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Moria del Maccarese

Di Redazione pubblicato il 18/02/16

Decine di carpe morte nell’Oasi di Macchiagrande del WWF. La scoperta è stata fatta ieri l’altro dal responsabile dell’area protetta Riccardo Di Giuseppe sul ponticello del Canale delle Acque Alte ha visto i pesci galleggiare. Tutte carpe di grosse dimensioni, 4-5 chili l’una, tipiche di questa zona di Maccarese, ma anche esemplari molto resistenti che vivono nel fango. <>.
Nel passato, sempre su quel canale, si sono verificate altre morie di pesci ma sempre nel periodo estivo quando le temperature aumentano e si riduce l’ossigeno disciolto nelle acque. Ma d’inverno si tratta di una anomalia, così come lo è in questi giorni la chiusura della foce dello stagno di Focene, in secca a causa delle mareggiate. Anche le temperature invernali sono state particolarmente miti ma non tali da giustificare la morte delle carpe. <

Sarà difficile risolvere il mistero, un caso che con l’avvicinarsi della stagione estiva non fa ben sperare visto che quel canale alla fine sbuca in mare proprio al confine tra la spiaggia di Fregene e Focene. E pensare che l’amministrazione comunale, tra i pochi municipi del Lazio, aveva un sistema di monitoraggio di eccellenza delle acque interne che permetteva di controllare nei canali in tempo reale ogni presenza di sostanze anomale. Un piccolo gioiello tecnologico formato da due sonde collocate in punti strategici, una proprio lungo il Canale delle Acque Alte nell’Oasi del WWF, l’altra sulla Foce dell’Arrone vicino al depuratore. Entrambe le stazioni, installate nell’estate del 2011, sono state rimosse nel dicembre del 2014 dall’amministrazione comunale per <

«Fino a qualche mese fa eravamo garantiti dai controlli in tempo reale della qualità delle acque – commenta Di Giuseppe – la rimozione delle sonde doveva essere temporanea, un controllo di routine, invece sono passati più di 14 mesi. Con quelle in funzione avremmo saputo subito la causa della moria dei pesci, così siamo nel campo delle ipotesi. Bisogna ripristinarle rapidamente, siamo tornati indietro di 20 anni, oggi chiunque di nascosto può buttare nei canali qualunque sostanza con la certezza di farla franca. E poi quelle tre sonde, dopo lo sversamento di tonnellate di cherosene dall’oleodotto dell’Eni, sarebbero state oggi illuminanti per verificare la situazione delle acque interne


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