Tecnica

Mimetismo e pressione di pesca

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 17/09/13

 

Molte cave e diversi laghi cominciano a risentire della pressione di pesca e le tecniche si devono necessariamente affinare per poter arrivare a qualche buona cattura. Mi sembra ieri quando scrivevo che in Italia la pressione di pesca era nulla per cui era sufficiente una buona presentazione per catturare. Ora alcuni laghi cominciano a conoscere le boilies e gli hair rig da diversi anni e moltissime carpe hanno subito diversi combattimenti, stress e rilasci al punto da aver cambiato radicalmente le abitudini alimentari ed il modo con cui si avvicinano all’esca. Facciamo l’esempio del lago del Salto e della metamorfosi avuta in questi 15 anni.

Agli inizi degli anni 90 quando di carpisti c’è n’erano veramente pochi era possibile pescare in pieno giorno ed avere delle catture rilevanti come testimoniano chiaramente le storie e le belle foto di Sandro Di Cesare, Pino Maffei o MIrko Antonellii che conoscono quelle acque in modo perfetto. Io stesso pescavo in sessioni che andavano dall’alba al tramonto anche per il grande rischio rappresentato dai guardia pesca che pattugliavano il lago e ti piombavano addosso non appena una luce rischiarava una zona del lago. Non era granché divertente pescare di notte avendo paura che lo stesso suono dell’avvisatore potesse attirare l’attenzione di qualcuno e certamente eravamo esageratamente attenti a non fare rumore, emettere luci oppure . lasciare le nostre macchine in vista lungo la strada. Eravamo una sorta di bracconieri di notte (che non facevano nulla di male) che rischiavano anche se le catture più belle arrivavano solo di giorno e non vi era alcun bisogno di sfidare la legge con le nottate. Man mano che il numero di carpisti andava ad aumentare pèerò, le partenze in piena luce del sole cominciarono a rarefarsi finché, dopo qualche anno, catturare una carpa di giorno al salto era diventato difficile. Non impossibile ma, certamente richiedeva situazioni di alimentazione particolare che non sempre si incontravano. In compenso, la notte cominciava a produrre le catture più belle esattamente come stava facendo il vicino Turano che , con qualche mese di anticipo, aveva vissuto la stessa sorte. Carpe smaliziate, incapaci di rimanere nei settori che per poche ore e raramente pescabili per più giorni poiché, una volta effettuate alcune catture anche i migliori spot sembravano diventare improduttivi.

Qualche anno con queste modalità e automatico calo della presenza di pescatori di giorno con attività prevalente in piena notte, per arrivare a vedere nuovamente le carpe scegliere la luce del giorno per alimentarsi e sempre meno, il buio della notte. Quasi che i concetti di protezione, sicurezza con cui si muovono venissero esaltati nella fase in cui tendenzialmente vi erano meno appassionati. Nel giro di qualche anno si è quindi assistito ad un mutamento del comportamento del pesce che ha letteralmente smesso di visitare certe aree. Ma lo stesso si può dire per decine di cave, laghi di pigole dimensioni e qualche canale. La pressione di pesca è sempre stata capace di modificare radicalmente le abitudini dei pesci ed è diventata un nemico con cui combattere anche nelle nostre acque per cui dobbiamo adattarci ed accettare l’idea di applicare alcune precauzioni per mantenere alta la possibilità di ingannare le nostre amiche.

Ora la boilies può essere scambiata per un pericolo, una presentazione imperfetta viene rifiutata (vedere il video Korda per verificare ciò), un tappeto di boilies può allontanare il pesce, una sovra aromatizzazione lo allontana per certo e anche qualche lenza eccessivamente in tensione a mezz’acqua provoca un cambio “umorale “ delle nostre amiche.

Tutto questo per dire che, ogni singolo aspetto della nostra disciplina può essere la ragione di un fallimento sotto forma di rifiuto

In questo primo articolo parleremo della semplice mimetizzazione dei terminali e delle lenze ripercorrendo strade già note ai più ma che servono sicuramente a chi ha meno esperienza.

 Gli sliders

Poco usati dagli appassionati, gli sliders sono invece un utile accessorio che permette di posare le esche oppure, di lanciarle con una buona certezza di avere il finale disteso. Si tratta di piccole ogive dal peso di pochi grammi, solitamente 5-6 che si posizionano sopra il finale in lead core e che nel lancio scorrono all’indietro per una ventina di metri oppure, si bloccano al nodo dello shock leader. La loro dimensione ridotta e la loro forma non rappresentano in genere, un ostacolo al combattimento per cui tranne i casi in cui peschiamo in acque con molti ostacoli (legnaie in primis). Possono essere usato in modo permanente. Si tratta di un piccolo accorgimento che funziona bene e che nel caso in cui si depositi la lenza dalla barca, si allontana dal finale semplicemente immergendolo nella fase di spostamento fino a quando non si posiziona a circa 10 metri dall’amo.  Più facile a farsi che a dirsi.

I back lead

Un accessorio utilissimo per varie ragioni. La prima è di rispetto per tutti coloro che pescano con altre tecniche e che non vogliono intercettare i nostri fili. A causa di questo sono scoppiate liti sfociate in rissa in cui i carpisti, erano dalla parte del torto nella maggioranza dei casi.

Usarli è una forma di cortesia che ci facciamo tutti anche perché un corretto utilizzo non inficia assolutamente la nostra pesca ed anzi, migliora la qualità con cui presentiamo l’esca

I back leads tradizionali fanno affondare la lenza direttamente sotto la cima della canna se vogliamo questo oppure, facendoli scorrere, diversi metri avanti. Sono collegati con un clip e se si pesca in fiume, possono essere messi in serie lungo la lenza per migliorare la tenuta alla corrente. Nelle oramai lontane sessioni sullo Zero e Dese si pescava con oltre 80 grammi di back leads per contrastare le due fasi di marea e l’amico Ermes Perin era un vero maestro nel posizionare in modo perfetto le sue lenze anche quando la superficie del fiume era cosparsa di alghe.

I back leads da acque ferme variano dai 25 ai 50 grammi e ricorrerei a questi pesi estremi solo pescando in laghi con moto ondoso forte per cui, i grandi bacini del Centro Italia oppure i fiumi.

Esiste anche una versione dotata di fune di collegamento affinché sia possibile sganciare subito i piombo durante la ferrata. Sono molto comodi e non si rischia di perderli dopo ogni strike oppure a metà combattimento, come accade con quelli scorrevoli a clip ma, alla fine dei conti,   possono crearci qualche grattacapo. Accade infatti che il moto ondoso può farli rotolare ed in questo modo la funicella di collegamento si va ad aggrovigliare sulla lenza madre. Al momento della ferrata andremmo quindi a ritrovarci con un impedimento discreto che può costare caro. Ogni tanto vanno quindi controllati ed eventualmente rimossi durante la notte se solo abbiamo il dubbio che il vento e le piccole onde possano metterli  fuori posizione.

 Il lead core

Da oltre dieci anni è il principe dei materiali per fare i finali e sebbene siano uscite delle versioni di vario genere, credo che nulla abbia superato l’efficacia di questo dyneema con anima in piombo. Il leda core garantisce una stesura perfetta del finale, protegge nel lancio contro i grovigli e sono davvero lontani anni luce i tempi in cui pescavamo con i tubetti di pvc al posto del lead. Credo che moltissimi carpisti non sappiano nemmeno dell’esistenza di questa vecchia soluzione che, per noi delle prime generazioni, era l’unica alternativa possibile.

Solo per dovere di completezza allego una breve sequenza di preparazione del lead core ben sapendo che tutti sanno esattamente come si deve fare per disporre di un bel terminale in lead da una ottantina di centimetri che risponda ai seguenti requisiti:

-       pulizia dei collegamenti poiché il LC non presenta nodi ma solo incastri

-       velocità nelle sostituzioni poiché si opera “cappio su cappio” e mai attraverso girella su lenza madre /shock leader

Il tungsten putty

Una volta si usava questa pasta in tungesteno per evitare l’effetto “loop” ma oggi la maggioranza dei materiali utilizzato per la preparazione dei finali ha un ottimo affondamento.  L’effetto loop nasce per la presenza di bollicine d’aria imprigionate tra le spire del dyneema. Con i modelli che usiamo adesso questo fenomeno è molto attenuato ma , pur sempre presente. Tra i materiali migliori in tal senso segnalo i misti e i fluorocarbon che sprofondano facilmente e si stradiano sul fondale. Giusto nel caso ci serva una assoluta sicurezza poiché stiamo utilizzando dyneema tradizionali e morbidi, può essere utile ed efficace sporcare la lenza con una passata di pasta di tungsteno. Idem con qualche centimetro di lenza a monte del lead core fanno si che si abbia la certezza che la lenza sia sdraiata. Anche ‘uso dei back leads e degli sliders poiché  questi lavorano a circa 10-20 metri dal piombo, non garantisce al 100% l’efficacia. Qualche particella di tungsteno offre invece il tocco finale che rende la nostra presentazione ancora migliore.

 


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