I Pirati del PO

Sempre sul bracco ricercato internazionale

Di Marco Falciano pubblicato il 21/01/17

E' il caso di dirlo, uno su mille se ne va!


Finalmente una buona notizia, un cittadino rumeno di 45 anni - B. B., con precedenti penali, si aggirava tranquillo tra le strade del mezzano, sopra il suo nuovo fuoristrada 4x4, probabilmente alla ricerca di una buona zona dove calare le reti la notte stessa. Purtroppo per lui, le continue vessazioni, gli atti audaci ed estremi compiuti dai bracconieri fin'ora con la presunzione di rimanere impuniti, hanno nel tempo intensificato i controlli nel Mezzano, e sensibilizzato sempre più persone sull'argomento.


Ed ecco che durante un controllo, dovuto forse agli ultimi fatti, che hanno visto ben due episodi di violenza e un'intimidazione ai danni di un pescatore sportivo sempre nel Mezzano, tra Ostellato e Portomaggiore, è stato identificato questo delinquente, sul quale pende un mandato d'arresto europeo, per aver commesso reato di bracconaggio in Romania.


Non posso che complimentarmi con le forze dell'ordine, ed apprezzare il loro operato. Grazie a loro ci siamo liberati di questo cancro delle nostre acque, che presto sarà rispedito in Romania, dove sconterà una giusta pena detentiva per reato di associazione a delinquere. Proprio così, in Romania il bracconaggio è un reato ambientale molto grave, specie se eseguito in cooperazione in 3 o più persone e se, oltre alla pesca, è ricollegato anche il trasporto, la vendita, o fasi di lavorazione dello stesso, si parla di associazione per delinquere. Con tutte le conseguenze del caso.


In Italia in ambito di normativa ambientale siamo arretrati, e siamo indietro in ambito di applicazione delle normative esistenti. La nuova Legge nazionale che ha introdotto il reato di bracconaggio ittico in acque interne è stata applicata una sola volta, dalla sua entrata in vigore. Ed è necessario ricordare che tale normativa, purtroppo, non prevede una pena detentiva, essendo convertibile in misura alternativa alla detenzione.


Forse possiamo ancora lavorare sul reato di bracconaggio. Forse sono già presenti normative che potremo sfruttare per aumentare il grado d'imputazione e di conseguenza le pene previste per questa fattispecie delittuosa, che non è più mera pesca illegale, ma si tratta bensì di un'organizzazione dedita al traffico del pescato (morto o vivo), strutturata come un associazione per delinquere, che ha già causato un evidente danno ambientale. Ma è doveroso riscontrare come in Italia la situazione generale stia degenerando. Uno stato in cui i delinquenti non scontano le condanne, perchè i carceri sono sovraffollati. Dove chi commette reati abitualmente si sente libero di circolare di giorno negli stessi luoghi che la notte depreda, magari intimorendo i pescatori malcapitati. In questo stato dove un delitto ambientale accertato come il bracconaggio, attuato nel Parco del delta del Po - Patrimonio dell'Umanità e Riserva della Biosfera, impiega anni prima di emergere all'attenzione di tutti, e nonostante ciò, pare ancora dilagare senza un efficiente contrasto perchè le forze dell’ordine impiegate in campo ambientale sono state falcidiate da un’amministrazione poco responsabile e poco sensibile ai bisogni dell’ambiente e del territorio. Ci troviamo a vivere in un paese privo di tutele, senza certezza della pena non c’è confine tra chi segue le regole e chi le viola. In un paese del genere, come mi disse qualcuno, può vivere bene solo chi nel suo paese sarebbe chiuso in galera. Ma questa volta, per fortuna, ce l’hanno rimandato. E speriamo non faccia ritorno.




FONTE ESTENSE.COM
http://www.estense.com/?p=593145


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