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Nè corde né proiettili ma, giustizia

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 02/02/17

In questi giorni ogni post sul bracconaggio pubblicato su www.carponline.i  poi rimbalzato sui social, sta ottenendo dei riscontri eccezionali , segno che l’argomento è molto sentito e partecipato.

Ma ciò che riscontro è anche una forte voglia di giustizialismo che esplode in gran parte dei commenti spesso violenti e certamente non giustificabili....sebbene comprensibili.

Non è questa la strada giusta , lo dico non per bacchettare (non ne avrei titolo) chi esprime la propria esasperazione ma perché ogni atteggiamento di questo genere viene immediatamente strumentalizzato da una contro parte viscida, lamentosa, ignobile, smidollata e propensa al piagnisteo.

Devono essere le Forze dell’ordine  a fare piazza pulita con dei mandati che siano chiari e una “mission” rigorosa.

Personalmente, lo dico subito, non credo avverrà mai, visto che la politica continua a giocherellare e perdere il tempo dietro a logiche che con il benessere pubblico non hanno nulla a che vedere.

Se siamo arrivati a questo punto lo dobbiamo ad una serie di fattori che sono andati a allinearsi in un progetto che ha capo e coda in modo che ogni giorno di più si delinea come studiato nei dettagli.

Il bracconaggio è stato chiamato a gran voce, voluto e strutturato. Forse ora se ne è perso il controllo ma le radici sono in alcuni post pubblicati (e quindi pubblici) che abbiamo letto negli anni sui social. Vi sottolineo un paio di chicche come ad esempio  quello del 19/06/2012 in cui si inneggia alla Regione Lombardia e all’ANAPI …

” le specie infestanti non possono avere contrasto migliore della pesca professionale….” oppure il commento ad una articolo de “La Repubblica”  del settembre 2012 in cui il siluro …”..da costo diventa ricavo e la ..omissis. lo esporta all’est e libera laghi e fiumi…”

Ma la chiave di lettura è certamente un lungo post del 07/11/2011 in cui testuale 

“…per cui abbiamo aziende che a 060 euro al kg questa “roba” la comprano per fare mangimi ed anzi, per avviare una filiera ne richiedono quantità più importanti. Abbiamo già canali per la vendita per l’alimentazione umana a prezzi che da soli sosterrebbero non solo i contenimenti ma anche altri interventi ambientali, dove i parametri di qualità delle carni lo consentono, abbiamo la possibilità di esportarli vivi a paesi che li richiedono….Altrimenti possono essere combustibile per le centrali a biomassa….”

I nostri pesci, quelli su cui è nato il carpfishing, quel carpfishing, che ha tenuto in piedi la baracca di tante aziende ma, anche su cui poggia gran parte dello spinning, quasi tutta la pesca al colpo ovvero il 90% dell’intero settore della pesca sportiva nazionale sono, secondo questo illustre personaggio,  destinati alle centrali per fare biomassa…….

Una pura follia postata sui social da una persona assolutamente non malata di mente anzi, lucida tanto da incantare molti e convincerne diversi che, questa direzione sarebbe stata quella vincente ed invece? 

Ed invece c’è stato l’abisso senza fine in cui siamo sprofondati, denunciato dal Basco e dal Movimento GSI già da tanti anni , messo su tutte le risorse mediatiche di cui disponevamo e sinceramente ignorato dalla maggioranza. 

A chi scrive, fu dato del cavaliere Jedi e la cosa mi fece pure piacere se non altro perché nell’immaginario rappresenta la pulizia morale ed etica ma, detto da questa gente suonava (e lo era) come una forte presa per il culo.

..Tu strilla e filma i tuoi editoriali da una stanza che sembra un carcere (non ricordo cosa mi scrisse) e noi intanto conteniamo, eradichiamo, polverizziamo e aggiungerei pellettizziamo….magari monetizziamo pure ma questa è una mia illazione non provata.

Come possiamo chiedere una rivalsa a questi comportamenti ignobili, come possono essere protette le nostre acque se ancora oggi, magari dietro le quinte, certe mentalità folli continuano a manovrare? 

Forse nell’unico modo possibile, fare corpo unico anche se è un progetto che chiediamo da anni e che si dimostra irrealizzabile. 

Solo in questa direzione dovrebbe orientarsi tutta la comunità della pesca sportiva nazionale, sbeffeggiata da individui che hanno cagionato , volenti o nolenti, un disastro ambientale senza precedenti per le nostre acque.


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