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Le lacrime facili

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 06/01/17

Noi di Carponline abbiamo deciso di condividere subito l’articolo riguardante le presunte minacce armate durante un incontro ravvicinato tra i bracco lipoveni e una gruppo di tutori volontari delle legalità. C'è molto piaciuto il tono usato dall'UPE che come sappiamo è in primissima fila nella lotta contro i bracco.
Ci sono elementi che fanno stringere i pugni dalla rabbia perché davanti ad atti di generosità estrema come quelli compiuti da chi dedica il suo tempo a difendere le acque, vi è un nemico che è indegno anche semplicemente di essere chiamato tale.
Lo avevamo visto nelle interviste in cui si dichiaravano vittime piagnucolanti della cattiveria italiana che toglieva loro il pane dai denti.
Avevamo visto le scene strazianti davanti alle telecamere mentre sulla sfondo fiammeggiavano Audi A8 nuove di zecca.
Abbiamo visto i piagnistei mentre apparivano immagini sui social in cui questi individui sventolavano mazzetti di banconote da 100 e 500 euro.
Dobbiamo stare tutti molto attenti perché questa gente ha il pianto facile e in un attimo si atteggia a vittima e riesce anche ad ottenere una forma di ragione.
In realtà sappiamo che ci troviamo davanti a gente senza scrupoli che ogni singolo giorno elettrifica decine di chilometri delle nostre acque e non viene fermato per la semplice ragione che in questo momento non esiste nessuno preposti al controllo e alla deterrenza.
Continuano indisturbati se non fosse che ci sono manipoli di volontari che ci provano.
A questo punto visto che i livello dello scontro è salito deve intervenire l’Autorità Nazionale ovvero il Ministero degli Interni perché è chiaro che questo è un problema di Ordine Pubblico e come tale deve essere gestito.
Ma viene da stringere i pugni a mettere insieme tutta la storia che non finiremo mai di raccontare che ogni giorno si impreziosisce di nuovi elementi, velate confessioni, rivelazioni illuminanti che non fanno altro che confermare che dietro a tutto questo c’è stata una precisa regia nazionale.
Un piano ben studiato che ha una precisa collocazione geografica, alleanze “casualmente “coincidenti con la stessa località.
Non è un reato certamente pretendere che la Magistratura faccia chiarezza perché si sono mossi molti soldi ma è stato distrutto un ambiente e messo in ginocchio un intero comparto industriale; quello della pesca sportiva.
Sarà la FIOPS, lo spero vivamente, a muovere i passi affinché si blocchi in qualche modo tutto questo disastro ma toccherà alla Politica nazionale dire basta a questo scempio che ha un nome ben preciso: commercio del pesce.
Si deve fermare questo processo di trasformazione che porta un bene pubblico come i nostri pesci delle nostre acque ad essere catturato e ridotto a pellets per animali in qualche schifosa fabbrica rumena magari costruita proprio per dar vita a questo demenziale progetto.
Cari amici volontari, attenzione a non cadere nel tranello perché questa gente fa del vittimismo e della lacrima facile uno stile di vita che risale alla notte dei tempi. Evitiamo di  essere strumentalizzati perché la gente non capirebbe a farebbe sempre il tifo per chi piange più forte e meglio. Loro sono maestri in questo.


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Commenti

Domenico Curcio il 07/01/17
Bisogna fare dei pellet con i bracco e le loro famiglie, non coi pesci....... Cagvegnamelacancar!


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