News

Lago del Salto, salta l'ecosistema?

Di Redazione pubblicato il 01/09/17

Il più grande lago artificiale del Lazio rischia di morire. Si tratta del lago del Salto, creato nel 1940, che richiama migliaia di pescatori professionisti e sportivi, diventando così nel corso degli anni un’autentica perla per la pesca sportiva, in particolare per gli amanti delle carpe e dei lucci, e dunque nevralgica per l’indotto turistico del Reatino. 

Ma ora sembra essere esploso un vero braccio di ferro tra i gli amatori e alcuni pescatori di professione. Al di là dell’allerta siccità che ha messo in ginocchio tutto lo stivale, il casus belli sarebbe il prelievo incontrollato da parte dei professionisti con le reti, che avrebbe modificato l’ecosistema del lago. 

Si rischia il disastro ambientale? Sì, secondo molti amatori. Anzi, la pesca con le reti non sarebbe ecosostenibile. Semplice: la biomassa è scesa a tal punto da minare in maniera decisiva la pesca sportiva, creando un serio danno appunto anche all’indotto che gode tutto l’anno degli amanti della pesca di lucci e carpe. 

Il depauperamento è iniziato diversi anni fa e ha riguardato i persici, le carpe ed i lucci. Si sarebbe concretizzato attraverso una concomitanza di fattori, riconducibili in queste presunte criticità: nessun controllo sull’attività di pesca professionale, l’assenza di studi volti a valutare l’effettiva sostenibilità ambientale e la mancanza di ripopolamenti ittici e di periodi di fermo.  

Occorre, però, fare una distinzione: gli sportivi praticano il Catch & Release, ossia la cattura e il rilascio. In sostanza, la loro attività consiste nel ricostruire con video e immagini l’attimo della cattura del pesce, meglio ancora se acrobatica, per poi trasmetterla successivamente sui canali social, seguitissimi da fan e colleghi. Invece il sostentamento dei professionisti passa, appunto, attraverso la pesca e il suo commercio. 

Intanto la Federazione italiana operatori pesca sportiva ha iniziato a gettare il sasso nello stagno, allarmando anche le istituzioni e, in primis, la Regione Lazio a cui è delegata la gestione dei laghi.  

“Si sta verificando un depauperamento indiscriminato e con modalità spesso illegali di ogni specie ittica. I responsabili non sono bracconieri o malviventi ma i pescatori professionali che frequentano lo specchio d’acqua”. La denuncia arriva direttamente dalla Fiops, insieme all’associazione Spinning Club Italia, che hanno presentato congiuntamente un’istanza alla Regione Lazio per richiedere misure immediate e urgenti volte a conservare il delicato ecosistema. 

“La pesca sportiva – spiega il direttore della Fiops, Francesco Ruscelli – è un’attività praticata in Italia da circa due milioni di persone e muove un indotto economico superiore ai due miliardi di euro. Con la valorizzazione di tale attività si può creare anche un volano aggiunto all’economia dei territori. Vi sono studi che dimostrano come un chilo di pesce pescato da un pescatore sportivo valga oltre 100 euro (ed il valore si moltiplica per lo stesso pesce in caso di pratica del no-kill) mentre un chilo di pesce pescato da pescatori professionisti vale dieci volte meno. E questo, a maggior ragione, nelle acque interne”.

Cosa starebbe avvenendo al Salto? “La pesca professionale deve essere svolta in modo compatibile con l’ittiosistema locale, in equilibrio con le esigenze della pesca sportiva. Questo, al momento, non avviene e su questo chiediamo alle istituzioni di intervenire e di far sentire la loro opinione in proposito e soprattutto di adottare delle norme di regolamentazione che limitino i danni e valorizzino le opportunità”.

Anche perché, qualora non accadesse, gli sportivi potrebbero presto dirottarsi altrove. Un esodo che sarebbe la spada di Damocle per le strutture ricettive locali.   


FacebookTwitterGoogle+Invia per email

Collabora


Ti potrebbero interessare anche:








Inserisci un commento

(La pubblicazione è soggetta ad approvazione da parte della redazione.)