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Milillo-Evoluzione normativa delle esche da carpfishing.

Di Gianluca pubblicato il 07/11/12

Giudicamente prodotti come pellet, sfarinati, boilies ed ogni altro additivo necessario o complementare al loro uso/produzione, è inquadrabile, valutata la filiera produttiva da cui originano e la loro destinazione d’uso (non per consumo umano ma per consumo animale) ai mangimi per animali.
Questa collocazione equipara e quindi assorbe la normativa europea e le ricezioni dei Decreti nazionali, stabilendo tutta una serie di parametri a cui tali prodotti dovrebbero rispondere.
Recentemente in Inghilterra marcature CE e attestati di certificazione di qualità, a testimonianza della tutela sanitaria del prodotto, cominciano a fare la loro comparsa, unendosi alle certificazioni di qualità già presenti sul mercato francese: queste vengono realizzate in conformità alle armonizzazioni delle normative europee sulla produzione/commercializzazione dei mangimi, anche se in ritardo di circa 6 anni rispetto all’entrata in vigore della norma.
In Italia, quale paese membro della Comunità Europea, tali norme già esistono, ma sembrerebbe non applicata su larga scala o non in uso a differenza dei produttori d’oltralpe.
In cosa consiste e da cosa origina tale normativa?
Per tutelare la sicurezza alimentare dal primo gennaio 2006 sono entrati in vigore una serie di norme riguardanti i criteri microbiologici da applicare alle derrate, la regolamentazione dei controlli ufficiali e il regolamento sull’igiene dei mangimi.
Queste norme sono da applicare in ogni passaggio della catena alimentare e tutti gli operatori coinvolti (coltivatori, produttori, commercianti, fornitori) sono direttamente responsabili dell’applicazione degli standard di sicurezza richiesti per qualsiasi alimento o mangime, messo in commercio in Europa.
Il Ministero della Salute è il punto di riferimento per le attività di controllo ufficiale dei prodotti alimentari e coordina i piani nazionali e comunitari di monitoraggio in materia di sicurezza alimentare.
Il controllo ufficiale ha lo scopo di verificare e garantire la conformità dei prodotti alimentari alle disposizioni e prevenire i rischi per la salute pubblica.
Al livello centrale e regionale sono affidate prevalentemente, oltre ai compiti normativi nell'ambito delle diverse competenze, le funzioni di programmazione, indirizzo e coordinamento.
In particolare nell’ambito delle problematiche riguardanti il controllo degli alimenti zootecnici per l’acquacoltura, il Ministero della Salute ha il compito di predisporre sul territorio nazionale i controlli sull’alimentazione animale al fine di garantire la qualità igienico-sanitaria dei prodotti.
Ulteriore argomento di discussione, ereditato ed imitato dalle certificazioni inglesi, è la diatriba e l’interpretazione dell’uso di farine di origine animale nelle esche e pasture (farine di carne, pesce, molluschi, cefalopodi, fegato, etc)
Il quadro normativo per la ricerca delle farine animali ha previsto all’inizio con la Decisione del Consiglio 2000/766/CE, il divieto di somministrazione di proteine animali trasformate per tutti gli animali di allevamento, con deroghe per le farine di pesce ai non ruminanti, latte, prodotti a base di latte, proteine idrolizzate e fosfato dicalcico.
Tale divieto di fatto sussiste anche per l’alimentazione dei pesci (allevamento e pesca).
Successivamente, la Decisione della Commissione 2001/9/CE ha posto restrizioni in merito alle deroghe della precedente decisione (autorizzazioni particolari); le farine di pesce in particolare, sono consentite solo se prodotte in stabilimenti ad esclusiva produzione e in quelli che non producono mangimi per ruminanti quindi non si comprende se ad esempio la filiera imprenditoriale che genera esche possa essere esclusa da tale divieto: a stretta interpretazione si, ma non esistono casi specifici già documentati..


La Decisione della Commissione 2001/165/CE ha vietato la produzione di pet-food contenenti proteine animali, in impianti che producono alimenti per animali di allevamento, salvo che non si producano farina di pesce, fosfato dicalcico o proteine idrolizzate, pertanto un produttore di esche avrebbe bisogno almeno di una Dichiarazione sostitutiva che asserisce che quel prodotto non è destinato all’allevamento di pesci (boilies, pellet, sfarinati).
Il Regolamento CE 1292/2005 (che ha modificato il Regolamento CE 999/2001), ha fissato divieti in materia di alimentazione degli animali ad uso zootecnico: è vietato somministrare a tutti gli animali ad uso zootecnico, eccezion fatta per gli animali carnivori per produzione di pelliccia, proteine animali trasformate, gelatina proveniente da ruminanti, prodotti sanguigni, proteine idrolizzate, fosfato di/tricalcico di origine animale, per i ruminanti tale divieto è esteso a tutte le proteine animali e agli alimenti contenenti tali proteine.
Evidentemente tali divieti vanno applicati anche nell’ambito degli alimenti per pesci, per i quali è vietato l’utilizzo di farine di animali terrestri, mentre è consentito l’uso di farine di pesce.
Per i sopracitati motivi la certificazione del prodotto destinato come “esca” servirebbe e necessiterebbe di dimostrare (oltre al protocollo sanitario) l’uso e destinazione diverso dal mangime d’allevamento.
Per quanto attiene la filiera di profilassi sanitaria si citano i Regolamenti CE N. 178/2002, 852/2004, 853/2004,183/2005: in particolare il Regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale.
Tale documento dichiara ed esplicita gli alimenti di origine animale, di cui all’allegato I del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che possono presentare rischi di natura microbiologica e chimica.
Tali rischi rendono necessaria l'adozione di norme specifiche in materia di igiene che consentano di contribuire alla realizzazione del mercato interno e di garantire un elevato livello di tutela della salute pubblica. Dette norme integrano quelle previste dal regolamento (CE) n. 852/2004 sull'igiene dei prodotti alimentari, che riguarda, in particolare il riconoscimento degli operatori del settore.
Analogamente determinanti alla filiera di produzione di mangimi per pesci/esche sono il regolamento (CE) n. 882/2004 che riorganizza i controlli ufficiali dei prodotti alimentari e dei mangimi al fine di integrare i controlli durante tutte le fasi della produzione e in tutti settori e la direttiva 2002/99/CE che stabilisce le condizioni di commercializzazione dei prodotti di origine animale e le limitazioni applicabili ai prodotti provenienti da regioni o paesi terzi sottoposti a restrizioni di polizia sanitaria.
Le disposizioni dei regolamenti citati si applicano ai prodotti di origine animale, trasformati o meno, ma non riguardano gli alimenti composti da prodotti di origine vegetale e prodotti trasformati di origine animale (salvo espressa indicazione contraria).
Inoltre, tali disposizioni non si applicano al commercio al dettaglio né alla produzione primaria destinata al consumo privato, per i quali sono sufficienti le disposizioni del regolamento precitato sull'igiene dei prodotti alimentari, ma si applicano solo a “chi produce” tali prodotti per la distribuzione, i quali (a stretta norma di legge) dovrebbero ottemperare alla “registrazione d’azienda”: di cosa si tratta?
Gli stabilimenti che manipolano prodotti di origine animale devono essere registrati ed eventualmente riconosciuti dall'autorità competente del relativo Stato membro.
Come già spiegato, l'obbligo di riconoscimento non si applica agli stabilimenti che effettuano unicamente attività di produzione primaria, operazioni di trasporto, il magazzinaggio di prodotti che non richiedono installazioni termicamente controllate né operazioni di vendita al dettaglio non soggette al regolamento, quindi si applicano esclusivamente al “produttore di costruito destinato alla distribuzione”.
Ai sensi del regolamento (CE) n. 882/2004 relativo ai controlli intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali, gli Stati membri tengono elenchi aggiornati degli stabilimenti riconosciuti: questi ultimi ricevono un numero di riconoscimento al quale vengono aggiunti codici indicanti la tipologia dei prodotti di origine animale fabbricati (codici che saranno poi presenti sulle confezioni dei prodotti venduti).
Inoltre se i prodotti sono destinati o provenienti da paesi terzi (extraeuropei), oltre a quanto previsto, il Ministero della Salute dipartimento per la sanità pubblica veterinaria, la nutrizione e la sicurezza degli alimenti - uffici iii e xi bis, ha emanato un documento dedicato denominato “linee direttrici in materia di controlli ufficiali da effettuare sugli alimenti per animali (“mangimi”) provenienti da paesi terzi o destinati a paesi terzi”.
A mio giudizio l’applicazione della normativa di igiene europea sui prodotti che compongono le esche, pellet, boilies e pasture  consentirebbe di operare nel senso della prevenzione e dell’educazione igienico-sanitaria per garantire la sicurezza del produttore, consumatore (acquirente) e ambientale.
Ciò avrebbe senso però, per non impattare sulla filiera commerciale, di lavorare attraverso una collaborazione degli organi di controllo con i produttori di esche per migliorare la qualità e la salubrità delle produzioni ed intervenendo in forma repressiva, solamente laddove esistano effettivamente comportamenti a rischio per la salute pubblica.
Al fine di facilitare la comprensione di questa evoluzione e di regolamentazione, il Getapesca, nell’interesse dello sviluppo del settore Carpfishing, si mette a disposizione gratuitamente per fornire informazioni procedurali e informative alle aziende di settore che volessero approfondire l’argomento.


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Commenti

Gemin Daniel il 07/11/12
Salve, Da qualche anno l'azienda in cui opero produce e certifica i propri prodotti rispettando tutte le normative vigenti. Nel nostro caso siamo iscritti all'associazione nazionale dei produttori zootecnici (ASSALZOO) e proprio da loro è stato riferito che anche il settore pesca deve rispettare il nuovo regolamento CEE 766/2009 che non fa distinzione tra animali da reddito, da compagnia e selvatici. Riporto alcuni punti del regolamento (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32009R0767:IT:pdf): (1) un elevato livello di protezione della salute umana e della salute degli animali costituisce uno degli obiettivi fondamentali della legislazione in materia alimentare... (7) Visto il rischio di contaminazione della catena dei mangimi e degli alimenti, è opportuno che il presente regolamento si applichi ai mangimi per animali destinati e non destinati alla produzione di alimenti, compresi gli animali selvatici. (8) Le responsabilità che incombono agli operatori del settore dei mangimi, stabilite al regolamento (CE) n. 178/2002 e al regolamento (CE) n. 183/2005, dovrebbero applicarsi, mutatis mutandis, ai mangimi per animali non destinati alla produzione di alimenti. (9) Al fine di assicurare la conformità al presente regolamento, gli Stati membri dovrebbero effettuare controlli ufficiali conformemente al regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali [15]. Detti controlli dovrebbero includere sia le indicazioni obbligatorie sia quelle facoltative di etichettatura. Per consentire il controllo dei dati relativi alla composizione del prodotto, occorre stabilire margini di tolleranza accettabili per i valori dichiarati sull’etichetta. La legge fino ad oggi è ancora poco chiara e interpretabile, ma è nostro princincipale obbiettivo averla adottata per non essere giudicabili dalle autorità (nonostante non ci siano controlli sul settore) ma soprattutto per dare la miglior qualità e trasparenza verso il pescatore ai nostri prodotti.


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(La pubblicazione è soggetta ad approvazione da parte della redazione.)