Pronto

Matteo Viola sede Fabriano n.ro 271 (Marche)

Di Agostino Zurma pubblicato il 04/05/19

AZ.Pronto Matteo,come stai ? Pronto per la nostra chiaccherata

 

MV.Ciao Agostino, prontissimo!!!

 

 

AZ.Parlaci comunque un poco di te e della tua sede 

 

MV.Mi chiamo Matteo Viola, ho 25 anni e sono di Belvedere Ostrense in provincia di Ancona. Pesco da quando avevo sei anni, quando con mio padre andavamo al laghetto vicino casa armati di canne e galleggianti a prendere piccole carpe di campagna. Poi dai quattordici anni circa ho iniziato ad avvicinarmi al mondo del carpfishing e alla pesca in acque libere che sono poi diventate la mia più grande passione.

La nostra sede di Fabriano è stata aperta quest’anno, tuttavia c’è da dire che molti dei nostri componenti, me compreso, facevamo parte della vecchia sede di Belvedere Ostrense, ormai chiusa da qualche anno, quindi mi sento di dire che comunque molti di noi è da diverso tempo che ruotano attorno a CFI. La nostra sede è composta da una trentina di componenti provenienti per lo più da Fabriano e dall’entroterra anconetano, ma abbiamo anche componenti provenienti da Umbria e Lazio.

 

 

AZ.Il tuo gruppo come si pone nei confronti dell’associazione?

 

MV.La nostra sede è composta da persone provenienti da zone diverse, ma siamo un gruppo molto affiatato e non sono mancate finora occasioni di incontrarci per delle belle pescate di gruppo o per ritrovarsi tutti insieme. Come sede siamo molto attivi sul nostro territorio (non sono mancate occasioni per dimostrarlo) e tutti noi siamo convinti che CFI sia molto più di una associazione che ci permette di renderci utili nel sociale e di farci ascoltare da enti come Comuni e Regioni, ma che è una grande famiglia unita dalla passione per il carpfishing e la voglia di mettersi in gioco tutti i giorni.    

 

AZ.Metti brevemente a conoscenza dei progetti che avete avviato  nella tua regione, a difesa delle acque e non solo. 

 

MV.Nonostante come detto siamo una sede aperta da poco da subito ci siamo messi in gioco per cercare di portare sempre più persone nel fantastico mondo del carpfishing e sulle sponde dei nostri favolosi laghi. La nostra sezione è stata aperta appositamente perché nel territorio dell’entroterra anconetano mancava una sede periferica che si interessasse nello specifico di un bacino limitrofo. Precisamente tutto è iniziato con il progetto di apertura alla pesca con la pratica del carpfishing nel bacino del Lago di Cingoli, un fantastico invaso che si trova appunto tra i comuni di Cingoli e di Apiro in provincia di Macerata. Seppure di acque di categoria B (pesca con una sola canna, divieto di pesca notturna e divieto di qualsiasi forma di pasturazione) quest’anno grazie a CFI e in particolare a Cicchetti Pietro (rappresentante CFI nella regione Marche) si era riuscito, all’apertura della stagione di pesca, ad avere una deroga per la pratica del carpfishing, ma a causa di infondate accuse (a quanto pare siamo degli inquinatori seriali) questa ci è stata negata sulla base di nessuna motivazione scientifica.

 Tuttavia non ci siamo arresi e continuiamo ancora oggi a lottare per poter aprire a tutti la possibilità di pescare in questo magnifico invaso… speriamo bene per il prossimo anno!!!

Oltre a quello sopra descritto (che è il progetto che più ci ha impegnato quest’anno) abbiamo portato altre iniziative che anno interessato il bacino di Cingoli e non solo. Abbiamo iniziato a marzo con la prima giornata ecologica organizzata proprio là dove ci hanno accusato di inquinare le loro acque con il nostro uso eccessivo di pasture, il lago di Cingoli: secondo alcuni dovremmo essere noi il problema, ma dopo circa due ore siamo stati costretti a concludere la giornata per aver terminato i sacchi della spazzatura; ben 20 sacchi condominiali riempiti tra vetro, plastica e scatole di metallo e, ciliegina sulla torta, abbiamo trovato una rete usata dai bracconieri per la pesca di frodo stimata attorno ai 200 metri o più!

Altra bellissima iniziativa è quella che si è svolta nei giorni 18-19-20 maggio al Lago di Caccamo ovvero il primo Enduro organizzato da Decathlon in collaborazione con la nostra sede CFI di Fabriano. Qui oltre ad aver passato tre giorni magnifici in uno dei laghi più conosciuti della nostra regione abbiamo potuto far conoscere da vicino la nostra associazione ad altri pescatori e simpatizzanti di questa attività sportiva.

 

 

 

 

AZ.Amministrazioni locali, difficile   farsi ascoltare ?

 

MV.Su questa domanda purtroppo Agostino c’è molto da dire, forse anche troppo. La difficoltà più grande l’abbiano incontrata, appunto, proprio sul progetto che interessa l’invaso della diga di Cingoli. Qui l’amministrazione comunale, nonostante i nostri sforzi e le nostre continue richieste di spiegazioni e soprattutto di documentazioni scientifiche che confermassero quanto da loro affermato, non ci hanno minimamente preso in considerazione: a quanto pare l’utilizzo di un esiguo quantitativo di pasture rispetto alla mole di acqua presente nel lago sembra porti ad “inquinamento”, visto che l’acqua della diga viene utilizzata per scopi irrigui e potabili. Inutili sono stati i documenti scientifici da noi presentati riportanti lo studio delle acque e di conseguenti eutrofizzazioni (perché eventualmente è di eutrofizzazione che si dovrebbe parlare e non di inquinamento) e gli esempi provenienti da tutta Italia e anche da bacini idrici limitrofi in cui è possibile praticare la nostra pesca nonostante poi l’acqua venga usata a scopo potabile. Purtroppo ancora non molti si rendono conto di quanti benefici comporti la presenza di pescatori sulle rive dei laghi, e soprattutto di appassionati come noi che fermandosi per giorni e notti sulle sponde dei laghi possiamo essere un deterrente per le azioni di bracconaggio nonché un importante indotto economico per le attività vicine alle acque e non solo.

 

AZ.Prova a sintetizzare del perché, secondo te, nelle regioni del centro Italia CFI fatica a mettere radici solide?

 

MV.Bella domanda! Secondo me molti non comprendono a pieno quanto CFI possa essere importante per le loro realtà. Purtroppo spesso sento persone lamentarsi “di come vanno le cose” nei laghi da loro frequentati, molti cercano aiuto nei social ma non si rendono conto che, seppur importanti, non sono i social che telefonano ai comuni, scrivono lettere alla regione e che inviano foto e documenti alle autorità che testimoniano la presenza di pescatori di frodo nelle nostre acque! Certo, come detto, anche i social sono importanti, ma servono persone convinte ed appassionate che si uniscano, che “prendano in mano la situazione” e per primi si battano per i loro diritti di pescatori e cittadini. Non possiamo pensare che solo stando dietro una tastiera il mondo possa cambiare e magicamente si possa pescare in tutti i laghi di Italia e che i bracconieri spariscano da un giorno all’altro! 

Inoltre quello che molti ancora devono capire è che anche se presi da buoni propositi non si può operare singolarmente come lupi solitari, ma bisogna unirsi insieme sotto una associazione che ci permetta di presentarci davanti ad amministrazioni ed enti per essere ascoltati.  

 

 

 

AZ.Ogni tanto mi viene voglia di sapere da qualcuno perché decidere di entrare in CFI, dimmi le tue motivazioni?

 

MV.Come appena detto sopra non si può pretendere di operare singolarmente ma è necessario unirsi ad associazioni che operano nel settore. Per noi CFI è l’associazione che ci permette di comunicare ed essere ascoltati dalle nostre amministrazioni locali. Tenevamo ad entrare proprio in CFI e non in altre realtà perché per noi rappresenta non solo una associazione ma anche una grande famiglia di pescatori uniti dalla passione unica per il carpfishing; persone pronte a far valere i propri diritti e sempre in prima linea alla lotta al bracconaggio e alla pesca in acque libere. 

 

 

 

AZ.Grazie Matteo per  l’interessante chiacchierata e un grosso augurio alla tua gente ai tuoi territori per le dure prove a cui siete sottoposti.

 

Grazie a te Agostino,e grazie a tutto CFI che ci sostiene! A presto!

 

 

 


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