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Le contraddizioni.

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 22/02/18

E’ appena finito Carp Italy con la sua scia di entusiasmi ma anche con la necessità di segnalare le cose che appaiono in contraddizione che sono balzate all’occhio dei più attenti.

La situazione della pesca alla carpa nel nostro Paese è estremamente complessa per varie ragioni; abbiamo acque massacrate, leggi inadeguate, limitazioni e vincoli.

Il movimento al suo interno è spaccato da posizioni rigide e inutili anche se poi la realtà dei fatti parla chiaro; il bracconaggio sta spostando una enorme massa di appassionati verso le acque chiuse rispetto a quelle libere. 

Da qui nasce una polemica sterile che non tiene conto di una cosa fondamentale; non è una guerra di religione o politica ma semplicemente banalmente, pesca sportiva. 

Per questo, ogni contrapposizione è ingiustificabile così come lo sono le varie minacce di prendersi a botte che hanno preceduto la fiera tra gruppi di facinorosi di scarsissimo quoziente intellettivo. Personalmente sono stato anche fermato da un guappetto che mi ha chiamato con un “aaabbello….” insultato sulla sua piccola pagina FB  chiedendo  lumi su un laghetto a pagamento per il quale avevo giustamente richiesto, come tanti altri, prova di un trasporto irrituale di carpe. 

Non a caso il venerdì era prevista una conferenza dell’avvocato Ruscelli sulla diffamazione a mezzo internet ma chiaramente non poteva essere questo il caso, non ho tempo da perdere con i bulletti. 

Continueremo a denunciare sulle pagine di Carponline tutti i casi sospetti, tutte le situazioni che appaiono illegali e tutti i casi in cui appare evidente lo spostamento delle carpe. 

Significa che i laghi che hanno comportamenti virtuosi  troveranno sempre spazi promozionali, per gli altri, no. 

E invito tutti a segnalare, come molti fanno, tutti i casi di spostamenti irrituali di pesce

Di ben altro spessore, sebbene intimamente legato al bracconaggio è invece il discorso legato alla pesca  professionale per la quale abbiamo volto mettere in piedi una conferenza;  quella del sabato, quella tradizionale del Carp Italy poiché crediamo che la pesca professionale in acque interne sia un problema che colpisce tutti gli appassionati. 

Da Nord a Sud ci sono reti che devono essere proibite.

Del bracconaggio ne abbiamo parlato in mille salse, non vi è nulla di nuovo da sapere e da dire se non che, come ribadito mille volte, che le pene non sono un deterrente.

L’ho scritto sin dal giorno in cui la legge è uscita,  ma non è colpa del mondo della pesca se è uscita così!! Intanto c'è una legge sebbene come è fatta in questo momento non serve ad una mazza.

Inutile sbandierare vittorie che non ci sono; i bracco stanno facendo quel che vogliono.

Analogamente il meritorio memorandum Fipsas-Arma dei carabinieri che è una eccellente iniziativa, non serve a nulla se quando chiamati, i CC non arrivano oppure  hanno e mani legate da leggi inadeguate.

Meglio allora parlare di un argomento che forse non è sentito così tanto al nord se non fosse intimamente legato al bracconaggio, quanto al Centro Sud; la pesca professionale

Per il convegno, ho avuto spunti ed aiuti da diverse persone che rimangono nell’anonimato e che ringrazio di cuore. 

Finalmente abbiamo parlato di acque differenti da quelle del Nord est che in questo tre anni hanno avuto attenzioni giustificate dall'emergenza ma che ora devono essere affiancate dalla consapevolezza che i bracco e le reti sono ovunque.

Abbiamo avuto casi eclatanti come quelli del Salto, ci sono problemi su tante acque e reti che tolgono pesce in quantitativi almeno 100 volte superiori a quelli di soli 10 anni fa. 

Eppure, la conferenza ha avuto una partecipazione numerosa ma, assolutamente non in linea con quelle degli anni passati. Sembra incredibile che in sala il sabato ci fossero poco più di 120 persone mentre sotto, c'era una ressa di gente che si accaparrava boilies scontate. Se non ci saranno più pesci allora le boilies non serviranno proprio a nulla in un futuro abbastanza vicino per cui, sarebbe meglio "sapere" cosa accade nel nostro mondo e partecipare.

Altrimenti non ci si lamenti se le cose non funzionano e sopratutto , non si critichi l'operato di chi fa.

La cosa mi demoralizza non poco e mi porta a riconsiderare l'impegno in materia per il futuro; forse non vale la pena mettersi in gioco ed è arrivato il momento che nuove forze prendano il controllo. Se ce ne sono.

Una riprova di una situazione di distacco dalle vere problematiche della pesca l’ho avuta il giorno seguente. 

Altra conferenza importantissima è stata sulla nuova legge depositata in Senato e che andrà a sostituire quel Regio decreto del 1931. 

Un momento importante perché la nuova legge sancisce una serie di concetti basilari tra cui il pesce considerato come bene indisponibile dello Stato, la differenza tra le varie acque e finalmente il concetto di acque in cui la presenza di alloctoni è tale da essere irrecuperabili. 

Concetti da sottoscrivere, da spingere e aiutare eppure alla conferenza non c’erano molti appassionati. Anzi.

Qualcuno potrebbe obbiettare che l’argomento è così complesso e ben poco affascinante ma, è il futuro del nostro hobby ad essere protetto. 

Non interessa limitare la pesca professionale e vedere nascere una nuova legge? 

A Brescia, meeting al quale non ho partecipato perché non invitato, qualcuno ha posto una serie di critiche assolutamente improduttive basate sul fatto che la nuova legge non era stata concordata con le tante associazioni nazionali e locali. 

A me pare francamente una posizione sbagliata e soprattutto denota una scarsa conoscenza di come funziona le leggi della pesca nel nostro Paese. 

La legge è la cornice dentro la quale le regioni devono poi scrivere; scritta una proposta di legge, come ribadito, assolutamente migliorabile e definita, si mettono da parte gli egoismi di parte e le vicende locali e ci si allinea e collabora fattivamente. 

Avevamo sviluppato un testo di legge con il Basco, Galigani e Zurma circa 2 anni fa; non è stato preso in considerazione ma non per questo mi sento di dover essere critico su un lavoro egregiamente svolto da altri e probabilmente, più consono con la struttura delle Regioni. 

Forse a molti critici non è chiaro che la barca su cui navighiamo è la stessa per tutti. Il problema è trasversale e non tocca una categoria rispetto alle altre, ci fa affondare tutti; appassionati, aziende, riviste, televisioni.

Il segnale di collaborazione tra Fiops e Fipsas è un chiaro segnale per chi rema contro. Non esitono alternative.


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