Itinerari

Lac de Curton- Francia

Di Gigi Negri pubblicato il 09/11/11

Nonostante gli articoli già scritti e le numerose ed eloquenti fotografie apparse sulle riviste e sul web, molti carpisti continuano a snobbare le Lac de Curton  ostinandosi a paragonarlo ad uno dei tanti e tipici laghi a pagamento  presenti  in Italia: semplici cave prive di qualsivoglia ostacolo e velleità tecniche,  riempite d’acqua e di numerosi “pesci foraggio” per carpisti spensierati. Ebbene, se appartenete a questa schiera di carpisti, sicuramente non conoscete Curton e state continuando a perdere una grande occasione, forse l’unica, per poter veramente saggiare il carpfishing ad altissimo livello! Ho iniziato l’articolo con questo ammonimento con l’intento di evitare a voi ciò che è semplicemente accaduto a me nel lontano 1994, quando venni a conoscenza di questo luogo allora sconosciuto nel nostro paese; in quel periodo ero talmente arroccato sulla mia posizione da “estremista di acque libere” che, quando seppi che questo era un lago a pagamento, decisi di disertarlo a priori. Quando però - circa 4 anni fa – ne vidi una foto, mi apparsero talmente lampanti le diversità con i nostrani laghi, così come le  potenzialità, da farmi spazzare via totalmente ogni pregiudizio. Naturalmente, da li a poco mi trovai in viaggio con destinazione Curton!

In verità, dopo alcuni tentativi iniziali non molto produttivi in termini di catture  ma prolifici sotto l’aspetto dell’accrescimento del bagaglio tecnico, mi ero ripromesso che il 2009 sarebbe stato l’anno giusto  per intentare il “colpaccio” a qualcuna delle tante “big carp” francesi! Le premesse furono buone perché, dopo una attesa di quasi  un anno e mezzo, ero riuscito ad avere delle postazioni dalla ottima reputazione. Nonostante ciò, le prime due uscite non mantenerono fede alle aspettative perché produssero un gran numero di carpe (ad agosto, nella postazione n° 21 ebbi ben 34 partenze!)  ma nessuna dalla taglia davvero rilevante; ero però consapevole che la chance più importante l’avrei avuta  qualche mese più avanti, nella “mitica” postazione n°19 e ciò mi era di notevole conforto. Sì,  non so come era stato possibile ma, per una favorevole “combinazione astrale”  (da qui il buon presagio!),  mi trovai assegnata questa magnifica postazione in un periodo  che io ho sempre ritenuto prolifico qual è  il mese di novembre. Al solo pensiero di poter finalmente pescare nella postazione che preferivo, normalmente e non a caso  monopolizzata dai più grossi carpisti di tutto il mondo, mi inquietava ed intrigava allo stesso modo!

Prossimo al fatidico momento o meglio,  a soli due giorni dall’agognata partenza -  come spesso mi accade - non ero ancora riuscito a preparare uno stralcio di attrezzatura, talmente mi trovavo “incasinato” con il lavoro. Da li a poco poi, appresi che Rossano,  il mio amico, socio ed  in questa avventura deputato a condividere con me la postazione, per lo stesso motivo era costretto a darmi  forfait. Preso atto degli avvenimenti avversi decisi comunque di partire condividendo  veicolo e viaggio con l’amico Riccardo, in pesca assieme all’altro socio Andrea nella postazione n° 21 proprio  nello stesso periodo.

Arrivato l’agognato giorno e caricato “alla morte” il furgone di Riccardo, dopo ben 14 ore di viaggio arrivammo - distrutti ma entusiasti - ai saluti di rito con il mitico Pascal  con allo sfondo il  lago dei desideri qual è Curton. La postazione n°19 era ancora occupata da due ragazzi inglesi, molto simpatici e disponibili che, incalzati dalle mie domande, mi informarono delle scarse catture effettuate nei sei giorni trascorsi in luogo, per un totale di 12 partenze,  4 delle quali senza risultato e con la cattura più importante di 24 kg; nonostante i numeri di tutto rispetto, continuavano però a ripetere che la battuta di pesca non era stato loro favorevole.…..  neanche avuto il tempo di finire l’affermazione che uno dei loro segnalatori iniziò a “strillare”. Dopo una pronta ferrata ed un breve recupero, il pesce si intrecciò su di un albero sommerso tanto che, dopo qualche imprecazione di rito, l’inglese si trovò costretto a salire in barca. Arrivato sul punto d’incaglio (non senza qualche peripezia di troppo) ed effettuato  un classico “ tira e molla” con tanto di bastone per rompere i rami, in breve riuscì a liberare il pesce e a compiere la guadinata. Il pollice alzato in segno di successo anticipava ciò che sarebbe stato evidente a riva: una carpa che alla bilancia segnò ben 28 kg, per sua ammissione,  il pesce più grande catturato in dieci anni di  pesca a Curton e record personale! Il giorno seguente -  l’inglese -  nel compiere  le operazioni di smontaggio  mi chiese notizie sul mio compagno di pesca; quando riuscì a capire (nonostante il mio pessimo english) che avrei pescato da solo, con eloquenti gesti della mano mi fece capire che ero pazzo  e che non c’e’ la avrei mai fatta da solo in quella postazione!

Scoraggiato? neanche un pò ed non appena liberata la piazzola, il tempo di salutare i due anglosassoni  che ero già a scandagliare il fondale; circa quattro ore dopo avevo posizionato le canne e da li a pochissimo tempo, montato le tende e sistemato tutta l’attrezzatura in modo certosino. Considerato che ero da solo, tutto doveva essere prontamente reperibile e funzionante perché  nessun’altro  avrebbe  potuto colmare qualsivoglia dimenticanza.

Un piccolo ristoro non sviò la mia attenzione dal fatto che nel frattempo era iniziato a piovere intensamente e che si era alzato un vento assai fastidioso. Terminata la cena e bevuto  una tazza di caffè, iniziai ad “intripparmi” il cervello bombardandolo di domande, le solite  quando si decide di sfidare acque di questa difficoltà e potenziale: Sarei stato in grado di compiere davvero  tutte le operazioni di pesca da solo? Nell’eventualità di una partenza era conveniente uscire in barca  oppure provare a recuperare da riva? Gli spot individuati erano giusti? E la scelta delle esche? Stanco e coricato sul lettino, continuavo poi a ripassare mentalmente i gesti che avrei dovuto compiere in caso di una  “partenza” e ad esaminare la particolare  tecnica vista dall’amico inglese che, con un gesto stilisticamente poco ortodosso ma efficace, ferrava  per poi indietreggiare con la bobina del mulinello bloccata dalla mano fin quando il pesce non veniva letteralmente “tirato” fuori dagli ostacoli. Inutile negarlo, la mancanza di ausilio ed il fatto che a Curton  si pesca a ridosso degli ostacoli, con la frizione quasi completamente serrata e, per questo motivo,  la canna bloccata a terra, mi preoccupava molto. Solo il sonno riuscì a porre termine alle mie angosce e frustrazioni!

Verso le tre del mattino seguente, la pioggia diminuì sensibilmente per poi smettere completamente  proprio nel momento in cui il segnalatore iniziò a suonare all’impazzata; mai mi sarei aspettato una abboccata alla prima notte di pesca ma, nonostante il fattore sorpresa  e  lo stato di semi-incoscienza in cui versavo, riuscii ad agire prontamente. Infatti, in un attimo mi fiondai sulla canna e, dopo una moderata ferrata, iniziai ad indietreggiare e a recuperare prendendo spunto proprio dalla tecnica appena acquisita dall’inglese. Dalla forte opposizione capii subito che non si trattava di un pesce di piccola taglia ma, con il cuore in gola ed un “tira e molla” estenuante durato circa un quarto d’ora, riuscii comunque  a portare il pesce  sotto riva. Contrastati gli ultimi e violenti tentativi di fuga, il pesce emerse mostrando il suo notevole fianco, forse in segno di arresa ma non ancora incondizionata. Un’ulteriore attacco alle mie oramai malridotte coronarie ed un più che opportuno stropicciamento degli occhi, non riuscirono comunque  a compromettere  la mia reazione agli ultimi vani tentativi di fuga della “bestiolina”, tanto che pochi istanti dopo una enorme carpa - salpata da una distanza di circa 140 mt da riva -  stazionava oramai esausta all’interno del guadino: Che visione ragazzi!!!!

Ad una prima occhiata stimai la carpa intorno ai 28/29 kg ma poi, quell’insolita fatica  nell’alzarla e nel compiere le altrimenti “normali” operazioni di adagiamento sul materassino (non vi dico quali peripezie ho dovuto affrontare!)  mi fece capire che avevo a che fare con qualcosa di insolito. Mentre ammiravo quella meravigliosa creatura rilassarsi sul materassino, telefonai immediatamente  a Riccardo per chiedergli di venirmi  ad aiutare a pesare il pesce e a fare le foto di rito. Quando Riccardo arrivò capì immediatamente che genere di impresa ero riuscito a compiere….

Pesato e fatta la tara dello sling,  il pesce faceva segnare ben 32kg!!  Ero talmente appagato dall’impresa che me ne andai a letto senza neanche riposizionare  la canna vincente!

Dal giorno seguente  il vento divenne ancora più intenso tanto che Riccardo ed Andrea alla postazione 21 non riuscirono neanche a stare in pesca. Le catture risentirono di questa situazione e la mia rimase l’unica di rilievo  per i due giorni successivi.

Il quarto giorno di pesca però decisi di calare  nuovamente  le canne su due spot appena individuati, sfidando poi vento e  pioggia incessante per  tutto il giorno. Verso le 9 di sera però si verificò una scena già vissuta perché,  proprio nel momento in cui il vento calò partì nuovamente la stessa  canna con cui avevo preso la  big carpa.  Non mi chiedete come e perché (tanto l’avrete già intuito!)  ma io in quel momento stazionavo proprio davanti alle canne pronto come un falco alla ferrata. Anche in questo caso, dall’estenuante combattimento intrapreso mi resi subito conto che si trattava di un pesce dalla taglia importante, molto importante!  L’ostinazione della carpa nel voler dirigersi (che fughe e con quale potenza!!)  verso un ostacolo presente nel sottoriva mi costrinse persino ad entrare in acqua  e senza barca, decisione poi risultata decisiva per portare a guadino  un’ altra madame!  Adagiata sul materassino,  mi resi immediatamente conto che probabilmente ero riuscito a compiere un’altra vera e propria impresa: in effetti, con l’aiuto del fido Riccardo costatai che il mio presentimento era giusto perché questa volta la “bestiolina”  alla bilancia  segnava ben 33kg!

Finita qui l’avventura? Ma che,  “quando il c..o gira – gira davvero”  si dice dalle mie parti, ed infatti…

Il giorno seguente persi un pesce veramente “inferocito” che -  dal modo  di tirare  stimai di grossa taglia, forse simile a quelli già catturati; comunque, la mattina successiva la sveglia me la diede una stupenda comune di kg 28,  anche questa caduta su un innesco composto da una doppia boilie affondante da 20 mm di mia produzione,  aromatizzata  allo squid e asafoetida e basata su mix allo squid,  boilies risultate davvero devastanti in queste acque!

Tanto per rendervi conto sullo “stato di grazia”  con il quale ho vissuto questa magnifica esperienza, vi è il fatto che  il giorno seguente, al telefono, nel mentre ero intento a raccontare a Rossano di uno spot bellissimo individuato sotto riva e della mia ostinata convinzione sul suo potenziale, tanto da lasciarci calato un terminale ininterrottamente per 3 giorni (ma che  fin  quel momento non aveva dato frutti…), un avvisatore iniziò ad impazzire ed indovinate quale?; la conversazione venne interrotta proprio per la violenta partenza avvenuta sullo spot in argomento! Nonostante l’immediato lancio in aria del telefonino ed una pronta ferrata, il pesce, davvero velocissimo nella fuga,  riuscì a riparasi dietro un isolotto. Ricorso alla barca, lo stesso pesce si mostrò talmente potente da farmela girare più volte su se stessa. Nella circostanza mi divertii tantissimo perché  raramente avevo avuto a che fare  con avversari di simile potenza e velocità!  Con molta fatica  portai a guadino pure questo “guerriero” ed  il pollice alzato mostrato a Riccardo, nel frattempo accorso in mio aiuto, sancì l’ennesima cattura, questa volta di  28,50 kg.

Come  avrete oramai capito, “pescata della vita” a parte,  io sono letteralmente innamorato di questo lago perché, se è vero che la crisi impera, il mondo è perennemente in guerra, i politici continuano a litigare ed i criminali ad uscire da galera, le Lac de Curton, con la sua natura incantevole, le mille difficoltà tecniche e le “big” al pascolo,  è lì ad alimentare i sogni di ogni carpista!

 

  

 


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Commenti

gianluca il 16/01/12
grande gigi bella pescata....in fiera ti vengo a salutare.. gianluca.


Marcucci Paolo il 10/11/11
Pescarci? E chi non vorrebbe fare questa esperienza? Quando non si ha ne le capacitá per poter fare un viaggio del genere, non dico le possibilitá, oggi con questa crisi spendere 2/3 mila euro é difficile, ne l´entusiasmo si fá che cosa? si denigra e come dice qualcuno si usa la macchina del fango, e questo lo abbiamo imparato bene.


fabio beghella il 09/11/11
dire che e' stata la pescata della vita e' banale...sai rossano da casa quanto rosigava...ahahah grande gigi,piu' volte mi sono "scontrato" nei forum con i professionisti del carpfishing che sostengono che le carpe di curton sono facili da prendere perche' il lago e' a pagamento! tanto nella nostra disciplina sappiamo tutti che l'invidia la fa da padrone e a questi "pescatori esperti" rispondo sempre: "se e' cosi' facile fare le over 30 a curton perche' non ci vai e le tiri fuori?" ciao,a presto grande gigi


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