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MAFFEI : il potere degli imperatori!

Di Pino Maffei pubblicato il 03/08/12

Ha fatto molto “rumore” un mio post su fb che mi vedeva andare su tutte le furie dopo aver appreso che si stava progettando di debellare un pesce alloctono come l’aspio da uno specchio d’acqua che io amo particolarmente. Tutto ciò a causa di una errata immissione fatta qualche anno fa da parte delle stesse amministrazioni che oggi progettano e stanziano finanziamenti per correggere i propri errori. Da qui una più alta riflessione su tutte quelle che sono le leggi che regolano il mondo della pesca sportiva. Purtroppo bisogna prendere atto che le leggi che regolamentano il nostro mondo molto spesso non sono adeguate alle esigenze del pesce e dei pescatori. E invece di fare di necessità virtù, invece di cercare di sfruttare al meglio quello che scellerate gestioni hanno combinato nelle nostre acque, si ricade nel circolo vizioso dello spendi per poi spendere di più, ingrassando le pance di qualche individuo, e distruggendo così giorno dopo giorno quello che noi cerchiamo di salvaguardare con tutte le forze.

 

A tal proposito voglio postarvi un mio  pensiero pubblicato tempo fa (e mai remunerato) su una ex rivista di pesca che preannuncia quello che sta succedendo oggi, traendo delle conclusioni romanzate ma terribilmente reali.

Non è un racconto di Carpfishing e forse qualcuno potrebbe sollevare la non attinenza  della materia in questa rivista, ma ricordatevi sempre: la carpa non è un pesce autoctono, è soltanto un alloctono più anziano di tanti altri!

 

IL POTERE DEGLI IMPERATORI

Del film “Schindler’s List” di Steven Spielberg, una delle scene che mi rimase più impressa fu la spiegazione che diede Oskar Schindler al Capitano delle SS Amon sul vero significato di potere:

Il vero potere è quando si hanno tutte le giustificazioni per uccidere… e noi non lo facciamo. Questo era il potere che avevano gli Imperatori…”.

In una mattina di inizio settembre, mi trovai in mezzo al lago con la mia canna piegata all’inverosimile ed il rumore della frizione che infrangeva il silenzio della vallata. Sotto di me guizzi argentei come veloci colpi di pennello sfumavano la verde superficie dell’acqua. Il mio avversario stava dando il meglio di se per riuscire a vincere una lotta che per lui significava vita o morte e per me gioia o delusione.

Dopo qualche minuto era esausto e si arrese porgendomi il fianco. Mi ritrovai faccia a faccia con un grosso aspio ansimante, dalla cui bocca pendeva una colorata imitazione di pesce, l’oggetto del suo desiderio. Eravamo tutti e due stremati dal combattimento, i nostri occhi erano a meno di venti centimetri l’uno dall’altro. Lo guardai fisso per alcuni istanti e sono sicuro che lui stesse fissando me in attesa che compissi il gesto finale.

I quegli attimi di immobilità, nel mio cervello galopparono mille riflessioni. Avevo in mano un pesce alloctono, un formidabile predatore capace di sconvolgere nel giro di poco tempo l’habitat del lago. Dovevo compiere un atto di giustizia, dovevo farlo per il lago che adoro, dovevo farlo perché avrei salvato molto pesce bianco togliendolo di mezzo e nello stesso tempo avrei contribuito al riequilibrio degli assetti biologici. Era mio dovere compiere quel gesto che in molte regioni d’Italia è obbligatorio e sancito da atti normativi.

Subito dopo mi chiesi: perché quel pesce si trovava lì? Aveva forse risalito qualche corso di fiume? Era stato paracadutato da qualche uragano come vidi una volta in un film americano? Che colpe aveva quel pesce per essere giustiziato? La scena della sua vita fu proiettata dal lato più fantasioso del mio cervello. Lo vidi attraversare l’Europa con un camion, un po’ come i treni di che andavano ad Auschwitz nei tempi bui dell’umanità, lo vidi scaricato violentemente dentro il lago per ottemperare agli ordini ed alle esigenze di “strani personaggi” che probabilmente non sarebbero in grado di distinguere un pesce da mammifero.

Ed ora eccolo qui, tra le mani del suo giudice e giustiziere che in nome di una chi sa quale conoscenza dell’ambiente può decidere della sua vita.

Ed in quel momento entrai nei panni di un vero giudice.

L’imputato aveva una sola colpa: quella di esistere, mentre il vero indice accusatorio puntava senza esitazioni verso le Istituzioni ed una politica troppo piena di controsensi, che si permette in nome di chissà quale “obbiettivo” di sconvolgere la Natura per poi imporre ai suoi “sudditi” di porvi rimedio.

Che senso ha nominare “Assessore alla Caccia ed alla Pesca” signori che non conoscono assolutamente la materia, ma che appartengono a questo o quello schieramento politico? Che risultati ci si può aspettare quando proprio l’Istituzione preposta alla salvaguardia dell’ambiente ed alla gestione della pesca sportiva autorizza immissioni di pesce alloctono senza aver coscienza del disastro ambientale che potrebbe arrecare ad ambienti così particolari? Ed in nome di quale giustizia si possono costringere dei cittadini a compiere degli atti che potrebbero ledere la propria suscettibilità?

Eppure io dovevo uccidere quel pesce perché altrimenti….

Le mie mani si distesero sulla superficie dell’acqua per adagiare dolcemente quell’essere fremente che cominciava a respirare in modo affannoso. Non appena le branchie furono sommerse dall’acqua la respirazione dell’aspio si regolarizzò ed il suo corpo iniziò ad irrigidirsi. Un potente guizzo lasciò le mie mani vuote mentre la superficie dell’acqua rifletteva lampi argentei che conquistavano le profondità del lago.

Quel mattino provai l’immenso piacere di sentirmi Imperatore.

 

                                                                                                                      PINO MAFFEI


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Commenti

Giuseppe Belfiore Matera Carp Team sede n°142 il 07/08/12
Semplicemente stupendo ...Pino se fossero tutti come te cambierebbe il mondo ancora complimenti...


Caimmi Bruno Angelo il 05/08/12
E' sempre la solita triste storia all'italiana,prima si fanno le cose alla carlona vedi ripopolamenti di breme,gardon,barbi spagnoli e via dicendo e poi per cercare di rimediare si fanno danni ancora maggiori.Nel Ticino in provincia di Pavia la FIPSAS per "eliminare" i siluri fa passare le prismate con barche fornite di elettrostorditori,sul Po sub autorizzati li fiocinano allegramente,non importa che temoli,marmorate,savette e lasche siano sparite da anni e ben da prima dell'avvento degli alloctoni,già da pescare c'è poco,almeno quel poco vediamo di lasciarlo stare.Poi se si vogliono utilizzare ugualmente fiocine ed elettrostorditori facciamolo pure,però usiamoli contro le menti eccelse che hanno provocato questa situazione


Guido il 04/08/12
Pino riesci a far diventare piacevole da leggere anche la cosa più brutta al mondo,ma come ci riesci......sei un poeta!!!!!


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