Tecnica

Le dighe-parte 2

Di Lorenzo Luciani pubblicato il 04/07/12

Continuiamo il viaggio dedicato ai bacini artificiali con questa seconda parte in cui andremo ad approfondire le caratteristiche della prima zona dell’invaso: l’area a monte della diga. Quest’area è caratterizzata della presenza dall’immissario principale, fonte d’acqua primaria per il bacino, che grazie allo sbarramento artificiale costruito più a valle ha permesso la nascita del lago.  
In questa zona l'oscillazione del livello idrico influisce in modo evidente durante l'intero arco dell'anno; l'area, infatti, può passare della totale immersione in primavera, fino a ritrovarsi completamente prosciugata in autunno in seguito alla siccità estiva e alle necessità idriche previste dalla regolamentazione della diga. Quando l'invaso è al suo massimo livello, l’intera porzione del lago si trasforma comunque in un vero paradiso; le inondazioni a cui è soggetta l’area, causate dai temporali invernali e primaverili, ricoprono spesso per alcuni mesi, parzialmente o  interamente, la vegetazione terrestre circostante presente sulle sponde, creando un ambiente ricco di ostacoli sommersi che abbonda di nutrimento naturale. Questa è la zona ideale per insidiare i pesci dal periodo post-invernale fino ai primi mesi estivi, poiché sarà l’area dove le carpe migreranno con i primi raggi di sole primaverili in attesa della frega.
In questa porzione dell’invaso, la profondità del fondale è mediamente bassa, degrada generalmente in modo dolce ma è comunque possibile individuare sotto la superficie diverse irregolarità, sinonimo per noi di interessanti spot, come i gradini che sanciscono i vecchi argini del letto del fiume che spesso creano dislivelli di oltre due metri rispetto all’area circostante.
La profondità media del fondale oscilla dai 3 agli 8 metri, fino a superare i 10 metri nel letto del fiume; il fondale è spesso ricoperto da erbai e caratterizzato dai fusti degli alberi sommersi che creano ambienti suggestivi e ideali per insidiare le carpe.
Nel periodo primaverile, in questa zona, la temperatura dell'acqua è meno costante rispetto alle altre aree dell’invaso poiché oggetto di continue escursioni termiche, anche di 2/3 gradi nell'arco delle 24 ore; la bassa profondità del fondale permetterà infatti un rapido aumento della temperatura nelle ore di sole, ma l’acqua tenderà comunque a raffreddarsi altrettanto rapidamente durante la notte. Anche la presenza dell’immissario gioca un ruolo importante nella gestione della temperatura in tutta la zona; nel periodo primaverile, infatti, spesso a causa della prolungata assenza di giornate soleggiate, l’immissario, trasportando una massa d’acqua a temperatura inferiore, può raffreddare rapidamente la zona bloccando l’attività dei pesci; mentre, con l’arrivo del caldo e l’aumento della temperatura in tutta l’area, l’immissario  può rinfrescare la zona aiutandoci a mantenere i pesci in attività.

                    ESCHE E PASTURAZIONE

In questa situazione, l'attività delle carpe alla ricerca del cibo sarà concentrata nelle ore diurne e nelle fasce di maggiore escursione termica, pertanto, un'esca veloce, da un buon interscambio, si rivelerà la soluzione migliore; possiamo quindi orientarci su un buon birdfood scegliendo aromatizzazioni fruttate, cremose o speziate, sicuramente molto apprezzate dei pesci in queste aree e nel periodo primaverile. Laddove non ci sia una abbondante presenza di pesce di disturbo possiamo anche puntare sulle granaglie, sia per innesco che per pasturazione . Escluderei invece, inizialmente, composti al pesce o farine animali che a causa di una temperatura dell'acqua, ancora non troppo elevata e poco costante, si riveleranno meno redditizi.
L’abbondante presenza di vegetazione, che spesso ricopre il fondale, ci spinge ad utilizzare presentazioni snow man o pop-up per i nostri inneschi, composti preferibilmente da boile singole o doppie, comunque da un diametro non eccessivo; una doppia da 14mm o una singola da 20mm sono le scelte ideali.
Considerando la frenetica attività dei pesci nella ricerca di alimento in queste aree, la pasturazione intorno ai nostri inneschi dovrà essere mirata e non abbondante; andremo infatti ad insidiare le carpe vicino agli ostacoli, in un habitat dove i ciprinidi sono sicuramente presenti e non abbiamo pertanto bisogno di attirarli nel nostro spot o di arrestarne il passaggio.

 L’AZIONE DI PESCA

Individuare gli spot dove calare le nostre lenze è sempre un interrogativo importante, ma in un ambiente del genere abbiamo l’imbarazzo della scelta; possiamo calare nell’immediato sotto riva, nei pressi delle legnaie o della vegetazione sommersa, tenendo sempre comunque in considerazione gli importati gradini del letto del fiume, sicuramente frequentate dai ciprinidi in particolare nelle ore diurne.
A causa di un fondale pieno di insidie, siamo comunque obbligati a praticare strategie che prevedono l’uso di materiali resistenti per le nostre lenze, pertanto sarà necessario imbobinare sui nostri mulinelli qualche metro di shock leader e usare trecciati robusti per i terminali.
Durante l’attesa, sempre a causa della massiccia presenza di ostacoli, siamo spesso costretti a serrare  le frizioni dei nostri mulinelli per non lasciare la possibilità ai pesci di raggiungere agevolmente la vegetazione dopo l’allamata e la successiva fuga; specialmente in questi casi, per evitare spiacevoli inconvenienti, è consigliabile ancorare a terra il pod con l’ausilio di picchetti. Di conseguenza è meglio evitare di allontanarsi troppo dalle canne, montando il campo più vicino possibile per essere  subito pronti alla ferrata e ad un rapido recupero del pesce. Inutile sottolineare l’importanza del silenzio in questi ambienti dove è necessario più che mai evitare ogni tipo di rumore che possa allarmare le carpe.  
In un luogo così suggestivo e affascinante, anche l’osservazione gioca un ruolo importante e, con una minima dose di pazienza, sarà semplice individuare quei segnali, come salti o affiori dei pesci in superfice che saranno sicuramente d’aiuto per individuare i punti più redditizi.

Con l'arrivo dell'estate infine, l'acqua inizierà lentamente a ritirarsi lasciando queste zone completamente asciutte, concludo quindi con un piccolo consiglio; non appena possibile, è importante armarsi di fotocamera e fare un giro a piedi per il fondale ormai arido, fotografando i punti di interesse che torneranno poi utili l'anno seguente, quando il bacino salirà di livello, l'acqua tornerà a coprire interamente l’area e arriverà nuovamente il momento di tornare ad insidiare i pesci in questa zona.


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