Tecnica

La sessione in bianco

Di Guido Campopiano pubblicato il 12/02/14

Oggi parliamo di un argomento che nessuno mai vorrebbe sentire, ma che purtroppo fa parte del gioco il “CAPPOTTO”.Senz’altro ognuno di noi almeno una volta è tornato a casa dopo una sessione di pesca a mani vuote, è una cosa fastidiosa da accettare, ma dobbiamo farcene una ragione, di sicuro durante la pescata gli interrogativi che ruotano nella nostra testa sono molteplici, diamo la colpa alle condizioni climatiche, forse c’è troppo vento? O forse troppo caldo? questa boiles non va?, avremo sbagliato mix? O la montatura non era fatta bene? Le carpe non sono delle macchine e non possiamo pretendere che mangino ogni momento della giornata, sono esseri viventi e come tali risentono anche loro dei cambiamenti climatici. Quando le nostre amiche non vogliono mangiare per nessuna ragione non saremo di certo noi a fargli cambiare idea, ma quantomeno dobbiamo cercare di invogliarle, e di riuscire nel nostro intento, un piccolo consiglio è quello di provare soluzioni alternative.

Nella pesca in generale credo che l’esperienza conti tantissimo, una buona conoscenza del posto, una buona pallina giusta per i periodo che affrontiamo ed anche un po’ di c… di fortuna non guasta.Se dovessi fare una classifica metterei l’esperienza al primo posto, le condizioni climatiche al secondo ed al terzo posto l’esca che scegliamo.

 

L’esperienza: dopo qualche anno di esperienza, e tante notti passate lungo le sponde di laghi e fiumi alcune azioni vengono istintive e nemmeno ci accorgiamo delle scelte che facciamo, ad esempio quando optiamo per uno spot o per l’altro, ma dietro la scelta c’è un ragionamento ponderato che appunto viene acquisito negli anni, uno dei fattori cardini è la lettura dell’acqua cioè comprendere da subito dove le carpe in quel determinato periodo dell’anno possono sostare. È un bagaglio che si matura con tante pescate, tanta umidità e tanti cappotti.

 

Le condizioni climatiche: personalmente pesco 12 mesi l’anno con una frequenza molto ridotta nel periodo invernale ed estivo per scelta personale, non perché le carpe non mangino, anzi nel periodo invernale se la scelta ricade in spot che conosciamo bene e con un minimo di costanza nella pasturazione riusciremo ad avere delle grandissime soddisfazioni, da gennaio a marzo qualche sessione la si fa, il periodo estivo preferisco andare al mare.I periodi in cui insieme al mio compagno di pesca diamo il 110% è sicuramente è il periodo Primaverile ed Autunnale, due periodi i cui le nostre amiche hanno bisogno di pappa,e le catture saranno numerose.Prima di intraprendere un viaggio prestiamo sempre molta attenzione alle previsioni meteo, i repentini cali di temperatura potrebbero bloccare lo spot per qualche giorno, informiamoci.

L’esca: quello delle esche è un capitolo complesso, cercherò di essere breve ed esauriente, le carpe in ogni periodo dell’anno ricercano determinate sostanze da immagazzinare quindi proteine, grassi, carboidrati e fibre, cerchiamo sempre di bilanciare le nostre esche, in rete si trovano dei programmini per poter stabilire il limite per rendere equilibrata una boiles, se vogliamo cercare di non prendere cappotti studiamo molto l’esca in base alle varie stagioni.

Queste appena elencate sono a mio personale parere le principali situazioni da tener conto per evitare il possibile “cappotto”, in estreme condizioni cerchiamo sempre una soluzione diversa dal solito nella foto sopra riportata potete notare l’innesto di un gambero killer, oppure se vi imbattete in laghi con presenza di cozze d’acqua dolce prendetene una, apritela, estraete la polpa all’interno ed innescatela mediante una rete anti gambero, soluzioni alternative che hanno dato ottimi risultati, se le carpe sono pigre dobbiamo essere noi ad invogliarle a mangiare….

 

 


FacebookTwitterGoogle+Invia per email

Collabora


Ti potrebbero interessare anche:








Inserisci un commento

(La pubblicazione è soggetta ad approvazione da parte della redazione.)