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Marginal!

di Roberto Ripamonti pubblicato il 24/02/17


Se e’ vero che lanciare un’esca a buona distanza dalla riva e’ divertente e spesso efficace e’ anche vero che non tutte le catture avvengono soltanto lontano dalla riva. Nella maggioranza dei casi infatti dimentichiamo che le sponde dei fiumi e dei laghi sono in grado di offrirci delle forti emozioni. Avvicinandoci alla riva in completo silenzio e fuori dal possibile campo visivo del pesce, sarà possibile scoprire quante possibilità vengono offerte dalle buche del sottoriva. Sfortunatamente però non e’ sempre cosi’ semplice visto che i margini sono solo raramente, delle aree di stazionamento del pesce e, ricevono sovente la visita solo di esemplari in spostamento. Ciò significa che raramente vi sarà la possibilità di disporre di settori marginali che “contengono” il pesce anche fuori dai momenti di alimentazione. Tra l’altro proprio queste zone sono pericolose per le carpe spesso, disturbate dalla presenza di altri anglers anche lontani da noi.  Quante volte accade infatti di vedere carpisti (e non) seduti in piena vista del pesce, indifferenti al rumore che procurano e del fatto che il pesce perda ogni desiderio di avvicinarsi. Per evitare che i vicini rovinino irrimediabilmente una sessione che ci siamo preparati con attenzione e’  bene allora scegliere delle zone con  sponde inaccessibili, magari ricche di ostacoli sommersi, ninfee, rami e alghe in cui le carpe possano sentirsi al sicuro. Vediamo ora di analizzare altri fattori che possono fungere da indicatori della eventuale attività del pesce.

Vento e profondità.

Esistono alcuni fattori che influenzano gli spostamenti del pesce e tra questi il vento sembra avere un suo peso soprattutto nella tecnica che stiamo descrivendo. Una brezza primaverile in genere ha un effetto positivo e la scelta vincente può essere quella di andare verso la sponda posta sotto vento e soggetta ad un minimo di moto ondoso. Questo riesce, nella sua azione continua, a “raschiare” la sponda estraendone prezioso nutrimento. Il diverso colore dell’acqua in tal senso e’ un indice importante che dobbiamo tenere sempre d’occhio. Diverso e’ il caso in cui spira un vento da nord (freddo) che ha effetti piuttosto negativi sull’azione di pesca e la propensione delle carpe ad alimentarsi. In queste condizioni ambientali la scelta dell’azione di pesca non e’ semplice e spesso la migliore soluzione e’ quella di lanciare nelle aree riparate dall’influenza del vento. Nel caso in cui soffi un vento caldo, sono certo che la maggioranza delle carpe sarà in attività ad una profondità attorno ad un metro mentre, con venti dai quadranti occidentali e quindi freddi, dovrò lanciare per forza a profondità minima di almeno tre metri. Nelle medie profondità o in acqua profonda (oltre i 4 metri) e’ generalmente essenziale trovare la profondità di pattugliamento poiché solo di rado le carpe mangeranno ovunque lungo il gradino. Occasionalmente, queste aree di pattugliamento si limitano ad essere talmente ristrette e precise che il lancio dovrà essere, per forza di cose, molto accurato. Queste fasce possono essere anche inferiori ad un metro per la precisione! A questo punto, cosa dobbiamo fare per trovare queste rotte “segrete”? Tenere a mente qualche piccola regola pratica che viene direttamente dall’esperienza!

1. Più’ calda e’ l’acqua e più caldo e’ il tempo, piu’ alte sono le carpe lungo il gradino.

2. Acqua tiepida in primavera unita ad un caldo e luminoso sole normalmente portano le carpe a muoversi verso settori a minore profondità.

3. Dalla fine di agosto vi e’ una tendenza da parte del pesce a scendere in basso senza tenere conto del tempo meteorologico (per il surriscaldamento delle fasce alte dell’acqua)

4. Acqua calda e venti caldi in estate (o alla fine di essa) tendono a far scendere il pesce ancora piu’ in basso fino a portarli sul fondo del gradino o ad allontanarli semplicemente dai margini.

Tattiche di pesca.

Dopo aver scelto il settore di pesca e individuato quella che può essere la profondità di pesca migliore arriva il momento di prepararsi all’azione. In questi casi, poiché serve una certa precisione può essere consigliato l’uso di un marker tipo Solar Thunderbirds di quelli che si usano per sondare il fondale. Dopo aver lanciato qualche metro dopo la area scelta per la pesca, sarà sufficiente quindi recuperare con cura fino a raggiungere la zona migliore. Con questa tecnica molto banale potremo pasturare mediante l’uso di una fionda nello stretto raggio di un metro. Il susseguente lancio del terminale potrà quindi essere ugualmente accurato e ripetuto nel tempo soprattutto se metteremo qualche centimetro di Power Gum per segnare il filo. In tal modo ed anche al buio sarà possibile riposizionare l’esca sempre nello stesso punto. Ripeteremo l’azione per ognuna delle canne e, se si pensa che tutto ciò possa sembrare complesso, voglio ricordare i vantaggi che una azione accurata puo’ portare. Per meglio coprire tutte le possibilità, potrà essere intelligente posizionare gli hair rigs a profondità leggermente differenti. Nel caso in cui non vi sia alcuna attività delle carpe sarà’ necessario variare appena la strategia adottata modificando la profondità di una delle canne. L’altra alternativa e’ certamente quella di attendere fiduciosi che il pesce attirato dalla pasturazione si muova verso i nostri terminali e cada nella trappola. L’esperienza insegna che la  che la seconda soluzione e’ quella migliore sia per non causare rumori inutili e dannosi sia perché il pesce non e’ stanziale in queste aree ma, le visita con regolarità. La carenza di azione può semplicemente significare che nessuna carpa e’ passata nei paraggi e il momento in cui recuperiamo per rilanciare potrebbe essere quello in cui una grossa preda sta per “assaggiare” le nostre boilies.

Conosciamo il fondale.

La tecnica appena descritta e’ facilmente eseguibile se il fondale e’ privo di alghe ed erbai. Questo significa che in estate, proprio a causa dello sviluppo di vegetazione potremmo avere qualche difficoltà aggiuntiva. In questo caso dovremmo utilizzare piombi più lunghi e filanti. Purtroppo questo riguarda anche la zona in cui teoricamente dovremmo lanciare. La presenza di erbe se può ostacolarci rappresenta pero’ anche una certezza in più circa la regolarità con cui le carpe visiteranno queste aree. La maggiore sicurezza determinata dal riparo della vegetazione aumenterà ancor di più la validità della pesca marginale soprattutto se riuscissimo ad individuare qualche spazio libero. In caso contrario potrebbe essere utile ricorrere ai sacchetti in PVA per coprire il finale, inserendovi anche qualche boilies tagliata a meta’ o qualche pelletts. Quando si lancia in questi piccoli settori puliti e’ molto importante evitare di spostare il piombo dopo il lancio per evitare che ogni piccolo movimento provochi incagli o ponga l’hair rig in condizione di inefficienza. Per questa ragione dovrà essere messa una particolare cura al posizionamento degli indicatori visivi scegliendo modelli che permettono una attenta regolazione dei pesi mantenendo la massima sensibilità. Il lancio nella pesca a corta distanza non e’ mai operazione da sottovalutare in quanto le frasche e i legni che spesso coprono le sponde sono un duro ostacolo se non siamo accurati come un moschista. In un vecchio articolo di un grande del carp fishing si suggeriva l’uso di una canna da punta per lasciare cadere l’esca nelle zone pù’ infrascate, altri in passato, hanno suggerito l’impiego di barchette radiocomandate. Conoscendo la quantità “industriale” di materiale che normalmente ci portiamo a pesca suggerisco di diventare bravi lanciatori addestrandoci ogni volta sia possibile. La pesca nelle alghe e negli erbai richiede una grande dose di determinazione e fiducia nei propri mezzi da parte dell’angler, purtroppo nulla ci darà la certezza che tutto sia veramente  a  posto una volta giunto sul fondo, in genere almeno una delle tre canne rimane completamente fuori pesca ma, questo fa parte della nostra tecnica!

Quantità di Pasturazione.

La pesca marginale non concede generalmente la chanche di carpe che mangino con sicurezza e decisione per la mancanza evidente di “sicurezza”. Cio’ significa affrontare un avversario difficile che al minimo sospetto, si allontanerà velocemente. Tutte le zone con un minimo di copertura causata da frasche e alberi diminuiscono la “timidezza” del pesce ed in queste aree sarà assai pù’ facile trovare carpe ferme a mangiare. In queste occasioni non servono mai quantitativi elevati di boilies perché come già detto, l’uso di sacchetti di PVA può dare la certezza della massima accuratezza. E questo non e’ poco.

Come combattere il pesce.

Di norma la partenza di una carpa allamata a corta distanza o nei margini e’ decisamene violenta e si manifesta con una violenta fuga verso il largo per guadagnare profondità. Per questa ragione si dovrà avere l’accortezza di pescare con frizioni tarate leggermente ed evitare, nei limiti del possibile, l’impiego di trecce in dyneema. Queste infatti non hanno alcuna elasticità e la canna fatica a compensare questo limite tecnio con la sola flessione del cimino. Meglio quindi un nailon di buona qualità e magari di un diametro che ci metta al riparo da rotture per abrasione. La presenza di ostacoli funge da riparo immediato nel quale il pesce si dirigerà. E’ questa la fase più difficoltosa poiché se il filo dovesse agganciarsi ad un ramo, potremmo dire conclusa la nostra fatica. Forzare il pesce al massimo possibile significa affidarsi completamente all qualità dell’amo e dei nodi. Se ciò fosse insufficiente e’ invece pagante (a volte) lasciare libero il filo mantenendo la canna immersa in acqua per staccarla più possibile dal punto di incaglio. A volte un recupero veloce e deciso della lenza porta il pesce a commettere l’errore di abbandonare la zona protetta. Non sempre funziona ma, quando accade, la soddisfazione e’ ancora maggiore. 






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