La scelta del rig

di Roberto Ripamonti pubblicato il 12/10/13

In questi venticinque anni di carpfishing credo di aver visto / provato tutte le soluzioni pensate per presentare boilies e granaglie. Alcune di queste sono diventate degli standard di riferimento, mille altre sono ben presto finite nel dimenticatoio degli esperimenti falliti. Lo studio dei rig ha subito una interessante evoluzione in questi anni, causata dall’avvento di nuovi e leggerissimi materiali, da ami con forme innovative e dall’introduzione di concetti presi a piene mani da altre tecniche di pesca che hanno sviluppato metodologie innovative in ragione di situazioni particolari.

Partendo dal classico hair rig di base su cui tutti si devono essere fatti le ossa all’inizio, per arrivare alle soluzioni più complesse e moderne il tragitto passa inevitabilmente attraverso alcuni modelli che prima o poi , tutti hanno provato poiché, per intelligenza e funzionalità.

Lasciarsi travolgere dalle tante idee che vengono proposte dagli autori delle riviste è spesso inevitabile ma, alla fine dei conti , saper scegliere si dimostra la cosa più intelligente ed appassionante. Saper scegliere significa avere le idee chiare e non lasciarsi trascinare dalla massa oppure dai falsi esperti che spesso si fanno belli spacciando soluzioni tecniche di cui conoscono in realtà, ben poco.

Questo è , a mio giudizio, l’aspetto più significativo; conoscere bene la soluzione con cui si sta lavorando cercando di comprenderne i limiti e sfruttandone la meglio le prerogative. Questo è ciò che fa la differenza tra un angler completo ed uno che segue la massa bovinamente e senza usare la propria testa.

Questo mese vorrei quindi presentare alcune delle soluzioni tecniche che mi accompagnano quando sono in pesca e su cui sono in grado di affrontare la gran parte delle situazioni.

 

Le caratteristiche del rig e la scelta dell’amo. .

Il mio rig ideale deve avere poche e chiare caratteristiche partendo da alcuni “paletti” che spesso devo porre;

-       non ho tempo / voglia di costruire a casa

-       devono essere semplici e riproducibili in serie

-       devono essere perfetti sul finger / palm test

-       devono essere eleganti tecnicamente

Una volta che un rig copre questi requisiti allora subentrano anche quelli più squisitamente tecnici con al primo posto; la qualità della presentazione, ovviamente.

Per arrivare alla qualità della presentazione è necessario parlare di ami poiché sulla qualità di questo accessorio si basa tutta la nostra strategia. L’amo affidabile è quello che abbiamo scelto dopo tante esperienze e quindi è riuscito a non tradirci sul più bello garantendoci un elevato rateo di ferrate positive (pesce a guadino). Ovvio che scegliendo l’amo non possiamo fare a meno di ragionare sull’ambiente in cui peschiamo il quale, a sua volta, definisce la dimensione possibile delle prede, la tipologia di esca preferenziale. Ragionando su questi aspetti arriviamo a individuare  una serie di forme e soprattutto, misure di ami.

Il dibattito sulla misura migliore è aperto da anni e si basa analizzando i pro e contro della scelta tra “amo grande vs amo piccolo”

 Amo grande (1/0-2)                      

-       ferrata iniziale,  positiva (se punta in ordine),

-       penetrazione nella carne; solo con piombi pesanti          

-       mimetismo: non elevato

-       peso addizionale sull’esca; elevato (ambienti difficili)

-       tenuta sulla lunga distanza; eccellente

-       adattabilità all’innesco; modesta

-       combattimenti prolungati: eccellente

Amo piccolo (2- 8)

-       ferrata iniziale efficace anche con piombi leggeri          

-       penetrazione nella carne; eccellente

-       mimetismo; elevato

-       peso addizionale sull’esca: ridotto

-       tenuta sulla lunga distanza: non sempre adeguata

-       adattabilità all’innesco: eccellente

-       combattimenti prolungati: accettabile.

 Dovendo scegliere, scelgo per una soluzione possibilmente piccola poiché la tenuta mi è sempre sembrata migliore ma, con il termine “piccolo” non voglio scendere sotto la misura “2” anche in presenza di boilies di grandi dimensioni. Al più, per evitare effetti ombra, allontano l’esca e verifico subito con i vari tipi di test .

 I rig che uso.

In realtà i rig che scelgo quasi sempre di usare sono veramente pochi e molto selezionati negli anni perché esistono soluzioni che no tradiscono mai ed altre che in certe situazioni, inspiegabilmente, ti lasciano a terra.

Al primissimo posto metto senza dubbio il D Rig composto da fluorocarbon.

 D Rig

Si tratta di un rig universale che si adatta a tutte le esche e alle situazioni bottom bait / pop up. E’ relativamente facile da costruire e totalmente affidabile perché l’esca è altamente mobile e l’innesco inteso come distanza dell’esca dalla amo, è sempre perfetto. L’uso del fluorocarbon semplifica molto le cose anche se il “D” si rovina facilmente dopo un combattimento ragion per cui , alcuni miei amici hanno sostituito questo particolare con un pezzo di termo - saldabile da 20 libbre (acciaio).

La mobilità dell’esca unita alla scelta di ami corti e rotondeggianti provoca una penetrazione ed una tenuta veramente superlativa. Lo uso in tutte le situazioni estreme, in fiume, nel long range massimo e le rare volte che innesco solo “pop up”. Adatto anche per gli inneschi fuori misura avendo l’accortezza di allontanare l’esca mediante un elastico o una piccola girella che comunque, garantisca massima mobilità.

Combi Stiff / Blow Out

Questo è il rig delle occasioni eleganti ovvero quando eseguo delle dimostrazioni di pesca in laghi e cave e voglio proporre soluzioni terminali non estreme come potrebbe essere il D.

Non lo considero ideale per la pesca estrema ma solo pe4rché cnsidero il D Rig più sicuro ed affidabile. Ma è una scelta personale.

Il Blow Out funziona in modo strepitoso sulle esche di fondo, ha un ottimo mimetismo e proprio la caratteristica da cui prende il nome (blow out significa che l’amo rimane nella bocca più a lungo) facilita ferrate profonde nelle parti laterali o centrali inferiori della bocca della carpa. La soluzione “combi” fatta idealmente con il fluorocarbon che è annodato allo spezzone che fuoriesce dall’amo, mi pare moderna, molto funzionale e facilissima da preparare se abbiamo una buona scorta di piccoli “rig” di varie misure.

Curved shank

Si tratta della nuova generazione di rig in cui viene spostato il punto di fuoriuscita del “capello” più verso l’ardiglione per accentuare l’effetto “circe hook” dimostrato ampiamente con l’efficacia del Whity pool rig. L’amo con una curvatura accentuata artificialmente ha una capacità di ferrata veramente altissima soprattutto nelle parti laterali della bocca e conseguentemente, una tenuta elevata anche allo stress del combattimento. Per questa tipologia di rig scelgo ami leggeri in teflon del tipo Fox Arma o simili con una struttura del tipo Long shank. Questi rig permettono una misura dell’amo abbastanza ridotta poiché l’aggiunta di una curvatura fittizia ne amplifica virtualmente le misure; se facessimo lo stesso trattamento ad un amo dell’1/0 costruiremmo una sorta di ancora ben poco credibile ed efficace. Il modello che mostro in foto è particolarmente brillante perché sfrutta il lead core ma anche una soluzione del tipo E.A rig, ovvero inserendo uno spezzone di 050 all’interno delle fibre di un intrecciato (poi blocchiamo tutto con un goccio di colla) è assolutamente funzionante.

Knotless su materiale misto

Questa è la migliore delle soluzioni tecniche se vogliamo usare i vari materiali misti che hanno invaso il mercato del carpfishing. Inutile spiegare che il “senza nodo” è parte basilare del bagaglio di ogni carpista per cui “dobbiamo “ sapere esattamente come eseguirlo. Tra i materiali “misti” ovvero quelli che si sbucciano per avere morbidezza nella parte finale generalmente scelgo le versioni da 20 libbre per ragioni di diametri. Il rig è banale, non richiede nessuna capacità tecnica o trucco ma, mi permette di fronteggiare situazioni in cui ho bisogno di proteggere i finali dalla presenza di pietre sul fondale sulle quali le carpe, strusciano il muso per liberarsi dall’amo. Un rig adatto a situazioni quasi grossolane come ad esempio, la pesca in fiume in corrente nella quale la delicatezza di altri rig è sprecata. Altra situazione è quando decido di usare esche per le quali non dispongo di rig della lunghezza giusta e li devo quind preparare in fretta sulla sponda; boilies troppo grosse, pile di mais o di pellets. Un rig per situazioni d’emergenza con caratteristiche di alta qualità e totale affidabilità.

Non esiste un tipo di amo adatto a queste situazioni per cui, la scelta è del tutto personale.

Ovvio che esistano altre soluzioni assolutamente valide e prima o poi mi deciderò a catalogarle creando delle apposite schede ma, questo è il mio personale modo di affrontare le sessioni che, sempre con fatica crescente, riesco a mettere insieme.






Commenti

Icona utente stefano il 15/05/17
ciao robi da quando ho incominciato a seguire i tuoi consigli si fanno delle catture straordinarie grazie
Icona utente FabioR il 14/10/13
Ciao Roberto, per quanto concerne i finali che libbraggio mi consigli? di solito pesco al turano e al salto con ami del 2 o del 4
Icona utente Roberto Ripamonti il 14/10/13
Ciao, si uso i DRig spesso anche sulle affondanti. Mi piace come lo costruisco e mi piace come funziona. SE gli inneschi sono piccoli uso lo Shanked ma non accade molto spesso.
Icona utente christopher il 13/10/13
ciao roberto ti seguo da anni e grazie a te e al tuo modo di spiegare le cose ho imparato molto!...ma volevo sapere te usi il d rig anche per una presentazione con boiles affondante?

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