Tecnica

Le valide alternative

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 28/06/11


 

   Esistono tante situazioni in cui la nostra usuale strategia non riesce ad averla vinta e rimaniamo sulla sponda ad aspettare qualche cosa che non avviene. Magari vediamo anche qualche segno di vita, qualche rollata e salti durante la notte o la mattina presto ma, i nostri avvisatori sembrano essere rimasti senza batteria. Quante volte, mi è successo di pescare nel deserto assoluto ricordando che quello stesso posto, solo una settimana prima, era stato generoso? Tante.

Ricordo un canale nella zona di Venezia in cui me ne stavo solo, soletto, a pesca per una 4 giorni che si prospettava ricca di catture. Dopo poche ore avevo anche portato a guadino una specchi magnifica di circa 14 kg e le aspettative erano salite oltre ogni limite. Le temperature erano alte, faceva un gran caldo e il canale d’improvviso si era come spento; nessun segnale, nulla per almeno 36 ore. Pescavo con boilies tradizionali e pasturavo con mais misto a tiger e la cosa non stava funzionando per cui vedevo arrivare velocemente lo spettro di una sessione mezza fallimentare.

Poi, ragionando con calma avevo deciso di cambiare qualche cosa e una delle tre canne era stata lanciata nel mezzo del canale, sui 4 metri di acqua mentre una seconda era andata in un settore di piena corrente, bloccato da un piombo da 200 grammi. Ma a cambiare radicalmente era stata l’esca visto che avevo armato le canne con un misto di mais e tiger. Dopo circa 2 ore, finalmente il canale torna a vivere con una partenza seguita da altre 6 in rapida successione; tutte carpe comuni, tutte di taglia media ma, comunque azione di pesca piena e enorme soddisfazione.

Questa scaturiva dalla scelta fatta ovvero, un cambio radicale di strategia per salvare la sessione con il risultato  eccellente. Analoga esperienza l’avevo vissuta molti anni prima durante un enduro in cui ero stato sorteggiato in una ansa molto grande ma, altrettanto chiusa. Avvicinandomi al momento di inizio pesca avevo notato qualche bolla salire dal fondale ed avevo accuratamente evitato di pasturare e creare disturbo poi, una canna con una pila di mais aveva garantito le uniche catture per le prime 12 ore di pesca amur bellissimi che attaccavano solo il mais e non, assolutamente, le boilies.

Ma il cambio di strategia  paga sempre soprattutto quando si affrontano acque totalmente nuove in cui non sappiamo effettivamente quali siano le reali potenzialità del settore che abbiamo scelto; un pezzo di fiume ad esempio è una arena perfetta per provare a “essere diversi”.

In tanti mi scrivono chiedendomi come possono affrontare un dato posto nel quale non hanno mai pescato e le domande vertono sempre su che tipo di boilies usare; raramente vertono su come affrontare un nuovo settore per la prima volta eppure, ne abbiamo già parlato tanto.

L’approccio giusto è sempre quello di studiare la situazione, capire come si comportano io pesci, raccogliere qualche informazione e quindi approntare una strategia di pesca e le sue alternative. Se tutto fila liscio con un approccio tradizionale allora, siamo a cavallo ma, se abbiamo i pesci in zona e non prendiamo, come dobbiamo comportarci?

La risposta sta quasi sempre nell’adottare una tattica diversa non in termini banali di “aroma dell’esca” perché come ho già scritto mille volte, quello conta assai poco ma, di tipologia di esca, presentazione e spesso, settore stesso di pesca.

 

Tipologia di esca.

Tutti tendiamo ad usare le boilies al 95% nel situazioni senza ragionare troppo su quante altri angler le stanno usando e che quantitativi. A volte, speriamo che davanti a noi vi sia una deserto in cui immergere decine di chilogrammi di pastura senza pensare che potrebbe essere un settore che altri usano….magari perché hanno pescato sulla stessa sponda, magari perché è la zona dove calano i terminali provenendo da qualche centinaio di metri di distanza. Ma se, quella posta fosse stata  usata fino a qualche giorno / ora prima da altri capisti, abbiamo la certezza matematica che il fondale sia totalmente pulito? E se invece , per mille ragioni differenti, ci fossero ancora diversi chilogrammi di boilies in stato di macerazione  o secchiate di mais e tiger poggiate sul fondo che, fanno convergere l’attenzione del pesce verso di loro? Che possibilità hanno le nostre esche arrivando su una scena già compromessa? Direi poche almeno in un arco temporale ridotto; poi non saprei.

Se iniziamo una azione di pesca tradizionale e poco creativa, limitandoci a posare le esche  metterci in tenda ad aspettare senza osservare e cercare di capire, le nostre possibilità diventano davvero scarse mentre se ragioniamo, allora possiamo avere qualche prospettiva in più.

Se l’azione comincia a mancare, potrebbe essere arrivato il momento di buttarci sulle tiger nuts che  sono una esca assolutamente straordinaria ovunque magari limitandoci a un piccolo sacchetto di PVA ben pieno e senza spargere esca nei paraggi oppure, provare esche di altra natura come ad esempio, le arachidi o altre granaglie tra cui lo stesso mais. Ovvio che dovremo cambiare anche la presentazione magari alleggerirci nei terminali. Perché anche il rimanere ancorati alla stessa tecnica standard senza provare qualche via differente è una via importante per avere qualche successo.

Le micro boilies.

Non si tratta di un’esca nuova ma solo della re- edizione di una esca che un tempo, quando il carp fishing era agli inizi, era certamente molto usata  ma che è andata via, via nel dimenticatoio. All’inizio degli anni 90 quando usavo le prime ready mades prodotte da Richworth avevo acquistato diversi sacchetti di esche da 15 mm che rappresentavano praticamente l’unica alternativa possibile. Quelle boilies funzionavano bene e, sebbene spesso attaccate da cavedani e carassi, garantivano molte catture. Poi siamo tutti andati verso le 18 –20 e su, a salire verso le 24 e 28mm con l’obbiettivo di selezionare anche a costo di prendere molto meno. Lo scorso anno, durante un paio di sessioni dedicate alle esche piccole  ho avuto modo di pescare alternando esche vecchie come il mondo (le granaglie per l’appunto), con micro boilies e i risultati sono stati all’altezza delle aspettative anche nei luoghi dove le boilies faticavano. In un tratto del Tevere ad esempio in cui ho sempre e solo catturato con le granaglie e mai, con le boilies, ho sperimentato un numero crescente di catture usando un filare di 4-5 micro da 8 - 10mm  innescate come se fosse mais e messe in verticale da un pezzo di rig foam.

La possibilità di usare boilies da 8 mm, grandi quindi come un chicco di mais o una tiger stimola la fantasia e ci permette di arrivare a usare quest’esca esattamente come se fosse una particles sia in termini di innesco che di strategia di pesca. I metodi d’innesco sono esattamente gli stessi utilizzati per boilies di diametro maggiore oppure per le granaglie tenendo conto che le nostre acque sono spesso infestate di scardole e carassi per poterci permettere il lusso di usare una sola piccola boilies sull’hair rig. Si deve quindi avere la possibilità di innescarne almeno 2 o 3 magari inserendo, come dicevo prima,  qualche piccolo pezzo di schiuma galleggiante. L’unico problema è rappresentato dall’ago da innesco che non potrà essere quello tradizionale ma, dovrà essere sostituito da uno di quelli per lead core, assi più sottili.

 Una soluzione certamente vincente è quella di utilizzare sempre una palla di Method Mix (Metodo)  inserendo al suo interno qualche piccola boilies e delle granaglie per aumentare l’effetto “pastura” richiamo.

Ovviamente, una retina o un sacchetti di micro serve allo stesso scopo sebbene non sia così funzionale in termini di dispersione dell’esca e di richiamo immediato.

 Le Pellets da innesco.

Ecco un altro capitolo interessante visto che le pellets sono un sistema di pasturazione oramai assodato e familiare a tanti appassionati. Le pellets agli inizi sono state un cibo destinato agli allevamenti per poi diventare, con leggere modifiche nella struttura, una forma di pasturazione molto importante. Da cilindretti formati da una miscela di farine, si è arrivati a sfere, cubetti e altro ancora che, grazie ad un procedimento particolare, potevano dissolversi in acqua in pochi minuti (circa 30)  liberando aromi ed attrattori. Questo procedimento, simile alla disidratazione di una boilies preparata con un limitato quantitativo di farine e gel leganti, permette di ottenere una sorta di nuvola di attrattore senza fornire alcun tipo di alimento al pesce. Proprio per la loro tipica consistenza, le pellets sono generalmente secche e friabili, l’innesco tradizionale era impossibile a meno di ricorrere a trucchi nati dall’ingegno di qualche angler pensante. Ad esempio, una soluzione per lungo tempo è stata quella di stringerle all’interno di collant da donna affinché i tempi di dissolvimento venissero dilatati anche oltre le 24 ore. Ammetto però di non aver mai usato questa soluzione perché abbastanza lontana dal mio modo di intendere la pesca come un momento tecnico basato su metodi semplici al massimo. Preferivo quindi non usare le pellets se non come pasturazione di quantità, attraverso l’impiego di sacchetti da 5 o 10 chilogrammi che , mescolati alle granaglie (canapa in particolare), offrivano delle possibilità interessanti.

 Una tecnica costruttiva.

Se invece di ricercare l’essiccazione e la disidratazione ci limitiamo a preparare cilindretti con un normale mix e seguiamo qualche piccolo suggerimento, disporremo di eccellenti pellets da innesco assolutamente formidabili. Ecco le regole da seguire:

-       preparare il mix e metterlo nell’estrusore

-       scegliere un foro d’uscita da 12-14 mm

-       rollare il mix in una tavoletta da 18-20mm

-       mettiamo a bollire le esche in modo tradizionale

Ne scaturiranno delle esche perfette, resistenti e di una forma diversa quel tanto che basta a farci avere una alternativa.

Non un’esca rivoluzionaria, come d’altra parte le micro boilies ma, un’alternativa alle boilies ed alle granaglie, che si può tenere in un sacchetto, non richiede alcuna preparazione ed è utilizzabile con buon successo sin dal primo giorno di pesca. ,

 

 


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Commenti

CAVALLORO CLAUDIO il 11/07/11
i piccoli inneschi secondo me sono un'ottima alternativa non solo in posti con forte pressione di pesca ,meglio se accompagnati da inneschi semplicissimi,i risultati non si faranno attendere!!


Fabio Pellizzari il 01/07/11
Sono VERAMENTE contento di aver letto questa pubblicazione, io amo pescare con boiles di diametri piccoli, le mie preferite sono le 8 mm, e le tratto prorpio come se fossero delle granaglie !!!! Spesso altri "amici" carpisti mi osservano stupiti da questo mio modo di pescare. Il mio rig preferito è un KD rig, con 2 micro-boiles da 8mm (self-made)bilanciate con una spegnetta, ed innescato direttamente sul gambo dell'amo un chicco di mais finto o 2 chicchi di canapa finta (naturalmente lasciando scoperta la parte necessaria ad illamare). Il tutto posato su un letto di micro-granaglie (lino, avena, canapa, miglio, e le stesse micro-boiles). Il risultato è OTTIMO, credo che le carpe che sono gia' state "forate" da un amo evidenzino meno sospetto su piccoli inganni, oltretutto sono esche sotto utilizzate... a volte, la "differenza" fa la "differenza". Grazie per l'attenzione


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