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Le orrende visioni

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 05/01/17

Orrende visioni

Navigo sui social come spesso mi accade e mi imbatto in una foto postata dal Movimento GSI che ritrae un mercato ittico ben noto alle cronache e che non menziono perché scatterebbe la querela in tre secondi (così si difendono gli indifendibili come più volte ho provato sulla mia pelle…).

La foto parla da sola in modo talmente forte che non serve un ittiologo o un esperto di pesca per capire che al suo interno ci sono chiari indizi di reato talmente…chiari….da essere sufficienti a far compiere una bella ispezione al mercato, sequestrare tutto e fermare ogni attività. Mai che un bel Magistrato ci mettesse la testa in queste situazioni.

La foto è è un esploso delle stesse cose che vidi al mercato Esquilino dove accompagnai la giornalista del TG2 per un servizio andato in onda. Anche in quel caso l’evidenza dei reati era chiarissima e a questa si aggiungeva il fatto aggravante che alcune delle carpe esposte in bancarella fossero VIVE!

Dissi che dovevamo legare un agnellino nello stesso modo est esporlo su un bancone per vedere una reazione feroce da parte della gente che sui pesci ha un giudizio assolutamente discriminatorio.

L'evidenza del reato nella foto che pubblico a titolo di questo piccolo sfogo sta nel vedere un temolo russo completamente rosso. La colorazione rossa del pesce sulla pancia (solitamente bianca o coloro crema) indica indiscutibilmente l’uso della corrente ELETTRICA per la quale è previsto il penale. Analogamente per una carpa che si vede perfettamente bene.

Altro aspetto che deve essere evidenziato è che i pesci “elettrificati” (reato, ribadisco da codice penale) hanno gli occhi fuori dalle orbite.

Ora, sorge spontanea una riflessione. Ma il mercato in questione non si fa domande sulla provenienza del pesce? Se non se le pone è corresponsabile e il direttore ne dovrebbe rispondere in ottima persona indicando chiaramente da chi e come arriva questo materiale.

IL secondo passo è d’obbligo  e spero che il furto ci riservi al possibilità di compierlo; non si esporta i nostro pesce in NESSUN Mercato. Non si vede come mai le nostre acque possano essere oggetto di commercio e sopratutto, bisogna colpire chi ha permesso questo.

La tragica situazione in cui ci troviamo ha nomi e cognomi che si stanno mantenendo a quota periscopio ben sapendo che monitoriamo ogni mossa provando disgusto alla semplice idea che abbiano favorito una situazione come quella in cui viviamo per una impostazione talebana assolutamente di parte e priva di ogni fondamento. 

E’ triste constatare che quando mi feci delle profonde litigate con quello che consideravo il mio maestro, Gian Domenico Bocchi e con il quale da allora non ebbi più alcun rapporto, avevo assolutamente ragione. Ma la ragione si da ai fessi e sinceramente in questa situazione siamo in tanti a sentirsi fessi constatando che quelle che erano considerate “visioni”, si sono trasformate in orrenda realtà


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Commenti

walter il 05/01/17
Uno schifo nauseante!!!!!!Un ennesima presa per il culo per i poveri pescatori. Questi sono i controlli in Italia. Non si sa, ovvero non si vuole far sapere la ramificazione di questa"fabbrica" del bracconaggio e tutto questo a scapito delle nostre acque, con la densità ittica ormai ridotta quasi del 50%. Un muro di gomma!!!!!!! Ma dove può andare un Paese , nel quale è sotto gli occhi di tutti il continuo crimine ambientale,se continua a viaggiare nell' indifferenza? Ciao Roberto Walter


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