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Le regole da cambiare

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 07/05/18

Questo ragionamento parte dalla constatazione che per pescare in certe zone d'Italia bastano 13 euro e si è a posto.

Con questa spesa ci si sente nella totale libertà di depredare i fiumi  senza temere multe, controlli e sanzioni. Prendiamo il caso più eclatante, quello del Polesine.

E’ la paradossale situazione creata del regolamento per il rilascio delle licenze di pesca.

Per poter immergere le lenze a mollo nei fiumi polesani, infatti, bisogna ottenere il permesso.

Per averlo, basta pagare l’apposito bollettino, con la tassa sulla pesca che finisce nelle casse della Regione Veneto. 

In base al regolamento, però, un cittadino veneto che vuole ottenere la licenza di pesca deve effettuare un versamento di 34 euro (gratuito, invece, per i minori sotto i 18 anni e gli ultrasessantenni). 

Mentre devono pagare appena 13 euro (circa un terzo rispetto ai polesani) i cittadini stranieri residenti all’estero che vogliono pescare nei fiumi polesani.

Assurdo regolamento non vi pare? Esattamnente l'ìopposto di quello che dovrebbe essere inunPaese normale ovvero, sei cittadino paghi poco per pescare nelle tue acque; sei straniero, ti frughi in tascxa e paghi almeno il doppio o il triplo. 

Faccio un esmepio semplicissimo e che conosco molto bene;  per pescare nelle acque da trote della Slovenia si paga una media tra i 39 euro al giorno fino ai 100 dell'Unec. Acque perfette, pesci ovunque e pesca strutturata pe rmetterti a tuo agio. Se hai la licenza locale paghi il 40% in meno su queste acque pregiate.

Da noi invece le parti sono invertite e si manifesta una evidente disparità di trattamento tra i cittadini ITALIANI e veneti e gli stranieri.

Se portiamo il discorso sul bracconaggio, che non necessariamente deve essere quello industriale che stiamo combattendo da anni e ma ci si limita ad esempio agli ancorettatori  che imperversano (rumeni, conesi, malesi, indiani etc..), e che con il loro comportamento cagionano danni gravissimi ai pesci (molti feriti vanno a morire sui fondali), capiamo che con  regole idiote si è aperta una falla enorme.

Questa chiaramente è solo la punta dell'iceberg che serve a dimostrare che chi ha scritto le leggi nel passato non era a minimamente interessato a salvaguardare fiumi e laghi ma, doveva solo rimpire un compitino. I danni di questa totale impreparazione adesso si rivelano mortali. 

Ecco, tra le tante regole da cambiare per risciorvere completamente la pesca sportiva c'è anche questo; restituire le acque ai cittaìdini, drle in gestione alle associazioni (con regole chiare e non interpretabili) e portare la pesca sportiva lontana dalle mai di vecchi geriatri che guardano solo il passato (che non esiste più) dimenticando di lasciare spazio a chi invece avrebbe idee e soluzioni.


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