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Nasce la FIOPS, Intervista a Gabriele Tubertini

Di Redazione pubblicato il 18/12/16

A distanza di poco più di un mese dall’annuncio di Andrea Collini, vogliamo approfondire meglio il discorso FIOPS direttamente con Gabriele Tubertini

 

Qualche dettaglio in più, magari qualche certezza. Intanto di chi stiamo parlando? Questa Associazione la possiamo definire già con un nome?

“Non é ancora ufficiale al 100% ma con una certa sicurezza posso anticiparti che si chiamerà FIOPS, acronimo di Federazione Italiana Operatori Pesca Sportiva.”

 

 Bene, almeno smetterò di chiamarla “associazione”! Nel segmento operatori e grossisti del settore, quali sono oggi le Aziende coinvolte nel progetto FIOPS?

“Le Aziende promotrici sono tre: Tubertini, Colmic e Trabucco. Quattro importanti realtà che hanno dato vita al progetto condividendone lo spirito, gli obiettivi e le strategie. Naturalmente la porta è aperta anche agli altri, con l’unica condizione che abbiano le medesime visioni e finalità, altrimenti nulla. Come si dice: astenersi perditempo o, più semplicemente, gli ‘spaccamaroni’ non li vogliamo!”

 

La prima domanda che mi viene in mente é: con la FIOPS l’esperienza FIPO é finita o la FIOPS è alternativa alla FIPO (Federazione Italiana Produttori ed Operatori pesca sportiva)?

“Innanzitutto ti premetto che la nascente FIOPS raggrupperà negozianti ed operatori del settore Pesca Sportiva e tra i suoi mandati principali ci sarà quello di operare in collaborazione con le Associazioni dei pescatori, in primis la FIPSAS, come soggetto istituzionalmente e numericamente più rappresentativo dei praticanti la Pesca Sportiva. Quando parlo di collaborazione intendo, si badi bene, che FIOPS non avrà al suo interno rappresentanti della Federazione o altre Associazioni ma collaborerà, ci tengo a sottolinearlo, con esse, mantenendo però con tutti i soggetti piena autonomia decisionale ed operativa. Insomma, massima sinergia ma ognuno entro i propri ambiti e con le proprie competenze. Per me Pesca Sportiva e Ricreativa sono la stessa cosa, facce diverse della stessa medaglia.

Per quanto riguarda FIPO, da parte di qualche operatore del settore mi é stata mossa l’accusa di non averli informati dell’iniziativa ma voglio ribadire da questa tribuna che non è stato proprio così. Il tentativo di coinvolgere la FIPO è stato fatto tramite contatti con la Dirigenza di quella Federazione, i quali hanno dapprima preso tempo per poi rispondere per iscritto che il progetto non interessava.”

 

Vista da fuori sembra una posizione contraddittoria quella di FIPO. Forse la FIOPS é stata interpretata come un clone di FIPO o una iniziativa in contrapposizione ad essa…

“Non posso sapere quali valutazioni sono state fatte in merito, posso dirti che FIOPS non é una associazione ideata per difendere interessi economico/commerciali di una categoria ma soprattutto il tentativo di creare una forza di pressione per esprimere e diffondere la volontà, le esigenze e, perché no?, lo scontento dei pescatori sportivi.”

 

Ottime intenzioni, Lele, ma mi viene spontaneo chiedermi dove stia l’interesse di negozianti, produttori e rivenditori del settore in tutto questo, visto che alla base dei soggetti legati al commercio c’é, come naturale, una logica di profitto?

“E’ semplicissimo! Noi partiamo dal presupposto che solo risolvendo i problemi della Pesca Sportiva i mercati potranno trarne giovamento. Alleandoci con le realtà che gravitano attorno al mondo della  Pesca Sportiva come forze lavoro, turismo, nautica ecc. si può creare un grosso movimento di tipo economico e sociale che le Istituzioni e la Politica debbono conoscere, comprendere, apprezzare e valorizzare. I pescatori in Italia sono un numero enorme, molti di più dei loro detrattori, ed é ora che inizino ad alzare la voce e a farsi sentire, almeno alla stregua di associazioni o fondazioni che rappresentano numeri ed interessi molto minori dei nostri ma che godono di visibilità e considerazione molto maggiori di quelle riservate a noi.

 In quest’ottica e con queste finalità io dico ai miei colleghi del settore che la porta è aperta a tutti e, mai come in questo caso, più si é e meglio é!”

 

Immagino che fondare e portare avanti una iniziativa come questa, con queste finalità e con le modalità operative che si propone, abbia anche un certo costo?

“Certamente. Anche questo é un aspetto che chi intende entrare nella FIOPS deve considerare preventivamente, ossia che è si importante condividere gli obiettivi della Associazione ma che questa ha dei costi che devono essere sostenuti. A scanso di equivoci e/o strumentalizzazioni, voglio confermare che la Tubertini é stata una dei Soci promotori e che,  come tale, si é anche esposta finanziariamente. Con altrettanta chiarezza voglio dire che non voglio alcun incarico ufficiale in questa Federazione, che sarà gestita da professionisti esterni, qualificati per questi compiti; i bilanci saranno pubblici, trasparenti e periodicamente presentati ai Soci.”

 

Da quanto tempo, Lele, stavate considerando questa eventualità di creare un nuovo soggetto come la FIOPS?

“Ormai tu mi conosci e sai che io non amo perdere tempo quando credo in una cosa. In occasione del Mondiale per Club, ad Ostellato, ho avuto modo di confrontarmi con il Presidente Matteoli, che mi confermava come, in ambito ministeriale, quando vengono ascoltati i rappresentanti delle varie realtà per discutere di problematiche relative alla Pesca Sportiva ed all’Ambiente, capiti spesso che la FIPSAS e la FIPO presentino progetti e tematiche diverse se non contrastanti. E questo non va bene, naturalmente.

Io sono dell’opinione che si debba lavorare assieme, creare una vera e propria lobby dei soggetti che operano nel settore per operare nell’interesse della Pesca Sportiva e dei pescatori e non in nome di interessi specifici di qualcuno. Se si opera per promuovere e tutelate la Pesca Sportiva ed i pescatori, gli interessi di categoria vengono di conseguenza. Con questo obiettivo di fondo, nei mesi scorsi, é stato promosso un incontro dalla Colmic proprio qui a Bologna, alla quale era presente la Tubertini con mio figlio Glauco, la Federazione e la FIPO, nella quale sono state esposte le linee di fondo del progetto; le nostre idee sono state accolte con poco entusiasmo da FIPO, si é tergiversato mentre noi eravamo dell’idea che occorresse muoversi ed agire velocemente, anche per sfruttare la forma di finanziamento dell’associazione che avevamo individuato e quindi ci siamo mossi velocemente e senza aspettare troppo tempo risposte che probabilmente non sarebbero arrivate. Come é stato.”

 

Una delle problematiche che hanno travagliato il mondo della Pesca Sportiva negli ultimi anni é certamente quello del permesso di pesca in mare, questione che ha spaccato spesso il fronte di pescatori ed aziende, diviso tra favorevoli e contrari. La posizione di Tubertini, o se vuoi della FIOPS, in merito?

 “Non si tratta semplicemente di essere favorevoli o contrari a questa questione ma occorre entrarvi nel merito. Se intendiamo la licenza di pesca in mare come un ennesimo balzello da chiedere al contribuente sono certamente contrario; al contrario se si riesce, tramite i giusti passaggi politici, a definire come e per quali finalità questi soldi vengono chiesti, ossia per ripopolamenti, vigilanza, incremento delle strutture ecc, a fronte di un contributo quantitativamente contenuto non credo che via sia alcun pescatore che non lo paghi volentieri! Naturalmente deve esserci chi fa i necessari controlli su come e dove effettivamente questi soldi vengano spesi, ma con accordi chiari, precisi e sottoscritti, sono certamente favorevole alla licenza di pesca anche in mare. Non sottovalutiamo poi l’importanza ‘politica’ che una iniziativa di questo genere avrebbe, perché finalmente ci darebbe la possibilità di contarci con sicurezza, di valutare con buona approssimazione l’entità dei pescatori sportivi in mare. I dati raccolti dai tempi dell’iniziativa dell’allora ministro Galan sui permessi gratuiti per la pesca in mare, permessi che i pescatori hanno in parte continuato a fare tramite la FIPSAS, siamo a circa 1.140.000 praticanti; questo é un dato ufficiale FIPSAS.  Dobbiamo poi considerare che tanti non lo hanno più fatto. Se a questi aggiungiamo le licenze in acqua dolce  e valutando il giro d’affari e l’interesse che gravita attorno alla pesca sportiva in genere, secondo me siamo almeno 2.000.000 di pescatori sportivi in Italia. Un numero enorme se raffrontato ad altre realtà sportive ed anche un bacino di consenso politico rilevante, probabilmente superiore a quello di certi partiti politici. Proprio in virtù di questi numeri e della rilevanza anche politica che il mondo della Pesca Sportiva può, e io dico DEVE, avere si muoverà la FIOPS, mantenendo comunque la fondamentale neutralità di schieramento che una Associazione come questa deve avere.

Però la voce di due milioni di sportivi deve essere maggiormente ascoltata, in tutte le sedi opportune.”

 

Hai accennato ai negozianti come parte attiva di questa nuova Associazione. Vuoi spiegarmi meglio cosa intendi?

“Noi pensiamo che i negozianti siano la vera realtà economica del nostro settore e quindi abbiamo deciso di coinvolgerli direttamente nel progetto. Gli altri operatori, i grossisti, i produttori, nella FIPO di oggi non ci sono tutti; ci sono peraltro Aziende straniere che hanno interessi differenti rispetto a quelle italiane, avendo esse un orizzonte europeo se non mondiale. Non sono rappresentate invece quelle realtà che noi consideriamo fondamentali per lo sviluppo economico del settore, ossia i negozi. Abbiamo fatto un sondaggio informale in merito e stiamo raccogliendo manifestazioni di interesse molto positive.”

 

Nella vostra visione, i negozianti dovrebbero essere più o meno obbligati ad associarsi alla FIOPS?

“Obbligati é un termine non corretto, che non mi piace. E’ vero che come Aziende partecipanti noi offriremo delle agevolazioni tali ai punti vendita interessati che li convincerà sicuramente ad associarsi. Come ti dicevo, le prime risposte all’idea sono entusiaste, soprattutto da parte dei punti vendita più importanti e dei negozianti più lungimiranti. Questa é la prima volta che una associazione si propone di rappresentare la realtà dei negozi, una realtà dell’economia reale, quella realtà che effettivamente é quella che vende la merce, a differenza di noi operatori, rivenditori o produttori che non trattiamo direttamene con il pubblico. E’ il negoziante. l’ultimo anello della catena, quello più importante, che deve essere rappresentato e tutelato.”

 

Parlare di negozi e punti vendita, oggi, nel nostro settore, può sembrare un po’anacronistico, con l’incremento delle vendite on line registrato negli ultimi anni. Qual’é il tuo punto di vista in merito?

“La vendita on line in questi ultimi anni ha registrato un buon successo, é vero, ma non determinante da stravolgere gli assetti di questo mercato. La rete di vendita ne ha risentito sicuramente, registrando la chiusura di tanti piccoli negozi e inducendo una trasformazione della realtà sul territorio, ma questo non solo a causa della vendita on line, si badi bene. Io credo che per larga parte il nostro cliente finale ha necessità del contatto con il negoziante con cui confrontarsi, ha necessità di vedere e toccare con mano l’articolo che vuole comprare, ha il bisogno dell’incontro con gli altri pescatori e tutto questo avviene nel negozio. Inoltre, buona parte della vendita on line, se si esclude qualche sito estero, avviene su siti di negozi. Il negozio, ripeto, é il fulcro di questo mercato, probabilmente di più che in altri settori commerciali e quindi va rappresentato e salvaguardato, come si propone FIOPS.”

 

Ti faccio una domanda che ho già proposto al Presidente del Settore Acque Interne, Natucci, in relazione a questa costruenda sinergia che FIOPS si propone di instaurare in modo strutturato e continuativo con le Associazioni dei pescatori, in primis la FIPSAS: non vedi possibilità di interferenze, di sovrapposizioni tra queste realtà?

“Assolutamente no. La FIPSAS ha bisogno di promuovere la Pesca Sportiva e di aumentare il numero dei propri aderenti per aumentare sempre di più la sua rappresentatività in questo mondo; per FIOPS la promozione e la tutela della Pesca Sportiva é altrettanto importante per i propri fini commerciali. Sono due realtà che devono viaggiare assieme, con dei punti di contatto ma senza sovrapposizioni, non convengono a nessuno. E’ evidente che, mantenendo la propria autonomia, FIOPS valuterà di volta in volta le iniziative intraprese dalla Federazione e vi aderirà o meno a seconda delle proprie valutazioni in merito. E’altrettanto vero che FIOPS non può ignorare un soggetto come la FIPSAS che rappresenta 200.000 pescatori sportivi. Ci sono certamente anche le altre Associazioni, dialogheremo con tutti, ma la FIPSAS, in questo ambito, é sicuramente l’interlocutore, anzi il compagno di viaggio, principale.”

 

La FIOPS ha già una sua struttura operativa, un organigramma effettivo ed operativo?

“Certamente. Siamo partiti dal presupposto che per portare avanti una organizzazione come questa occorrono dei professionisti, persone competenti, pagate per fare il lavoro che FIOPS si propone. Abbiamo sin da subito detto stop al volontariato di soggetti in altro modo operanti nel settore, perché questa formula di coinvolgimento in passato non ha prodotto quello che ci si aspettava in termini di impegno e di risultati. Il Presidente della FIOPS é stato identificato nella persona dell’Avvocato Francesco Ruscelli, molto competente nell’ambito politico che riguarda il nostro settore e non nuovo a questo genere di esperienze; é operativa una Segreteria per le necessarie operazioni di coordinamento ed é in via di costituzione un Comitato Scientifico che ci fornirà dei dati reali e significativi da portare sui tavoli di contrattazione a cui l’Associazione sarà chiamata a partecipare.”

 

I prossimi passi della FIOPS?

“Innanzitutto la creazione di una Commissione che possa dialogare con le Istituzioni nelle sedi competenti della politica nazionale e locale per affrontare una serie di problematiche già identificate. Vogliamo arrivare a proporre il modello americano che prevede la costituzione di gruppi di lavoro composti da esponenti di governo dello Stato, deputati a legiferare, coadiuvati da rappresentanti del mondo dei pescatori professionali e sportivi, con una influenza maggiore di quest’ultimi, essendo la stragrande maggioranza. In quelle realtà, ad esempio, si è arrivati ad istituire zone aperte alla pesca professionale e zone chiuse, fruibili solo dai pescatori sportivi, che non arrecano danno alla fauna ittica perché rispettano limiti e divieti di tutela. Tra le varie problematiche italiane vi é anche quello della moralizzazione dell’ambiente, dove sotto la medesima etichetta di ‘pescatore sportivo’ coesistono il pensionato o il ragazzino che pesca qualche ora per passatempo o per mangiarsi una frittura  e i proprietari di barche da 7/800.000 euro che arrivano nei porti a vendere il pescato, magari in nero… E ce ne sono più di quanto pensi!

Ma il progetto futuro di FIOPS é molto più ambizioso. Oltre al coinvolgimento delle Associazioni dei pescatori, e con la FIPSAS sono già stati definiti i particolari, si stanno valutando forme associative da proporre a tutti i pescatori non collegati alle Associazioni, ossia la gran parte dei clienti dei negozi; oltre a questo sono già stati imbastiti contatti con diversi pescatori professionali tradizionali, che adottano sistemi di pesca compatibili con l’ambiente e che, a causa di metodologie di pesca devastanti, stanno subendo cali di pescosità importanti per la loro attività.”

 

Al mondo della pesca di professione da alcuni anni vengono imputate buona parte delle colpe del depauperamento delle nostre risorse ittiche. Come si porrà FIOPS su questi problemi?

“La situazione, da questo punto di vista, é molto complessa. Noi abbiamo problemi sia in acque interne, a causa di forme di bracconaggio diffuse, che in mare, dove tipologie di pesca massiva oltre a forme di bracconaggio, stanno letteralmente depredando vaste zone di mare. Noi non abbiamo nulla contro i professionisti corretti, che lavorano in rispetto alle regole, non vogliamo portare via il lavoro a nessuno ed anche i professionali onesti e corretti debbono poter lavorare; noi ci prefiggiamo di far istituire delle oasi o delle zone protette ben delimitate dove il pesce possa rifugiarsi durante il periodo riproduttivo. Questo, crediamo, sia un possibile obiettivo comune tra la FIOPS e le Associazioni di professionisti. Dobbiamo cercare delle sinergie con i Ministeri, dell’Ambiente e delle Politiche Agricole in primis, per intervenire in mare con l’istituzione di vere e proprie zone protette, perché oggi le nostre acque salate sono un vero e proprio far west ma senza sceriffi! Nelle acque dolci il discorso é più legato alle politiche locali e deve essere affrontato con interventi mirati alle varie realtà del territorio. In questo ambito si inserisce anche il discorso legato ai campi di gara, la cui istituzione e valorizzazione deve passare attraverso i soggetti politici. Abbiamo intenzione di costituire un Comitato Scientifico della FIOPS che dovrà operare con studi mirati per capire, ad esempio, perché in un canale come Spinadesco, bellissimo campo gara, i pesci non rimangano; con dati e possibili soluzioni alla mano la FIOPS potrà individuare strategie e fare proposte mirate ai vari soggetti politici del territorio. Insomma FIOPS dovrà essere una organizzazione che dovrà operare sulla pesca a 360°.”

 

Parlando di pesca professionale, sai darmi qualche dato numerico su questo movimento in Italia?

“Dividerei i professionali in due categorie: quelli che adottano sistemi tradizionali e relativamente impattanti sull’ambiente e quelli senza scrupoli, veri e propri armatori che attrezzano barche enormi che badano solo a fare mattanze, magari impiegando le cianciole quando le varie specie si imbrancano per riprodursi o gli strascichi in maniera indiscriminata e devastano i fondali irrimediabilmente per lungo tempo. Sono reduce dal Mondiale per Club, disputato a S. Sebastian in Spagna; ogni giorno vedevamo rientrare in porto una quarantina di pescherecci di alto mare, barche con almeno 10/15 persone di equipaggio, che rifornivano magazzini enormi di stoccaggio di pesci. Ho visto scaricare ogni mattina migliaia di cassette di sardine di cui poi il 15/20% andava distrutto perchè schiacciato e maciullato durante le fasi di pesca e lavorazione. E questa é la realtà di un porto, pensiamo quanti ce ne sono sparsi in tutto il Mediterraneo e non solo. Con questo ritmo di prelievi è evidente che il mare non può autorigenerarsi, se non intervengono legislazioni di tutela e salvaguardia dei patrimoni ittici, che pensino soprattutto in un’ottica futura. Per la realtà più vicino a noi, in Adriatico ad esempio, sarebbe molto più semplice operare, innanzitutto facendo rispettare le norme che già ci sono sugli strascichi, sulle distanze da riva ecc. Creare zone di protezione e riproduzione in un mare dai fondali bassi come l’Adriatico sarebbe relativamente semplice, affondando ad esempio manufatti in cemento idonei o, ancora meglio, creando scogliere artificiali sommerse con rottami ferrosi derivati, ad esempio, dallo smaltimento di carcasse di automobili demolite, naturalmente depurate dalle sostanze tossiche. Questi cubi di rottamazione sarebbero ben presto colonizzati dalle varie specie e in pochi anni potremmo avere vere e proprie zone di stazionamento e riproduzione per tante specie. Il tutto in zone ben definite e tutelate.”

 


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