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Qualcuno l'aveva detto....

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 19/12/16

Questo attacco indemoniato verso le nostre acque era stato ampiamente previsto da una serie di uomini che in passato sono stati additati come fanatici visionari.

Tra questi, alcuni esponenti dell'alllora Gruppo Siluro Italia, ora Movimento che sin dalla sua nascita divenne una vera spina nel fianco della consuetudine. Quest era basata sul fato che le acque le gestivano alcune associazioni mediamente di radice politica, spesso totalmente avulse dal mondo reale della pesca sportiva oppure, dalla federazione che era impegnata a svolgere i suoi compiti istituzionali (agonismo) piuttosto che relazionarsi con il mondo della pesca ricreativa. Non biasimo nessuno, era la prassi eppure ma le cose stavano cambiando rapidamente e ben pochi, se non i "fanatici" citati qualche riga fa, se ne erano accorti.

La minaccia lipovena venne preceduta da una lunghissima serie di email e post su FB, di cui custodisco anche io copia gelosamente in un Ipad, in cui tutto era preannunciato, applaudito e augurato. TUTTO.

L'accordo SoGeMi era stato definito "benedetto".....Chi lo criticava, era un pazzo.

Sembrava francamente impossibile pensare che si realizzasseo questi deliri frutto di una visione totalmente sbagliata, settaria, isolazionista, talebana e patetica della pesca sportiva.
Da qualche remo del NOrd est c'era chi predicava una pesca fatta a settori; il canale tal dei tali adibito per il carp, quello xy per lo zander, l'altro per la pesca al colpo.
Una follia totale che significava solo una cosa; ghettizzare la pesca, rinchiuderla in bacini chiusi, toglierle il respiro che la rende meravigliosa, distruggere il sogno di libertà e di entusiasmo che si cela dietro ogni singolo istante che viviamo per questo splendido hobby.
Lo dico forte, lo dico chiaro con la potenza che i miei 50 anni di pesca mi concedono di dire, senza un minimo di presunzione.
Sfido i teologi di questa follia ad ripondermi se ne hanno i titoli.
Io, ho visto le acque italiane dagli anni sessanta ad oggi.
Nel 1967 ero con mio nonno a pescare nel Po ed era meraviglioso.
Ora non lo è.
In quegli anni Mario Albertarelli scriveva i suoi capolavori e descriveva un mondo che NON ESISTE PIU'! Ma, analogamente, io pescavo nel Nord Est negli anni '70 e se rivedo il Sile, il Piave, il Brenta e lo confronto con ciò che vedo oggi mi rendo conto che NON ESISTE più! Inutile quindi parlare di eradicazioni, di progetti di biodiversità, di immissioni di storioni, di pighi e di lasche.
Quei fiumi non esistono più ed ora, anzi, da almeno 25 anni, abbiamo altro e va accettato.
Indietro non si torna.
Leggere quelle follie che per caso mi sono tornate in mano, quelle premonizioni (???), quelle frasi sconnesse sono un insulto che dovremo rendere noto prima o poi e lo faremo quando avremo raggiunto una unità di intenti chiara e inossidabile.
Chi denunciava quelle situazioni è stato sbeffeggiato, deriso e quasi messo alla berlina. GSI era fumo negli occhi per una intellighenzia che non riusciva a vedere e capire che sarebbe toccato ad ogni corso d'acquae tutti ne avrebbero pagato le conseguenze. Ora siamo al disastro e la chiamata alle armi che è stata fatta oltre dieci anni fa suona come beffarda, tardiva come sono tutte le volte che qualcuno arriva a dire "te l'avevo detto...".
Ora ci si muove ma verifico che ancora non ci si rende conto delle dimensioni del fenomeno.
Loro, i bracconieri stanno distruggendo tutto; sono al Bilancino, Corbara, Alviano, Campotosto, Isola Liri, ai laghi della pianura Pontina, sui nostri fiumi.
Nessuno è esente eppure, sotto Firenze (diciamo così), non mi pare esista una presa di coscienza. Troppo impegnati  a scrivere corbellerie sui social per capire che no è uno scherzo.
Forse è il caso che la gente si svegli e ne prenda conscienza.
A noi, era stato detto e troppi non ci avevano creduto.
E abbiamo perso i  nostri pesci e fatto morire parte del sogno che ci ha tenuto per mano per tanti anni; la pesca.

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