o qualche esemplare rompa gli indugi proprio davanti  ad esche di piccolo o piccolissimo diametro. Altro innesco dimostratosi più volte efficace su carpe smaliziate è il classico snow man costruito con una pop-up estremamente più piccola dell’affondante, come una boilie da 20 mm abbinata ad una galleggiante da 10 mm. Questo sistema fa sì che l’esca rimanga adagiata sul fondale ma comunque sempre in posizione verticale risultando pertanto facilmente rintracciabile, più leggera e dalla forma non convenzionale. Si potrebbero citare altre possibilità di inneschi dal “profilo” singolare, come ad esempio quello realizzato utilizzando metà boilie affondante sormontata da metà galleggiante, magari quest’ultima dalla dimensione leggermente più piccola. Insieme alla variazione di forma vi è pure l’opportunità vantaggiosa di proporre un’esca bi-gusto. Per ottimizzare questa presentazione e affinché il terminale risulti funzionale, è conveniente bloccare le due parti sul capello con un  piccolo “stopper”. Per creare un innesco insolito basta un po’ di inventiva; l’importante è non pescare con superficialità, specie proprio nelle circostanze più critiche che richiedono applicazione e dove serve essere ancora più propositivi. Quando si opta per esche alternative (in fatto di forma e non solo) perché la situazione di pesca lo richiede, occorre la massima convinzione. Uscire dai soliti schemi e aprirsi a nuove conoscenze vuol dire anche “crescere” dal punto di vista tecnico, spostando i propri limiti sempre più in là. Avanti tutta!

 

 

 


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