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Moria nell'Arnaccio

Di Redazione pubblicato il 21/09/17

LIVORNO. Carpe, muggini, anguille: sono centinaia quelli che galleggiano senza vita sull’acqua o finiscono sulla riva. E sarebbero morti anche degli aironi, come raccontano i residenti della zona che negli ultimi giorni si sono ritrovati davanti a scene raccapriccianti. «Qualcosa di mai visto», spiegano. È quanto sta accadendo sul Fossa Chiara, il corso d’acqua collegato all’Arnaccio che rientra nel territorio di Pisa ma è alle porte di Stagno e sfocia nello Scolmatore. Una morìa, un vero e proprio disastro ambientale. E nell’aria un cattivo odore che rende difficile, per gli abitanti dell’area intorno a quel fiumiciattolo, tenere aperte le finestre.

È questa l’altra faccia dell’alluvione che ha colpito e devastato la nostra città otto giorni fa, toccando sensibilmente anche la frazione di Stagno. La causa potrebbe essere da ricercare nel disastroso nubifragio che ha coinvolto anche l’area a nord della città, dove si trova la raffineria Eni che è stata chiusa in conseguenza dell’allagamento. C’è stato, sempre a Stagno, anche uno sversamento di idrocarburi pesanti nel torrente Ugione e probabilmente in altri corsi d’acqua della zona, con macchie nero petrolio fotografate da tantissimi cittadini che hanno poi segnalato il caso: sembra non esserci, comunque, un legame tra questa fuoriuscita e la morte dei pesci nell’Arnaccio.

Dall’Arpat, che sarebbe stata avvisata di tutto dai residenti della zona, non arrivano conferme ufficiali, ma sempre gli abitanti dicono di aver parlato con gli esperti dell’ente regionale e di aver saputo che sarebbe stato registrato «un livello troppo basso di ossigeno nell’acqua». Nessuna comunicazione neanche dall’Usl Toscana nord ovest, mentre i tecnici del Comune di Collesalvetti non sono stati informati di quanto accaduto anche perché siamo nel territorio di Pisa.

«Dopo l’alluvione e il conseguente caos tra le case e le strade - spiegano alcune persone che abitano nelle vicinanze del Fossa Chiara - abbiamo ripulito l’area e lungo gli argini abbiamo trovato i primi pesci morti, forse contaminati. E intorno c’erano anche le carcasse di alcuni aironi. Poi c’era un odore insopportabile...». Un puzzo di nafta collegato al ristagno delle acque all’interno della raffineria Eni, come aveva evidenziato subito l’Arpat dopo i primi sopralluoghi e le prime analisi. E ora ecco questo disastro ambientale,

con centinaia di carpe e anguille trovate morte nel corso degli ultimi giorni. L’Arpat è già intervenuta sul posto per capire le cause di questa morìa di pesci, forse un’altra conseguenza dell’alluvione che ha già provocato vittime e devastazione

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