Tecnica

L'amour toujours

Di Thomas Santandrea pubblicato il 25/07/17

La carpa erbivora o più comunemente amur ha origini asiatiche e prende il nome proprio dal fiume in cui nacque, ovvero il fiume Amur. Appartiene alla famiglia dei ciprinidi e fu introdotto in Italia nel secolo scorso.

È un pesce meraviglioso di una forza davvero unica, ha il corpo di forma cilindrica affusolata con una coda possente che ne garantisce una forza e una velocità unica. In certe condizioni può raggiungere anche i quaranta chili di peso per una lunghezza di centoventi centimetri.

In Italia è molto conosciuto in quanto è presente in diversi fiumi, laghi e canali del centro nord, si adatta a qualsiasi tipo di acqua e la riproduzione avviene solo in determinate situazioni di temperatura e ossigenazione dell'acqua molto buona, inoltre avviene in età avanzata circa ad otto/dieci anni di vita. È molto ambito dal carpista medio che aspira almeno una volta nella vita a catturarne un esemplare. Si nutre abitualmente di alghe ed erbe acquatiche ma non disdegna assolutamente i microrganismi acquatici soprattutto invertebrati, prevalentemente la sua alimentazione è a base di vegetali tanto è vero che l'esca migliore per insidiarlo è il mais.

Con il passare degli anni e con le abitudini dei carpisti ha iniziato ad alimentarsi di tiger nut e boiles che rappresentano tutt'oggi un'esca molto gradita dagli erbivori. Avere a che fare con uno di questi bellissimi pesci significa provare emozioni forti, il combattimento è davvero divertente e soprattutto non scontato. Portare a guadino un amur di grosse dimensioni non è affatto semplice, la sua forza e velocità mette a dura prova le nostre attrezzature, a volte anche la nostra schiena.

Solitamente le sue partenze non sono fulminee e veloci e avvengono in calata, ovvero cerca di venire incontro al sotto-riva, allentando il filo, di conseguenza sarà di vitale importanza ferrare decisi dopo aver portato il filo in tensione; una volta ferrato inizia il combattimento, fatto di ripartenze fulminee fino allo sfinimento. Una volta a guadino dovremo essere bravi e veloci a metterlo in rete e fare molta attenzione perché spesso con degli sbalzi incredibili riesce a saltarne fuori, se non siamo pronti potremmo avere delle brutte sorprese.

Nella mia vita di pescatore ormai ne ho viste di tutti i colori, guadini spezzati, reti completamente lacerate e rotte proprio da questi esemplari che una volta messi nel guadino si dimenano con una potenza incredibile. L'amur è un pesce più unico che raro e nel combattimento impiega tutte le sue forze fino quasi allo sfinimento, ci renderemo conto che una volta posato sul materassino sarà davvero sfinito e dopo una foto veloce dovremmo averne davvero cura e rilasciarlo in maniera delicata facendolo ossigenare sul pelo dell'acqua fino a quando non sarà di nuovo in forze e prenderà il largo. A differenza della carpa che aspira l'esca, l'amur aggredisce in modo deciso la nostra esca di conseguenza i terminali vengono costruiti a posta per gli erbivori.

L'esca dev'essere molto più vicina alla curvatura dell'amo rispetto ad un hair-rig normale costruito per la pesca alla carpa comune. Utilizziamo ami robusti e molto affilati, le mascelle dure e forti rappresentano un duro banco di prova per i nostri ami.

È inutile dire che bisogna essere preparati alla pesca all'amur, attrezzature e soprattutto guadini e materassini devono essere all'altezza, capienti e robusti.

Utilizziamo se è possibile guadini ampi e di forma rotonda con telaio totalmente in alluminio, i comuni guadini da carpfishing con la parte superiore fatta in cordura rendono ancora più facile una fuoriuscita eventuale del pesce dopo la “guadinatura”. Una volta posato nel materassino non dovrà avere nessuna possibilità di cadere e rischiare la sua incolumità. Ricordiamoci che è un pesce delicato e va trattato come tale, cerchiamo di averne cura sempre.

 


FacebookTwitterGoogle+Invia per email

Collabora


Ti potrebbero interessare anche:








Inserisci un commento

(La pubblicazione è soggetta ad approvazione da parte della redazione.)