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La cattiva informazione

Di Redazione / Vitaliano Daolio pubblicato il 14/11/16

Titolone scritto dalla redazione del Corriere della Sera. "L'Acquario del Po affoga nei debiti".

Un acquario che affoga è un paradosso che fa sorridere. La parola "debiti" mi lascia perplesso, in quanto come gestore non ne sono al corrente.

Certo esiste un contenzioso con il Corpo Forestale dello Stato che afferma che siamo uno ZOO, tutto ciò in contrapposizione con la nostra piccola ma unica realtà didattica legata al Fiume Po.
Ora, a mio avviso, l'intervista doveva evidenziare in primo luogo la bocciatura del progetto di realizzare un grande acquario dedicato al nostro Fiume all'interno delle Colonie Padane (ora in via di restauro).
L'idea era stata proposta alla Fondazione Arvedi ed in due anni si erano creati i presupposti per realizzare all'interno di questa struttura un polo didattico composto da enormi acquari, il Museo della Pesca, un'aula didattica ed un Centro di Primo Allarme sul fiume in collaborazione con il Politecnico di Milano.
L'Università La Cattolica ha sviluppato il business plan decretando che a livello economico il progetto non stava in piedi.
Il Comune di Cremona alla luce di questi risultati ha chiuso definitivamente il discorso.
Prendiamo atto quindi che in questo paese LA CULTURA NON DA REDDITO.
P.S. errori nell'articolo:
- Io e Roberta non guadagnamo € 1 al giorno, ma € 1 all'ora in due.
- L'acquario è del Comune di Motta che non è il proprietario dell'immobile .
- Non ho fatto tutto io come asserisce l'articolo ma ho creato l'ambientazione degli acquari ed il reperimento di tutte le specie ittiche, nonchè la gestione in questi 12 anni.


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Commenti

fabrizio fusi il 16/11/16
Caro Vitaliano hai detto bene: la cultura non da reddito. Viviamo seduti su una miniera d'oro, ma no, noi italiani, ci consideriamo più intelligenti degli altri, superiori e quindi non ci interessa, non ce ne accorgiamo. Se ne sono accorti altri, che sono venuti e continuano a venire nelle nostre terre. E fanno il bello e cattivo tempo. In uno stato oramai ridotto allo sbando. E dove l'informazione è approssimativa e condizionata da interessi economici e politici enormi. E molti, purtroppo troppi, lo vivono ogni giorno sulla propria pelle. Siamo un popolo che non è capace di prendere decisioni e di scegliere il giusto e il meglio per farsi rappresentare nelle istituzioni, peraltro oramai disintegrate, di questo paese. Orgoglio, dignità e sovranità sono parole cancellate dal nostro vocabolario. Siamo fermi, immobili, in attesa di andare incontro ad un destino che sembra oramai scritto. Qualcuno non si rassegna. Credo che tu, attraverso il tuo lavoro, lo dimostri tutti i giorni. Anche io non mi rassegno. Vengo a trovarti presto.......


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