Tecnica

Le regole di base del carpfishing: su, giù o a metà?

Di Quirino Riccitelli pubblicato il 15/05/12

In un labirinto così fitto di prodotti e aziende è facile perdersi, specialmente all’inizio e soprattutto per i neofiti che si avvicinano alla nostra disciplina, bombardati da marchi e nomi di derivazione anglosassone che talvolta servono solo a confonderci le idee.

Ricordo che quando iniziai, certi termini sembravano pronunciati in lingua araba, sentire parlare carpisti esperti era come assistere a un dibattito politico tra aspiranti stranieri ed è per questo che ho deciso di rivolgermi proprio a quelli che, come me una decina di anni fa,  hanno difficoltà, chiarendovi le idee sulle tipologie di esche da poter utilizzare nella creazione dei vostri terminali.

Le esche sono di 3 tipi: affondanti, bilanciate e galleggianti; Per riuscire a comprenderne le differenze in acqua, andiamo a valutare 2 parti del terminale: amo e innesco, singolo o doppio che sia. Un innesco, e quindi una presentazione, nel complesso è affondante solo se sia l’amo che l’innesco poggiano sul fondale (entrambe le componenti orizzontali). Quando ricorrere all’utilizzo di presentazioni affondanti?

Quando mi trovo a pescare su fondali che dopo un accurata indagine (con eco oppure a seguito del plumbing) sono pietrosi o assai duri, da evitare sul “morbido”. Una presentazione si definisce invece bilanciata quando l’amo resta poggiato sul fondale, mentre l’innesco è in posizione verticale, si andrà dunque a formare tra le 2 parti un angolo retto. In altre parole le due componenti vanno ad annullarsi in quanto a forze e la risultante sarà pari a zero. Per bilanciare possiamo utilizzare il sughero oppure le classiche spugnette, provando pian piano dentro una bacinella l’assetto in acqua, fino a raggiungere l’effetto desiderato.

Un altro esempio è il classico snowman o omino di neve. Esso altro non è che un innesco doppio, che porta alla base (in prossimità dell’amo) una boilie affondante e in cima una boilie galleggiante. Una presentazione bilanciata si può altresì ottenere con una boilie singola. Come?

Utilizzando ad esempio esche già bilanciate tramite impiego di mix galleggianti misti a parti affondanti, oppure il classico sughero dei famosi wafters, in cui troveremo sughero sbriciolato all’interno delle boilies (inglobato nel mix che si va a rollare). Grazie ad esso l’esca sarà bilanciata e si solleverà, lasciando però l’amo ancorato al fondale. Amo utilizzare inneschi bilanciati, specie in quei bacini pressati dove nella fase di aspirazione una carpa già guadinata potrebbe sospettare se incontra qualche resistenza, e potrebbe non allamarsi correttamente, sputando in anticipo l’innesco e non favorendone la giusta rotazione. Una presentazione è infine galleggiante se le 2 componenti si alzano dal fondale, quindi stavolta entrambe le parti formeranno l’angolo di 90 gradi con il fondale, e non tra esse.

Per ottenere presentazioni di questo tipo dovremo utilizzare boilies pop up’s e ci sarà sempre un qualcosa che dovrà annullare il potere galleggiante delle nostre esche, sia esso un pallino di piombo o del tungsteno. Utilizzare un qualcosa di pesante lungo il terminale avrà quindi una doppia funzione: quella ovvia di evitare che l’intero terminale si sollevi dal fondale, e inoltre ci permetterà di scegliere di quanti centimetri sollevare l’innesco.

Ciò è estremamente utile, soprattutto quando affrontiamo fondali con fitta vegetazione e vogliamo rendere visibile il nostro innesco, facilitandone l’individuazione e, allo stesso tempo, evitandone l’incaglio. Generalmente nella costruzione di terminali con esche galleggianti è da impiegare fluorocarbon (o un combi rig), realizzando  un semplicissimo D-rig.

Parlare di scelta dell’esca più idonea è parlare di un qualcosa che nella realtà non esiste, ognuno di noi deve metterci il proprio, impiegare materiali e esche di ottima qualità e non tralasciare niente, nemmeno quei dettagli ai quali si rivolge superficialità, dato che la differenza la può fare proprio quel qualcosa che sembrava ai nostri occhi superfluo. La chiave del successo è un misto tra la fantasia e la voglia di provare soluzioni alternative, anche se da altri sconsigliate...


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Commenti

Quirino Riccitelli il 22/02/13
Ciao Simone e scusa se ti rispondo solo adesso, ma mi era completamente sfuggito il tuo commento. Sulla gallggiabilità di un'esca, come saprai, incidono diversi fattori. Senza star qui a fare una noiosa lezione di fisica (non ho tale competenza) ti dirò che non ho mai riscontrato delle differenze significative sulla galleggiabilità degli inneschi al variare della profondità. L'innesco assorbe acqua e perde gradualmente la sua forza, tutto qui, la sua galleggiabilità diminuirà se, ad esempio, i pesci di disturbo creeranno delle lesioni sulla superficie dell'esca utilizzata (stesso discorso del perchè molti preferiscono non bucare le pop up's), ma l'innesco che provi nella bacinella si comporterà allo stesso modo su fondali posti a 2, 10 o 20 metri di profondità; Per cominciare a registrare delle reali modifiche agli assetti in acqua degli stessi, dovremmo prendere in considerazione profondità oceaniche, restando in acque dolci e a profondità medio-basse, l'unica differenza che riuscirai a riscontrare riguarderà la velocità del rilascio degli attrattori presenti nell'esca con l'aumentare della profondità e quindi della pressione(inversamente proporzionale). Più che la pressione maggiore in acque profonde e la sua incidenza sulle esche bilanciate o galleggianti, offrono spunti interessanti di confronto altri paramentri, su tutti il PH e l'effetiva composizione dell'acuqua.


Simone KB il 15/05/12
Bell'articolo, soprattutto per chi inizia o ha iniziato da poco. Una sola domanda: quanto è attendibile la prova di galleggiamento (soprattutto per il bilanciamento neutro) fatta nella classica bacinella, rispetto all'effettiva presentazione a 8/10 metri di profondità? Ovvero, quanto influisce la pressione dell'acqua e come si fa a tenerne conto. Grazie e complimenti per il lavoro che state svolgendo. Simone "Karpbusters"


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