Tecnica

Luce dell’Est

Di Elisa Zanotti pubblicato il 07/01/20

 

Osservo l’orizzonte, è mattino presto; respiro l’aria leggera, fredda, percepisco le prime forme alla luce del timido sole che rischiara ciò che la nebbia confonde. Sento la brina scricchiolare sotto gli scarponi e mi accorgo che tutto intorno a me è coperto da un’impalpabile coltre bianca: ogni forma di vita sembra congelata, immobile, imprigionata da quella fine rete di ghiaccio che la ricopre: è pieno inverno.

 

Il freddo…

Dicembre, Gennaio e Febbraio sono, certamente, i mesi più duri per cercare di insidiare le carpe, ma non per questo dobbiamo lasciare le lenze asciutte in attesa che la stagione migliori. Il freddo penetrante, le giornate corte ed uggiose, il tempo che sembra non passare mai sono tutte sensazioni e condizioni che possono essere riscaldate da catture di pesci di grosse dimensioni e da soddisfazioni degne di ricordi incancellabili.

I pesci sono creature eteroterme, cioè non sono in grado di produrre autonomamente calore corporeo né di mantenerlo costante e stabile come i mammiferi o gli uccelli; pertanto la loro vitalità, motilità ed il loro comportamento dipendono inequivocabilmente dalla temperatura dell’ambiente che li ospita e, nel nostro caso, dall’acqua. Mano a mano che la temperatura dell’acqua si abbassa, il metabolismo delle carpe rallenta fino quasi a fermarsi; i soggetti di piccole o medio-piccole dimensioni, a causa della minor quantità di energia di riserva immagazzinata, cadono in un torpore stagionale che li costringe ad una sorta di letargo in cui calano, quasi annullano, il moto e, di conseguenza, la ricerca del cibo. I soggetti, invece, di medio-grandi e grandi dimensioni, proprio per la loro stazza, possiedono una maggiore quantità di questa energia poiché hanno complessivamente un metabolismo più lento rispetto alle “più piccole”, ma, nonostante ciò, devono continuare ad assumere alimento per mantenere inalterate le funzionalità fisiologiche basali.

Per questi motivi possono, quindi, continuare la ricerca del cibo seppur in maniera più limitata rispetto alle stagioni più miti.

Ecco, quindi, che avremo una notevole selezione di taglia, ma il gioco è duro da vincere e sono necessari, a mio avviso, alcuni essenziali cambiamenti per quanto riguarda la montatura, la scelta dell’esca e la sua presentazione.

 

La circostanza.

Come abbiamo precedentemente detto, le carpe cambiano decisamente il loro comportamento: sono più sospettose, diffidenti, svogliate, ulteriormente meteoropatiche, insomma difficili da catturare. Durante il giorno sostano più volentieri nelle buche, negli avvallamenti dove la temperatura dell’acqua può essere di qualche grado maggiore rispetto alle zone marginali; ma alla notte, grazie ad un fenomeno naturale conosciuto come inversione termica, possiamo insidiare le carpe anche nel sotto riva. 

In uno spot lacustre dove le acque ferme hanno una variazione di temperatura legata allo scambio termico con l’aria sovrastante ed al minor irraggiamento, osservare il percorso del sole individuando zone esposte a sud può aiutare ad interpretare eventuali punti di alimentazione utili sia per il giorno che per la notte.

 

 

 

 

La tecnica.

 

La presentazione dell’esca è molto importante ed ancora di più lo è in inverno: calare la dimensione dell’amo e della boilie possono rivelarsi di grande aiuto nel tentativo di creare un rig leggero e che non desti grossi sospetti. 

Ecco, allora, che la misura dell’amo può andare dal quattro all’otto ed il diametro delle palline dal quattordici al dieci; parola chiave: discrezione!

La tipologia di boilies che viene utilizzata per antonomasia nella stagione fredda è, senza dubbio, quella aromatizzata alle spezie poiché hanno un impatto olfattivo molto spiccato e, perciò, più facilmente rintracciabili anche da pesci con appetito ridotto. Al di là dell’aroma, una pallina costruita meccanicamente a grana grossa, con una buona friabilità e che abbia un modesto contenuto di lipidi può essere considerata un’esca che lavori correttamente anche in acqua gelida. 

A questo punto è giunta l’ora di scegliere l’innesco: personalmente, dato il diametro ridotto, penso che la scelta tra affondante, bilanciato o pop-up sia da imputare esclusivamente alla tipologia di fondale su cui stiamo pescando e, piuttosto, dirotterei il tutto su una combo tra attrazione olfattiva e visiva proponendo inneschi con contrasti cromatici o con colori fluo.

La pasturazione deve essere modesta e mirata, non abbondante e dispersiva come ci possiamo permettere di fare in primavera o in autunno.

Un altro elemento che può aiutarci a stimolare il pacato interesse delle carpe è l’applicazione di uno stick inserito direttamente sul rig a ridosso dell’amo. Lo stick deve essere costituito da tre elementi essenziali: stick mix o method mix, pellet e boilies sbriciolate. Il mix compone la parte più leggera che serve a creare una nuvola attrattiva che si espande in senso orizzontale, il pellet, sciogliendosi, libera i propri aromi in senso verticale, verso la superficie dell’acqua, e le boilies sbriciolate compongono la parte “pesante” che rimane sul fondo. La carpa, giunta sul nostro rig, grufolando sul fondo e smuovendo il fondale con le pinne crea una turbolenza che mette in atto tutte le caratteristiche intrinseche dello stick.

 

Conclusioni.

L’inverno, una stagione che sembra immobile, fatta di silenzi, di colori quasi tutti uguali, di giorni brevi e di notti interminabili; di quella malinconia che suscita in noi un senso di abbandono e di impotenza. Ma anche se tutto sembra caduto nel torpore del freddo, con gli accorgimenti raccontati in precedenza potete risvegliare in voi la passione per il carpfishing anche in inverno per la fatica della cattura e per il calore della soddisfazione. 

 

 

 

Elisa Zanotti

 


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