Tecnica

La quiete dopo la tempesta

Di Pino Maffei pubblicato il 11/07/19

O natura cortese,
son questi i doni tuoi,
questi i diletti sono
che tu porgi ai mortali.

Uscir di pena

è diletto fra noi.

 

Tratto daLa quiete dopo la tempesta” G. Leopardi

 

 

Pescare nei grandi laghi può definirsi come un punto d’arrivo per ogni angler. Il grande lago è sinonimo di grande impegno e di grandi difficoltà. Tra queste non bisogna trascurare l’insidia derivante dal moto ondoso capace di trasformare in pochi minuti un immenso stagno in qualcosa di molto simile ad un mare incalzato dal furioso Poseidone. Vediamo con questo racconto di pesca, di cogliere le problematiche e le opportunità derivanti dai repentini cambi d’assetto dei  grandi bacini  che spesso mettono alla prova l’esperienza di molti carpisti.

 

 

Ore 14.30. le condizioni meteorologiche ottimali ci “obbligarono” ad un bel bagno di inizio luglio. La temperatura dell’acqua era a dir poco gradevole e mio figlio stava semi immerso con una canna da spinning a tentare qualche bass per ingannare l’attesa della partenza. Il lago sembrava un immenso specchio che rifletteva perfettamente l’ambiente sovrastante, soltanto delle piccole onde causate dal passaggio di alcune imbarcazioni spezzavano il piano d’acqua e davano movimento alle immagini riflesse. Stavamo in pesca da circa quindici ore con le stesse identiche condizioni climatiche e avevamo già catturato una decina di carpe di cui almeno tre di peso superiore ai quindici chili. Il ritmo delle partenze non sembrava avere flessioni, una ogni due ore circa era la media ponderata di quella sessione di pesca. Il nostro accampamento si sviluppava lungo una piccola spiaggia di sabbia scura ed i nostri “oval” erano stati picchettati a poca distanza dalla battigia.

Mirko e Paolo se ne stavano sulle loro recliner a preparare degli inneschi. La preparazione preventiva degli inneschi è cosa indispensabile quando si pesca a lunghissime distanze poiché ci consente di riposizionare immediatamente la canna dopo ogni combattimento, risparmiando così tempo e batteria del motore elettrico. Tutto procedeva spedito verso l’epilogo di una sessione memorabile, con pochissime difficoltà da affrontare e tante catture da fotografare. Il clima era dei più rilassati e negli occhi dei miei due compagni di pesca si leggeva chiaramente la soddisfazione di chi sta raccogliendo frutti dopo una faticosa preparazione del posto.

Samuele non stava più nella pelle, aveva avuto l’opportunità di catturare alcune carpe dalla barca e dai suoi comportamenti si capiva benissimo che il carpfishing gli era entrato “sottopelle” e probabilmente sarebbe stato difficile trovare un antidoto a questa “malattia” .

Il sibilare di un segnalatore riuscì ad animare il quadro in una frazione di secondo, Mirko con un balzo ferrò la canna mentre Paolo con tutta calma si apprestava a salire in barca per andare incontro al pesce che a circa quattrocento metri di distanza faceva sentire tutto il suo vigore scuotendo violentemente il cimino della canna. Indossati i giubbotti salvagente i due presero il largo ed in pochi minuti divennero un puntino nell’immensa pianura d’acqua. Io rimasi sulla mia sdraia ad osservare distrattamente una scena già accaduta diverse volte in quella sessione.

Alcune nuvole di un minaccioso nero bluastro facevano capolino all’orizzonte mentre le fronde degli alberi iniziavano a prendere vita sventolando ritmicamente le loro foglie. Forse un temporale estivo ci avrebbe fatto visita da lì a breve. Il lago d’un tratto iniziò a dividersi cromaticamente in due colori ben distinti: la parte nord era diventata blu mentre l’altra metà restava di un verde chiaro, indice di calma piatta.

La barca con Paolo e Mirko stava facendo rientro con una bella carpa adagiata sul materassino, ma dai loro volti non si delineava la serena soddisfazione di chi ha appena salpato un bel pesce, piuttosto la preoccupazione per quello che inevitabilmente stava per accadere.

Mirko  appena sceso dalla barca si affrettò ad immortalare il pesce davanti all’obbiettivo per poi rilasciarlo senza molti commiati. Paolo (soprannominato “Batista” per la sua forza sovrumana) intanto si era intrufolato nel canneto alle nostre spalle e iniziò ad “armeggiare” con una barca più grande, più pesante ma sicuramente più stabile di quella con cui finora avevamo gestito la sessione.

Il tempo stava cambiando in modo repentino ed occorreva prendere tutte le precauzioni per affrontare la nuova situazione che si stava delineando.

Il fronte del temporale avanzò verso di noi in modo impressionante, alla velocità di un aereo di linea, senza darci il tempo di organizzare tutto al meglio. Fortunatamente il temporale sembrava spostare il proprio baricentro verso Ovest, dandoci la speranza di non venire colpiti in pieno dalla furia meteorologica. Nonostante ciò la fonte vera di preoccupazione non era determinata dalla quantità di pioggia che sarebbe caduta sulle nostre teste, bensì dal vento imponente che in pochi minuti aveva trasformato letteralmente il lago. Dalla situazione di calma piatta si era passati ad uno scenario simile alla battigia di un mare durante una mareggiata. Le onde infrangevano sulla piccola spiaggia rumoreggiando in maniera preoccupante. L’assetto del nostro accampamento dovette subire immediatamente uno stravolgimento logistico: spostammo in alto i nostri ombrelli e tutte le attrezzature che finora erano state allocate a ridosso della riva. Sulla barca più grande fu trasbordato tutto l’occorrente, per prima cosa furono alloggiati i giubbotti salvagente. Anche le temperature si erano abbassate in modo repentino per effetto del flusso di aria fresca che il temporale trasportava. Calzammo gli stivaloni a coscia per poter salire in barca nell’eventualità di un combattimento da affrontare, visto che il costume da bagno non era più da considerarsi un abbigliamento consono per quella situazione. Dopo aver infilato le alte calzature ricordammo a vicenda di sfilarcele nell’eventualità di una partenza da affrontare con quelle condizioni climatiche. Contrariamente a quanto speravamo, eravamo sicuri che da lì a poco avremmo avuto un’abboccata. Soprattutto nei grandi bacini i pesci tendono ad essere più attivi quando sono stimolati dal moto ondoso che smuove letteralmente il fondale. I rod pod furono angolati in maniera che le punte delle canne restassero sommerse, per evitare che il moto ondoso causasse una serie innumerevole di falsi “beep” e che  le punte delle canne fungessero da parafulmine in quel particolare contesto.

Inevitabilmente dopo circa venti minuti avvenne la cattura ed iniziò il gioco duro.

 

A questo punto del racconto vorrei cogliere l’occasione per  elencare una serie di consigli e di suggerimenti che bisogna aver bene impressi in mente prima di affrontare particolari condizioni di pesca come quelle appena descritte.

  • Il mezzo ideale per queste condizioni climatiche è il gommone, poiché il sua assetto consente una stabilità elevatissima in caso di onde alte, purtroppo però non sempre si ha a disposizione uno scafo gommato. Tra gli scafi rigidi si deve prediligere quelli con chiglia da quelli a fondo piatto perché la chiglia riesce più facilmente ad infrangere le onde e a mantenere la stabilità richiesta.
  • Evitate ogni gesto concitato e fate le cose a rilento e con cervello. Se non vi sentite sicuri della vostra barca non affrontate il lago in quelle condizioni e se, al contrario, potete confidare sulle vostre capacità e sull’attrezzatura a vostra disposizione, adottate tutte le misure di sicurezza possibili.
  • Se indossate stivali toglieteli non appena saliti in barca, è meglio bagnarsi i piedi che rischiare una caduta con gli stivaloni calzati.
  • Indossate il giubbotto salvagente e allacciatelo con cura, evitate ogni gesto brusco poiché l’assetto della barca è già molto precario nell’affrontare il moto ondoso. Non uscite mai da soli perché chi guida deve mantenere la barca in maniera perpendicolare alle onde.
  • Non girate mai di fianco la barca per evitare che le onde possano farla oscillare fino a capovolgersi, fate sempre attenzione a quest’accortezza anche nei momenti più emozionanti del combattimento.
  •  Il motore a scoppio da maggiori garanzie di stabilità, ma non sempre è consentito il suo utilizzo, mentre il motore elettrico non deve scendere al di sotto delle50 lbsdi spinta per fronteggiare al meglio le particolari correnti che possono variare anche in maniera repentina.

 

 

Da lontano si poteva osservare la barca apparire e scomparire inghiottita dalle alte creste delle onde, ma nonostante tutto Mirko e Paolo tornarono a riva bagnati e stanchi. La carpa fu rilasciata direttamente in acqua anche se le sue dimensioni non erano da sottovalutare. Lo stress di un’uscita in barca in quelle condizioni non si smaltisce in pochi minuti, ed in quell’occasione lo stesso tempo fu necessario per far ritornare il lago nelle condizioni migliori dal punto di vista climatico. Solo dopo circa un’ora  il temporale andò ad occupare una porzione di cielo lontano dalla nostra visuale e il lago iniziò a “sgonfiarsi” fino a ritornare una tavola leggermente increspata.

“La quiete dopo la tempesta” ci regalò ancora molti momenti da godere appieno, ma ci rese più convinti che per affrontare un grande lago occorre fare conto sullo spirito di gruppo, sull’esperienza e sulla prudenza. Se questi tre elementi non si combinano adeguatamente, allora sarebbe il caso rinunciare alla sessione. In fondo di carpe ce ne sono tante mentre la vita è una soltanto.           

 

                                                                                                                      PINO MAFFEI


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