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Milillo: Spazi vietati alla pesca

Di Gianluca Milillo pubblicato il 24/08/12

 

Per chiunque abbia frequentato negli ultimi anni le sponde del fiume Po nelle province di Rovigo e Ferrara sa che parcheggiare sugli argini o nelle golene è sanzionabile, e che, con puntuale e solerte cadenza, sono proprio i pescatori sportivi i primi (e spesso gli unici) ad esserne colpiti.

Per effetto del combinato disposto delle norme di cui al R.D. 25 luglio 1904, n. 523 e L.R. 31 marzo 1992, n. 14, viene vietato e sanzionato il parcheggio di mezzi automobilistici nelle aree golenali ed arginali del fiume Po.

Tale provvedimento realizzato a tutela del patrimonio faunistico, della flora e dell’integrità delle superfici e strutture golenali/arginali, per quanto necessario e condivisibile, penalizza e limita pesantemente la possibilità di usufruire di detti spazi dai titolari di licenza di pesca sportiva per la pratica delle attività dilettantistiche e ricreative.

Ciò si ripercuote tanto sulla ricettività e valorizzazione socio/turistica/ambientale delle aree, quanto sull’indotto economico indiretto e diretto (produttori e dettaglianti di attrezzature di pesca sportiva, strutture ricettive alberghiere, di ristorazione, accoglienza), colpendo l’unico settore turistico destagionalizzato dell’area rivierasca.

L’applicazione della norma di cui all’oggetto, si concretizza nell’art 96, comma 1, lett. g), che recita:

g) qualunque opera o fatto che possa alterare lo stato, la forma, le dimensioni, la resistenza e la convenienza all'uso, a cui sono destinati gli argini e loro accessori come sopra, e manufatti attinenti.

L’interpretazione normativa offre quindi lo spunto per avvalorare l’ipotesi preventiva che la circolazione/parcheggio di mezzi di trasporto privati, possano generare le alterazioni strutturali e geologiche del soprassuolo dell’area soggetta a vincolo.

Pertanto la norma interpretando come “fatto” (non ovviamente “opera”) che il passaggio di mezzi provochi la potenziale alterazione di cui alla lettera G del comma 1 dell’art 96, vieta la circolazione e sosta degli stessi.

Per tanto non è punita circolazione e sosta di un mezzo in quanto “area non transitabile”, ma in relazione al presunto e potenziale danno che questa può generare.

Ciò trova il senso in un uso (o abuso) della superficie del demanio idrico da parte di un mezzo, mentre nel caso di specie (fruibilità della pesca sportiva) il mezzo diviene uno strumento necessario al mero trasporto delle attrezzature.

Sono, ovviamente, esclusi dal divieto di cui sopra, i mezzi impiegati nelle attività agro-silvopastorali, nelle opere idraulico forestali, nelle operazioni di pronto soccorso, di vigilanza antincendio, di pubblica sicurezza, nonché i veicoli utilizzati per servizio pubblico e per motivati scopi professionali o impiegati dai proprietari, possessori o conduttori per il raggiungimento dei fondi serviti.

Il “motivato scopo professionale”, richiamato ed evidenziato nella Deliberazione Della Giunta Regionale Veneto n. 1665 del 22 giugno 2010 pag. 2, potrebbe essere esteso anche al titolare di licenza di pesca sportiva che “effettivamente” dimostra sia di averne titolo che di utilizzare il mezzo per il solo scopo di trasporto dell’attrezzatura.

Il titolo è sancito e caratterizzato dai termini di legge che autorizzano l’esercizio della pesca sportiva e la dimostrazione De Facto sarebbe la diretta osservazione dell’azione di pesca.

A questo si richiama la stessa DGR Veneto 1665/10 che, sempre riferendosi al principio di transito/sosta, recita:

Sono fatte salve le disposizioni in materia di accesso alle aree in questione per ragioni legate alle attività di caccia e pesca, di cui alla D.G.R. n. 625 del 17 marzo 2009 e successivi provvedimenti attuativi”.

Ma nonostante questo, per il pescatore sportivo (ormai da anni) ancora non è possibile utilizzare l’auto su quei tratti

Più volte ho sottolineato in passato come nel settore della pesca sportiva in mare, per l’attività di cattura e prelievo esercitata nel tempo libero e senza fine di lucro (quindi sportivo/ricreativa), si assiste ad un maggior coinvolgimento delle istituzioni comunitarie e delle regioni italiane, questo elemento invece non trova riscontro ed applicazione nelle acque interne, dove l’assenza di una legge quadro nazionale e la miriade di regolamenti regionali e provinciali, spesso copiati tra loro o risalenti ai dettati del Regio Decreto 1931, di fatto denotano una bassa partecipazione e attenzione degli enti gestionali.

Il livello di attenzione da parte del legislatore verso la pesca sportiva in acque marine è andato modificandosi nel corso del tempo, mentre quello relativo alle acque interne non ha seguito lo stesso passo.

In Italia, la disciplina della pesca sportiva e ricreativa si fonda, ancora oggi, su disposizioni risalenti molto indietro nel tempo, rendendo quanto mai opportuno un intervento legislativo per modernizzare e rendere organica la disciplina della pesca in acqua dolce, in considerazione dell’importanza che tale settore riveste nel mercato produttivo, commerciale e turistico.

Ed ecco che una legge del 1904, nata per evitare la costruzione di strutture abusive, proteggere dai furti di ghiaia e difendere il vincolo idrogeologico, si traduce in una grottesca e malsana interpretazione applicata in modo penalizzante verso una categoria che potenzialmente rappresenta una ricchezza del territorio.

Inoltre le attuali tecniche di pesca, quelle maggiormente praticate dalla componente giovane che usufruisce delle acque interne attraverso la pesca sportiva, si rivolge a realtà nate o sviluppate in Italia maggiormente negli ultimi dieci-venti anni, quali il Carp Fishing: pertanto l’assenza di una normativa adeguata, della profonda conoscenza di tale tecnica e dei suoi contenuti e la gestione creata con leggi nate circa 100 anni fa e in parte ancora presente nei regolamenti di pesca, genera le incongruenze gestionali che penalizzano il settore e l’indotto.

Dopo l’avvicendarsi su questo tema di diversi enti e associazioni nel corso degli ultimi 6 anni, che hanno tentato di modificare e correggere questo disagio funzionale, su richiesta di due associazioni di Carp Fishing affiliate al Settore Pesca Sportiva in ASI è stato redatto (tramite il Getapesca) un progetto di modifica di legge da presentare agli organi gestori: piacevole constatazione è stato l’aggregarsi di diverse attività commerciali del territorio, connesse direttamente e indirettamente alla pesca sportiva, che hanno deciso di partecipare alla presentazione del progetto, a garanzia e testimonianza di come tale divieto penalizza non solo l’aspetto “ludico”, ma anche quello economico e di sviluppo dell’area.

Vi terrò aggiornati.

Gianluca Milillo

 


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Commenti

Guido il 07/09/12
scusami Paolo non mi riferivo a te,ho solo sbaglato a scrivere......l'unica cosa che vorrei capire è come mai questi due fenomeni circensi vogliono creare una discussione inutile.....


Guido il 06/09/12
non avete capito,la prossima volta leggete meglio. Ho detto che nel video di travasoni le canne che si vedono sul pod sono TRE e non quattro per rispondere a marco.....il discorso dell'onnipotenza era riferito a un'altra cosa inerente al discorso. Quindi Federico e Paolo è inutile che fate battutine. Vi chiedo,ma come mai volete per forza creare discussione?


Marco Paolucci il 05/09/12
Ma se uno pesca e un´altro lo filma, ed hanno due licenze, non possono pescare con piú canne? Onnipotente Travasoni? Non mi sembra, ma se lo dice il Guido.


Federico Giustinelli il 05/09/12
se l´ha notato lui!, hai la conferma delle tue dichiarazioni.


Guido il 03/09/12
il video di travasoni che è qui su col che fa vedere il po di volano,nel pod le canne sono 3 e non 4.....guarda bene,comunque ho notato spesso anche io sta cosa.....l'onnipotenza


Marcucci Paolo il 02/09/12
quattro canne? e se sono in due? non possono usare lo stesso pod? il divieto della pesca sotto i ponti risale a quel regio decreto qui sopra riportato, si temeva che la sosta sotto i ponti servisse per minarli e farli saltare.


marco il 01/09/12
vorrei sapere come mai in tanti video venduti si esercita la pesca con 4 canne quando è vietato non mi sembra un buon insegnamento oppure esiste la regola noi possiamo perche dobbiamo fare un video vedi ostellato oppure altra negligenza del sig travasoni che pesca a codigoro sotto il ponte


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