Tecnica

Mantenerle sotto

Di Quirino Riccitelli pubblicato il 21/08/16

Le "acque alte", carsiche, che amo frequentare sono troppo basse e ciò le rende poco pescose in piena estate. La vicina esposizione al sole causa infatti un riscaldamento eccessivo e, di conseguenza, le carpe risulteranno piuttosto apatiche.

Era questa l'unica sentenza plausibile dopo un paio di "sonori (e solo per modo di dire) cappotti". Per un mese intero ho dunque scelto di focalizzare le mie sessioni su un altro bacino, poco distante da casa; si tratta di un invaso artificiale (ma free), estremamente divertente e ricco di carpe. Purtroppo la taglia media non è delle migliori, ma proverò comunque a stanarne qualcuna panciuta.

La prima sessione parte con una grandinata di quelle epiche a darci il benvenuto, così forte che ci veniva da controllare ad intervalli regolari l'integrità del gommone sull'auto, rischiando impatti con delle 20 mm quando, timidi e a turno, sporgevamo fuori la testa.

Per fortuna il meteo avverso ha scoraggiato tutti, tantoché il lago è completamente libero. Dopo la sassaiola canne calate in acqua in tempo record e ben poche aspettative riposte nel sole che sparisce per far spazio alla prima notte.

Sto pescando tra le rocce, su un paio di spots che in passato hanno "fruttato" parecchio, ma ricordo quanto siano stati efficaci pure i "fishmeals"; le carpe di questo lago si muovono in banchi numerosi e la pasturazione deve essere adeguata. Ho calato due inneschi (canne laterali) a circa 20 metri da riva, alla fine di un pronunciato scalino, sui 6/6,5 metri di profondità. La terza sta sugli 80 metri a 8,5 metri nel nulla (una sorta di campo da calcio insomma).

In totale, per partire con la sessione, ho usato 9 chili di palline: circa 3 su ciascuna canna. Mi regolerò poi in base al numero di partenze, rinnovando lo spot con un chilo per ognuna. Poca estate ancora, ma sono ottimista perché so, che quello "corrente", è un ottimo periodo per movimentare queste acque "ferme". Ho due notti per catturare, ma la prima carpa non si fa attendere più di tanto. 21:00, 21:35, 22:45, 23:20: questi gli orari delle prime catture; poi ho perso nell' ordine: il conto, la lucidità e un mucchio di sonno. Dal mio punto di vista la priorità in condizioni simili (carpe in piena attività alimentare) è mantenere la zona interessante per i pesci, ovvero continuare con la pasturazione.

Ciò rappresenterà di sicuro un grosso dispendio economico, ma quando la taglia non è il nostro target anche allungare le palline con mais, method o altro ancora, potrebbe limitare di parecchio i costi, garantendo comunque buoni risultati.

Spesso si sente parlare o si leggono pareri sulla cosiddetta "entrata in pastura" delle carpe, dimenticando però che, alla stessa velocità, le stesse potrebbero anche andare via dai nostri hot spots. Personalmente, finché posso, continuo ad utilizzare boilies perché, rispetto al mais o ad altre tipologie di esche, riscontro solitamente una migliore taglia media. Per mantenere le carpe nei paraggi del segnalino non occorrerà comunque esagerare e ciascuno potrà agire come meglio crede, ma io consiglio di non avere il "braccino corto".

Una piccolissima parentesi va doverosamente aperta sul capitolo esche. Sarò noioso ma per me è fondamentale impiegare palline di qualità, soprattutto quando le uso in grosse quantità o nelle lunghe campagne di pasturazione preventiva. Tanto per rendere l'idea: in totale avevo con me sui 40 chili di boilies, e sarò riuscito a salvarne si e no mezzo chilo.

Tengo a precisare che generalizzare non rientra nel mio modo di intendere le cose, pertanto i miei consigli vanno ricondotti ai contesti liquidi che sono solito frequentare. Indicare quantità precise di esche non è facile, soprattutto perché le variabili sono così tante da potercisi perdere in mezzo. So che dovrò mantenere i banchi nei settori pasturati: questo il solo scopo di questa due giorni.

Trattenerle sotto, andandoci giù pesante con una "pasturazione ignorante". Durante ciascuna sessione andrebbero a priori considerati una serie di aspetti, che vanno poi, ulteriormente, curati e modificati. Va da sé che ogni bacino italiano differisca dagli altri per una serie di elementi che, per comodità e dovere di sintesi, dividerò in due grossi gruppi:

- Caratteri propri del lago (immodificabili), quali ad esempio: stagione, altitudine, microclima, profondità media, tipologia di fondale, presenza di rocce, di sorgenti, di immissari ecc...

- Caratteri esterni (modificabili). Sono questi i veri aspetti da considerare in merito alla strategia di pesca e alle relative quote di pastura. Uno di questi potrebbe essere, ad esempio, la pressione piscatoria. Capita a tutti di riscontrare un effetto negativo in termini di catture nei laghi, specie quando sono presenti numerosi carpisti sulle sponde.

Come ho già scritto in altri articoli, in tali circostanze ridurre le quantità potrebbe sbloccare l'apatia, pertanto, generalmente, pressione e quantità risultano caratteristiche inversamente proporzionali; un altro esempio di "variabilità", è quello offerto dalla quantità di cibo naturale disponibile in acqua in base al periodo dell'anno e/o alla fase lunare.

Conosco carpisti schiavi delle abitudini che non modificano mai le quantità di pastura, trascurando la considerazione di questo tipo di aspetti, assurdamente fondamentali dal mio punto di vista per l'esito delle nostre sessioni.

Non vanno sottovalutate neppure le variazioni climatiche improvvise, come: forti temporali estivi dopo lunghi periodi siccitosi, vento che rimescola gli strati arricchendo l'acqua di ossigeno, o qualsiasi altro fenomeno che causi una variazione della temperatura dell'acqua, andando così a condizionare l'attività alimentare dei ciprinidi in un dato bacino.

Concludendo sulla sessione... stavolta ho sfruttato l'effetto "fuori gara" (nessuno attorno), combinandolo con una massiccia pasturazione. Nessuna over ma va bene comunque... partenze a raffica a tutte le profondità, senza sostanziali differenze tra i diversi settori, né preferenze su un tipo di palline in particolare.

In acqua, in questa 48 ore, c'era un letto di pastura che ho tenuto costantemente caldo; fredda invece la branda dove, ancora una volta, ho volentieri dormito male e per poco...


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