Tecnica

La pesca nel sangue

Di Alessia Bolsi pubblicato il 30/11/17

È qualche anno ormai che mi sono innamorata della pratica del carpfishing,

ma la passione per la pesca l’ho sempre avuta nel sangue, ricordo da piccola quando mio papà le domeniche mi portava a fare gare di pesca al colpo o quando lo accompagnavo durante le sue pescate, sin da allora mi è stato insegnato il rispetto e l’amore profondo per la pesca, l’acqua ed i suoi abitanti, la natura ed il vivere all’aria aperta, ricordi che rimangono nel cuore e che non tanto di rado riaffiorano strappandomi un sorriso e facendomi tornare con la mente alle sensazioni ed alle gioie provate nel passare del tempo con lui.

Nelle mie sessioni di carpfishing mi sono sempre dedicata alla pesca in

 grandi laghi, Bolsena con la sua maestosità, Endine con il suo paesaggio fiabesco e Pusiano con i suoi pesci incredibili hanno rappresentato le mie palestre, raramente ho avuto il piacere di affrontare il fiume, ottenendo comunque discreti risultati, ed altrettanto raramente ho pescato a lancio, prediligo di gran lunga andare in contro alla mia avversaria e combatterla dal gommone, i grandi spazi, i paesaggi mozzafiato, distese di acqua infinite il pensare a dove e come calare dopo aver scandagliato e ricercarmi i miei spot, cercare di pensare come pensano loro e riuscire ad intercettarle. Ogni qual volta ho bisogno di staccare la testa mi rifugio con la mente in questi meravigliosi posti, la brezza tiepida che mi accarezza il viso, i profumi che mi assalgono, l’acqua che danza davanti a me e la mia

canna in mano pronta per calare.

Mi piace pensare di essere una carpista molto eclettica, con la voglia di affrontare ogni tipo di acqua e la curiosità di pescare in ambienti sempre diversi, sperimentando a 360°

inneschi, terminali ed i differenti approcci di pesca, da quella più spa

rtana e grezza fino a quella più tecnica e curata, è una passione per chi ha grandi vedute e spirito d’iniziativa, può insegnare molto, ed ogni volta, ad ogni avventura, ci mette davanti ad ostacoli nuovi, facendoci crescere sempre di più!!!

Qualche tempo indietro il mio compagno mi propose di intraprendere una sessione in acque che lui frequenta abitualmente e ne fui entusiasta, una nuova avventura sotto tutti i punti di vista, location, stile di pesca, ma quando tutto è nuovo è anche più complicato ottenere risultati, anche se incredibilmente stimolante e perché no, in questi casi, ci possiamo anche affidare a consigli di chi in quel posto è già stato, portando a casa ottimi risultati.

Siamo situati nella pianura padana, di certo non famosa per i suoi laghi, ma caratterizzata da grandi fiumi e i suoi affluenti.

In questa sessione abbiamo deciso di affrontare piccoli spazi, all’apparenza semplici e con assenza di corrente: i canali.

La pesca in canale può essere approcciata in due modi infatti è spesso possibile scegliere se provare a selezionare la taglia o puntare alla quantità di catture e questo si fa in p

rimis valutando in che tipologia di posta pescare.

Nel primo caso il tipo di pesca è molto più accurato, perché se si vuole cercare di fare selezione bisogna pensare come può comportarsi un pesce che raggiunta una certa mole mangerà per mantenersi piuttosto che per crescere, di conseguenza tenderà a ricercare zone “morte” in cui non serve dispendio eccessivo di energia per muoversi, aree in cui il pesce ha la possibilità di ripararsi e proteggersi da piene o periodi di secca, spot in cui l’alimento si deposita e non sarà difficile trovarne in abbo

ndanza durante tutte le stagioni.

Nel secondo caso invece puntando alla quantità sceglieremo spot di passaggio per il pesce, in cui pastureremo preventivamente giorni prima per richiamare le carpe e farle stazionare momentaneamente.

Nel mio caso ho cercato di selezionare la taglia o per lo meno fare una media importante, trovando spot interessanti per le nostre grosse baffute, essendo che mi trovo in un canale decido di calare le mie canne servendomi del gommone, utilissimo per posizionare i miei calamenti con estrema precisione e minuziosità, inoltre risulta essenziale per il recupero ed il combattimento del pesce in quanto le insidie che ci riserva il fondale rendono veramente difficile riuscire a portare a guadino le nostre avversarie.

Una volta selezionati gli spot ed il tipo di impostazione che voglio dare alla mia sessione mi accingo alla scelta degli inneschi e della pasturazione, ovviamente cercando pesci importanti eviterò di utilizzare granaglie o pellet che sicuramente attirerebbero una quantità troppo e

levata di pesce di disturbo, utilizzerò quindi boilies a base di birdfish o birdfood con aromi fruttati. Spesso si pensa che con le boiles fruttate la taglia potrebbe calare e di contro aumentare le abboccate, tuttavia sono sicura che una boilie dall’aroma strawberry abbinato ad un olio essenziale di asafoetida potrebbe aiutarmi, soprattutto  nel periodo freddo ed in queste condizioni di fondale sabbioso a selezionare maggiormente la taglia.

Fatto ciò arriva la scelta delle montature e della minuteria da usare dettati soprattutto dello spot e dalla tipologia di fondale in cui caleremo.

Principalmente cambierà il tipo di innesco e di terminale, la montatura rimarrà la stessa essendo che non sono presenti prismate e che prediligerò fondali compatti o a filo della corrente.

Per affrontarlo al meglio preparerò montature che tengano il mio innesco bello steso infatti alla lenza madre attaccherò circa 10/12 mt di shock leader di diametro 0,50 mm, senza utilizzo di leadcore, posizionerò semplicemente 3 piccoli piombini a distanza di un metro uno dall’altro nella parte finale al di sopra della clip del piombo. Ovviamente il piombo sarà a perdere, un grippa per l’esattezza, noto per essere a profilo piatto con presenza di protuberanze per garantire un notevole grip sul fondale, ideale per acque correnti e per pescare con la barca dalle medie alle lunghe distanze.

Per ingannare le nostre amiche baffute la mia scelta cadrà su un terminale creato con l’aiuto del fluorocarbon (che risulterà invisibile in acqua), un Combi D-Rig.

Il nostro rig sarà quindi bilanciato mediante l'utilizzo di un piombino o di pasta in tungsteno applicata nella zona di giunzione tra i due materiali. Rispetto ad un D-rig classico creato con il solo fluorocarbon il combi avrà due punti di forza, innanzitutto quello di poter contare su una presentazione più discreta grazie alla treccia perfettamente aderente al fondo e quindi l'innesco potrà essere distanziato dal piombo quanto basta da non renderlo sospetto sopratutto nelle acque più cristalline o in fondali bassi, in più grazie alla maggior morbidezza della treccia la parte del D-rig finale godrà di una perfetta rotazione durante la fase di aspirazione che può avvenire da qualsiasi direzione.

A questo terminale abbinerò un innesco bilanciato in modo che rimanga sollevato parzialmente dal fondo.

Altro terminale che utilizzerò andando contro a tutti i consigli e contro all’approccio che chiunque altro frequentatore di quest’ambiente abbia mai avuto sarà per inneschi pop up staccati dal fondo di 10/15 cm, questo principalmente per due motivi, in primis per essere sicura che il mio innesco resti ben al di sopra dello strato limaccioso che in uno spot che ho scelto è di 5 cm, il secondo motivo si basa prevalentemente su come si alimentano i pesci in fiume, ho pensato che una boilie svolazzante a filo di corrente potesse trarre in inganno anche i pesci abituati a nutrirsi del cibo trasportato da essa, quindi mi servirò di un amo long shank e di una montatura blow-out che grazie al suo tubicino in silicone manterrà il capello vicino al gambo dell'amo ma nel momento in cui il pesce abboccherà scivolerà verso l'occhiello impedendo al nostro innesco di fare da leva nella bocca della carpa, cosa che potrebbe causare slamature spiacevoli.

Per finire su tutti i mie terminali userò line aligner adapter che mi aiuterà ad ottenere la rotazione che serve per far si che mentre viene espulso, l'amo si posizioni nella miglior maniera possibile per poter allamare la carpa.

I risultati non si sono fatti attendere molto, tant’è che nel giro di un paio di sessioni le mie idee si sono rivelate corrette ed incredibilmente produttive, regalandomi una serie di catture abbondantemente sopra la media in confronto ai pesci pescati dagli altri carpisti della zona e la cosa che più mi da soddisfazione è stata l’andare contro corrente rispetto all’approccio di chiunque altro, sembra proprio che sia riuscita con la presentazione pop-up a fare la selezione che speravo.

È stata un’esperienza che ha aumentato notevolmente il mio bagaglio, che mi ha regalato tante soddisfazioni ed in cui ho potuto apprendere molto, soprattutto osservand

o il mio compagno, pescatore esperto, ho imparato minuziosità e gesti pratici e tecnici che prima ignoravo, un’esperienza che mi ha fatto capire anche di credere sempre in me stessa, perché se si hanno le conoscenze giuste, i risultati non li aspetti, ma li cerchi e li trovi.

Non è importante la strada che prenderai per arrivare alla meta, ma come affronterai il tuo cammino.


FacebookTwitterGoogle+Invia per email

Collabora


Ti potrebbero interessare anche:








Inserisci un commento

(La pubblicazione è soggetta ad approvazione da parte della redazione.)