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No reti, no elettrostorditori

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 05/12/18

Mentre gruppi di pescatori appassionati sono costretti a raggrupparsi a Mantova per distare la loro indignazione contro le operazioni di eradicazione di un pesca che ha la sola colpa di essere alloctono sebbene oramai sia residente nelle nostre acque da 60 e passa anni, in TUTTE le acque Italian e si consuma il disastro.

Il BRACCONAGGIO è la piaga da combattere, non questa stucchevole barzelletta dell’alloctonia che serve solo a spostare soldi pubblici nelle tasche di terzi.

Lo abbiamo dimostrato in molte modi possibili con filmati, interviste, convegni, visite ai mercati ittici.

E’ stato reso assolutamente chiaro che il BRACCONAGGIO è la causa primaria della distruzione di stock ittici immensi ed ancora siamo costretti a commentare operazioni inutili e dannose di pulizia tramite elettostrorditore.

E’ stato detto milioni di volte che il pesce illegalmente pescato viene venduto in colpevoli mercato ittici nazionali che sembra non vedano la provenienza ed altrettanto accade nei mercati di altri Paesi europei . Ma abbiamo altresì dimostrato che questo pesce proviene da acque inquinate da metalli ed ogni altro tipo di veleno che li rende pericolosi per l’alimentazione umana ed animale.

Tranne Rovigo che ha attuati una politica altamente meritoria e illuminato, cosa accade nel resto d’Italia? Nulla tanto che viene il sospetto che sia solo uno specchietto per le allodole .

Nulla o poco più; le amministrazioni sembrano essere poco attente ed i giornali fanno letteralmente cadere le braccia quando leggiamo certi titoli che potevano andare bene 15 anni fa, ma non oggi dopo tutto quello che è stato fatto.

Non servono elettrostoriditori, servono controlli, apertura alla pesca sportiva a presidio delle sponde, regole che impediscano che dietro al deflusso minimo vitale che distrugge immensi stock ittici ci siano imbrogli e fiumi in secca.

Serve rivalorizzare i nostri fiumi e laghi perché 4 pescatori con le reti quasi sicuramente non in possesso del requisito ma di una licenza che gli è stata rilasciata da connviventi, possano prendere il sopravvento su migliaia di appassionati.

Le acque sono un patrimonio di TUTTI noi, nessuno ne può reclamare una esclusiva. Ai pescatori con le reti va ricordato un semplice e banale concetto: Simao noi cittadini che concediamo loro di sfruttare un bene pubblico (CONCEDIAMO) per loro personali fini di lucro. Siamo noi cittadini che dobbiamo poter revocare questo privilegio nel momento in cui appare chiaro che la pesca professionale impatta sull’economia locale e limita l’espansione e la crescita. 

Servono piazzole per la pesca sportiva, aree per disabili, regole chiare non reti schifose oppure operazioni di pulizia di cui non si capisce il senso se non quello di buttare soldi ed energie che potrebbe essere destinate ad altre operazioni più intelligenti.


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