Tecnica

Nomadi per convenienza

Di Quirino Riccitelli pubblicato il 20/02/13

Improvvisamente il bait runner comincia a cedere filo al pesce, con un mezzo giro di manovella e il consueto tic inizia un nuovo combattimento, siamo nuovamente io contro te e a dividerci solo poche decine di metri di filo che a tutti i costi riuscirò a restituire al mulinello.

Una gran bella partenza penso, una di quelle che solo immaginarle è già una goduria, mentre  a forza recupero un pesce che sembra davvero pesante; Dopo 25 minuti di combattimento riesco finalmente ad intravedere una sagoma, prima dell’ennesima nuova immersione verso il fondale, è una specchi e non voglio assolutamente perderla. Il mio socio è già pronto con il guadino poggiato sul pelo dell’acqua, ormai ci siamo: “stai fermo che la porto dentro, eccola… eccola, è davvero grossa”… Quirino sveglia, sono già le 8:00! La voce di mia madre spezza quel sogno che spesso riempie i miei pensieri di notte, maledizione, inizia una nuova giornata senza pesca. Poco male, in fondo le canne sono sempre pronte, andrò domani.

il Carpitaly è appena terminato e ciò coincide inevitabilmente con l’inizio di una nuova stagione che ho voglia di cominciare col piede giusto.
Freddo e inverno mi fanno pensare alle osservazioni e agli appunti che negli ultimi 10 anni ho collezionato per rispondere al quesito: “le carpe come si comportano in presenza di basse temperature?”. Cominciamo col dire che c’è una grande differenza tra l’effetto che l’abbassamento delle stesse, proprio del periodo in corso, ha sulle carpe in acque ferme e su quelle in acque mosse. Nei fiumi infatti la rigidità esterna si traduce in un rallentamento dell’attività metabolica meno evidente rispetto a quello proprio delle carpe lacustri; Il movimento perpetuo, se volete chiamatelo disturbo, delle acque che puntano al mare, costringe infatti le carpe a restare sempre attive, rallentando si il loro fabbisogno alimentare, ma mai avvicinandolo allo zero;

Questo fenomeno gioca a nostro favore, ci consente infatti di sfruttare i fiumi e di chiudere in attivo le nostre sessioni invernali. Francamente non ho mai visto una carpa scheletrica in primavera (secondo alcuni ci sarebbe un vero e proprio letargo), eppure, se è vero che l’attività alimentare nei mesi freddi è davvero bassa, una carpa dovrebbe dimagrire e non poco, quindi la verità qual è? La mia esperienza mi suggerisce di consigliarvi che le carpe mangiano tutto l’anno, rallentando si l’alimentazione (specie laddove le temperature sono davvero basse) ma mai azzerandola, se non in intervalli sporadici al massimo di qualche giorno, che io ho battezzato “periodi no feeding”.

Qui al Sud intervalli di questo tipo si registrano generalmente dopo la seconda-terza neve sul massiccio del Matese (quasi sempre il primo si verifica nel mese di Gennaio, fino a Marzo) non appena le montagne iniziano ad accumulare neve e soprattutto durante i giorni sereni, senza nuvole, successivi la nevicata, proprio quando le temperature iniziano per meno e la rigidità si accusa davvero. Questi periodi hanno in media durata di 2-3 giorni ed è davvero difficile catturare in queste condizioni, ma ripeto: in fiume il discorso cambia! Il Volturno, infatti, risente meno di questi periodi, qui i no feeding si presentano in  genere durante le piene (mentre risultano molto positivi per la pesca i periodi di “rientro negli argini”), oppure in concomitanza dell’intorbidimento delle acque a causa degli scarichi delle aziende bufaline, purtroppo molto radicati;

Quando c’è neve in montagna c’è si un sostanziale calo delle partenze, ma lo zero non si raggiunge mai, a differenza delle cave e dei laghi, che risentono invece delle variazioni climatiche che il massiccio del Matese impone a gran voce. Dopo aver premesso che in acque in movimento le carpe restano abbastanza attive, utile sarà riuscire a sgamare dove le stesse andranno a posizionarsi in base al movimento del sole.

La carpa, animale a sangue freddo, ama prendere il sole in inverno e se questo non c’è, andrà a collocare la propria armatura di squame in zone quantomeno tiepide, laddove l’effetto dello stesso si accumula e il rilascio di calore è in qualche modo presente (si avverte un certo tepore). La temperatura decide l’entrata in frega, l’attitudine all’alimentazione e numerosi altri processi fondamentali per la vita e l’esistenza di tutti i ciprinidi, nei fiumi la temperatura dell’acqua sarà sempre di qualche grado superiore a quella esterna e questo aspetto non è da sottovalutare;

Le prismate, le acque basse e i fondali pietrosi, inoltre, nel periodo invernale riescono ad accumulare calore e ad offrire ai ciprinidi una porzione d’acqua, uno strato, meno rigido di cui godranno senza difficoltà, talvolta nuotando per diverse centinaia di metri, pur di riuscire ad usufruirne, ritrovandosi numerose in queste zone. Riuscire però ad individuare questi luoghi non è semplice, ad occhio possiamo farci un’idea, col piombo riusciremo invece a comprendere la tipologia di fondale (ripeto: deve essere pietroso), la profondità è facile da misurare, ma saranno le partenze a dirci la verità; I cappotti in inverno spesso sono figli di cattive logiche e deduzioni troppo frettolose.

Non vi nascondo che spesso mi capita di pescare in inverno con 2 sole canne, perché il Volturno non offre grandi spazi e numerosi hot spot tiepidi, preferisco così perché dopo anni di cappotti davvero fastidiosi, l’esperienza cresce e attualmente riesco a discriminare tra spot estivi e spot invernali, sapendo già dove andare a bagnare le lenze in base al periodo dell’anno.

In linea di massima, le acque da preferire nel periodo freddo avranno queste 2 caratteristiche: profondità bassa e fondali con pietre o, comunque, materiali in grado di accumulare calore per poi rilasciarlo. Vedo molti carpisti che si ostinano a pescare negli stessi posti tutto l’anno, per poi abbandonare le sessione e trovartici a parlare, sentendo frasi del tipo: “la carpa in inverno non mangia”, piuttosto che “tu mi devi spiegare per quale motivo le carpe in quel posto solo in inverno non riesco a tirarle su”.

Beh essere nomadi ed assecondare gli opportunistici spostamenti delle carpe credo sia tutto, la conferma a questa mia embrionale impressione la ebbi 2 anni fa. Dovete sapere che nel tratto di Volturno che frequento la prevalenza delle carpe è rappresentata dal

le regine (95% stando ai miei appunti), quelle poche specchi che di rado catturo riesco a distinguerle facilmente. Questo espediente mi è tornato molto utile: come dicevo 2 anni fa infatti, nel mese di Febbraio (2011), riuscii a catturare la prima volta una specchi (quella della foto) in acque posizionate 2,3 km a valle dello spot dove l’anno precedente e quello ancora prima avevo fotografato lo stesso pesce.

Lo scorso anno e la scorsa settimana ho affrontato una nuova sessione nello spot a valle e sono riuscito a catturare altre 2 volte quella carpa che nel resto dell’anno è sempre presente a monte in spot canonici per gli altri periodi, definibili come tiepidi. Impariamo a sfruttare dunque le carpe come una sorta di “indicatori di nomadismo”, questo studio potrà tornare utile anche nei laghi, magari in questo caso teniamo in considerazioni le carpe morfologicamente anomale o con livrea particolare (sono presenti un po’ in tutti i bacini) per riuscire a discriminare tra zone invernali ed estive, in base alla presenza di quegli esemplari al variare delle condizioni ambientali.

Ovviamente ci vorrà un po’ di fortuna, ma se il numero delle carpe non è esagerato questo discorso, a prima vista impossibile da applicare, potrebbe rivelarsi estremamente efficace, ma solo se unito ad una costanza in quanto a permanenza sulle sponde e se non consideriamo bacini troppo grandi. Cercando di dare un significato alla domanda inziale, vi suggerirei di non considerare la pesca invernale come una pratica facile, ma nemmeno impossibile, se di base c’è una conoscenza dei settori da affrontare.

Di sicuro una carpa cercherà in inverno di ridurre gli spostamenti e lo spreco di energie accumulate nel precedente autunno, ma il suo opportunismo la porterà a migrare coprendo anche molte centinaia di metri, se le condizioni risultano favorevoli. Non si creda però che la carpa sia un pesce opportunista solo ed esclusivamente per il discorso alimentare, la temperatura è altrettanto importante, a mio avviso con questi freddi è tutto, perciò saper scegliere è fondamentale, ma per farlo bisogna pagare pegno sotto forma di sessioni senza bip, da accettare come sconfitte provvisorie in attesa della vittoria finale, senza star li a piangersi troppo addosso.

Gli spostamenti sono in genere seguiti da periodi positivi in quanto a catture, questo perché, per soppiantare alla quantità di energie perse, le carpe dovranno reintegrarle,  e spesso, guidate dal loro sesto senso, anticiperanno addirittura gli spostamenti, riuscendo a comprendere per tempo quali saranno le variazioni climatiche, adattandosi alle stesse, posizionandosi e mantenendosi in zone favorevoli alla loro permanenza.

A differenza nostra, i pesci non possono girare la manopola e scegliere la temperatura idonea dell’acqua, per questa ragione in estate generalmente le andremo ad insidiare in acque fresche, consone alla loro attività alimentare, di contro, in inverno, a ricercarle in acque più calde e meno profonde, dove sarà più facile catturarle.
Fondamentale sarà la scelta delle giuste quantità di pastura da impiegare in acque fredde (anche quando avremo individuato spot invernali validi), e di sicuro il ricorso a materiali in PVA e la tipologia di impiego di questi, risulteranno di primaria importanza. Di pasturazione (dopo questo preventivo discorso sulla temperatura e gli spostamenti che essa detta) parleremo però la prossima volta, perciò restate connessi ;)


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Commenti

Quirino Riccitelli il 24/02/13
Guido, si ricordo il confronto che avemmo a proposito di quel lavoro, l'importante è riuscire a esprimere i reciproci punti di vista nel rispetto delle persone, questo è quello che capitò nel nostro caso ;) Gianluca dammi del tu che ho quasi 28 anni, anche se la pesca forse mi ha invecchiato un pochino e ne dimostro qualcuno in più. Grazie anche a te, scrivimi quando vuoi e ringrazia da parte mia i ragazzi del tuo team; Di sicuro ci saranno altre occasioni per scambiare 4 chiacchiere di persona, purtroppo non credo sia stato girato un video a Gonzaga, per me è stato un onore tenere una conferenza insieme ad Agostino Zurma, un angler davvero immenso. Non credo che le interviste siano state sospese, penso che in futuro continueranno ad uscire…


Guido B. il 22/02/13
No non sbagli affatto,solo uno non fu di mio gradimento e te ne spiegai i motivi se ricordi. Quindi continua cosi come promesso e sarò felice di leggerti come successo fino ad ora :-) ciao Quirino.


Gianluca il 22/02/13
Voglio dire che io sono un amante delle riviste di pesca,un vero e proprio collezionista e seguo un po’ tutti gli autori compresi quelli che nascono di recente.Riccitelli lei a mio parere è davvero in gamba, ricordo un suo articolo su tuttocarpa(scusate se nomino una rivista concorrente)sulla pesca delle carpe in fiume,era molto interessante ma adesso riuscire a leggere i suoi testi gratuitamente è un piacere,grazie carponline e mi dispiace di non essere stato presente al carpitaly per seguire la sua conferenza sui liquidi(mica c’è un video per vederla?),magari avrei avuto piacere nello scambiare qualche parola con lei. Le ho mandato una email,spero riceverò una risposta,continui così che quello che penso io e il team dove sono presente è questo.Voglio fare una domanda al direttore Ripamonti:tempo fa facevate le interviste agli autori,perché avete smesso?è bello conoscere la storia delle persone che noi leggiamo,è un modo per conoscere da vicino le esperienze e la vita dei vostri articolisti,perché smettere?Gianluca


Quirino Riccitelli il 22/02/13
Ciao Guido, Grazie per i complimenti, se non sbaglio non è la prima volta che spendi parole positive sui miei lavori e ciò mi rende davvero felice. Continua a leggermi e io continuerò a impegnarmi al massimo, promesso ;)


Guido B. il 21/02/13
Grande Quirino,ottimo articolo come al solito. Il fiume per la pesca invernale è una vera salvezza.


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