Tecnica

La cura del pesce

Di Elisa Zanotti pubblicato il 15/05/18

In tempi come questi in cui, purtroppo, le tematiche principali nel mondo della pesca sono il bracconaggio delle specie ittiche ed il depauperamento indiscriminato e selvaggio dei nostri fiumi, canali e laghi, penso che possa valere la pena parlare di qualcosa che abbiamo tanto a cuore: il benessere animale. Successivamente ad alcuni cenni di parassitologia ed ittiopatologia verranno descritte tutte le fasi di buona prassi manipolativa allo scopo di garantire la salvaguardia e la tutela della salute dei pesci da noi catturati.

 

Lei e i suoi parassiti

La parte del pesce che, certamente, viene maggiormente sollecitata è la pelle; esternamente, i pesci sono ricoperti dalla cuticola: una secrezione proteica e glicoproteica prodotta dalle cellule mucipare e da noi più comunemente chiamata muco. Il muco è una barriera meccanica importantissima per i pesci poiché rappresenta la prima muraglia difensiva nei confronti degli agenti patogeni esterni come i parassiti ed i batteri fungendo anche da cuscinetto per traumi lievi. Mantenere la cuticola il più possibile intatta è uno dei primi aspetti da considerare nel momento in cui si porta a guadino un pesce e lo si toglie, anche solo per qualche minuto, dall’ambiente in cui è abituato a vivere; è un concetto universale che si dovrebbe estendere a tutti i pesci d’acqua dolce indipendentemente dalla taglia o dalla specie perchè tutti gli esseri viventi hanno pari dignità e diritto di essere trattati con riguardo e rispetto. L’eliminazione del muco è certamente un evento traumatico per il pesce che, dopo essere stato rilasciato ed aver subito lo stress del combattimento e della cattura, deve anche utilizzare energia per riprodurlo da zero e, nel frattempo, si trova nudo e disarmato; in questo le carpe regina sono più avvantaggiate poiché, perlomeno, sono ricoperte dalle squame sulla maggior parte del corpo mentre le carpe a specchi o le cuoio si trovano più in difficoltà poiché hanno la pelle completamente o parzialmente esposta in maniera diretta agli agenti esterni. E’ difatti proprio nelle specchi che mi è capitato spesso di notare segni inconfondibili di effetti dovuti ad un’infestazione parassitaria come riportato in esempio in fotografia.

Ovviamente la malattia, nei pesci come negli esseri umani, non dipende solamente dalla presenza del patogeno, ma è un intersecarsi di tre fattori tra cui: lo stato immunitario dell’ospite (il pesce), l’ambiente (condizioni dell’acqua, sovrapopolamento) ed il patogeno stesso. Immettere in natura un pesce stressato (dallo sforzo dovuto al combattimento, dalla manipolazione) e con una ridotta quantità di muco può facilitare l’insorgenza della parassitosi o della batteriosi. Generalmente, i parassiti esterni (ectoparassiti) più comuni dei pesci d’acqua dolce si diffondono per contatto, cioè quando un soggetto parassitato ne tocca uno sano e contribuisce ed espanderne il fenomeno. 

 

Handle with care

Vediamo, ora, passo dopo passo tutte le pratiche di una buona prassi manipolativa; certamente potrebbero sembrare scontate e per molti rappresenteranno la routine, ma vale la pena, a volte, ricapitolare e ripassare.

Dopo aver allestito il campo ed aver posizionato le canne sarebbe bene preparare già la postazione di slamatura in maniera tale da essere pronti nel caso di cattura; taluni non lo fanno per scaramanzia, altri per pigrizia, ma vi assicuro che preparare materassino con sling aperto dentro ed un secchiello riempito d’acqua accanto vi farà risparmiare minuti preziosi successivamente. Fortunatamente il mercato oggi offre una vasta gamma di prodotti per il fish care e si possono scegliere tra le più moderne culle ed i tradizionali materassini; tra quest’ultimi, a mio parere, sono da preferire quelli a barchetta che conferiscono un confort maggiore in termini di spessore del fondo ed un alto livello di sicurezza grazie alle sponde che ne circondano il perimetro garantendo protezione in caso di scodate o “tentativi di fuga”.

La nostra amica carpa è nel guadino!! La prima cosa da fare è bagnare abbondantemente tutta l’attrezzatura che andrà ad ospitarla e poi posizioniamo il materassino il più vicino possibile alla riva onde evitare di far cadere o di trascinare il pesce sul terreno. Appoggiamo delicatamente la cattura e slamiamo. Nel caso di piccoli sanguinamenti, non c’è da preoccuparsi poiché il sangue dei pesci è naturalmente “programmato” per coagulare immediatamente per una questione di fisica: a causa di un fenomeno detto diffusione i fluidi tendono a miscelarsi tra di loro e così farebbe anche il sangue dei pesci tendendo a defluire completamente nell’acqua, ma madre natura ha pensato a tutto.

Nel periodo estivo cerchiamo di spostarci all’ombra per effettuare slamatura e pesatura poiché l’esposizione alle radiazioni solari dirette asciuga rapidamente sia l’attrezzatura che il pesce; appoggiare un pesce su una superficie rovente e secca può rivelarsi dannoso per la pelle creando un’azione abrasiva nei confronti del muco eliminandolo meccanicamente e lesiva ustionando la pelle specialmente per le carpe “nude” come le specchio e le cuoio.

E ora la foto di rito! Prima di manipolare manualmente un pesce è assolutamente necessario bagnarsi abbondantemente le mani, io le immergo nel secchiello anche fino a metà dell’avambraccio in maniera tale da avere più superficie umida nel caso fosse necessario farmi forza per mettere bene la carpa in posizione per lo scatto. Ognuno, in base alla propria corporatura, si mette in posa nel modo che ritiene più opportuno, ma l’importante è come si tiene la carpa: una mano ben aperta sotto la “gola” in corrispondenza degli opercoli ed all’attaccatura delle pinne pettorali, l’altra appena dietro il poro anale all’attaccatura delle pinne anali. Questa è una posizione naturale, sviluppata in senso orizzontale dorso-ventrale in cui i pesci sono abitati a stare, nuotando; è sconsigliabile mantenere l’animale al contrario, cioè a pancia in su cullandolo come un bambino. Questo perché sono in un ambiente a loro sfavorevole e privo di quella importantissima legge idrostatica (la forza di Archimede) che serve al pesce a distribuire il peso del ventre uniformemente verso il basso; finchè il pesce rimane in una posizione naturale niente di grave, ma se lo giriamo facciamo vincere la forza di gravità con la possibilità di provocare compressioni agli organi interni ed al sistema circolatorio variando anche la pressione sanguigna. Questo vale specialmente per i pesci di dimensioni ragguardevoli che hanno il baricentro e la maggior parte del peso corporeo tutto spostato sul ventre; in questi casi, nella bella stagione, è sempre meglio fare qualche scatto in acqua nel caso il peso fosse difficile da sostenere. 

Mi raccomando, facciamo sempre i conti con l’orologio e con la temperatura ambientale: più fa caldo e meno tempo abbiamo a disposizione! Detto questo, al momento del rilascio in libertà cercate, se possibile, di accompagnare il pesce e di non “abbandonarlo al suo destino”… vale a dire: il release è, a mio avviso, un vero atto d’amore che si fa per passione e per devozione nei confronti delle carpe da noi catturate per ricambiare loro delle emozioni che ci hanno fatto provare. Trattare bene un pesce, averne cura e rilasciarlo dolcemente non è solo un gesto simbolico ed “ecologista”, ma è qualcosa che ci eleva l’anima! Immergete la carpa e lei stessa vi farà capire quando sarà pronta per riprendersi l’acqua. Di pazienza, noi carpisti ne abbiamo davvero tanta e allora vale la pena prendersi qualche minuto per riacclimatare la nostra amica e condividere con lei il momento più emozionante: il ritorno alla vita ed alla libertà.

 Al di là della cavità boccale che nei ciprinidi, in quanto bhentonici (cioè che attuano la maggior parte delle loro azioni sul fondo), è particolarmente sviluppata e carnosa, evitate di toccare o manipolare altre parti molli dei pesci come, ad esempio, le branchie: apparato vitale adibito alla respirazione.

 

 

Alcuni consigli utili

Nel caso in cui dovesse essere necessario l’utilizzo del carp-sack è preferibili utilizzarne uno dotato di tubolari galleggianti; grazie a questi accessori, si crea una camera d’acqua all’interno della quale risiede la carpa impedendo alle pareti di aderire o impigliarsi al suo corpo, specialmente agli acuminati raggi della pinna dorsale. Un pesce, un sacco per evitare ferite accidentali tra gli esemplari: una lesione è una porta d’entrata diretta per i patogeni!

A proposito di patogeni, probabilmente vi sarà capitato di vedere dei crostacei parassiti appartenenti alla specie Lernaea cyprinacea attaccati alla cute ed alle pinne dei pesci; sono più comunemente conosciuti con il nome di “manina” o “ancorina” e sono uno dei pochi parassiti dei pesci visibili ad occhio nudo. Non tentate di toglierli poiché hanno un apparato boccale che penetra nella pelle dell’ospite; staccandoli rimarrebbero i fori di attacco facilitando l’ingresso di altri esserini poco raccomandabili. 

Possiamo essere anche noi carpisti “portatori sani” di malattie e in che modo? Con le reti dei guadini, i carp sack e gli sling! Essendo abituati a spostarci spesso per andare a pescare immergendo le nostre attrezzature un week end in un lago, quello successivo in un canale, quello dopo in fiume e via discorrendo possiamo essere vettori inconsapevoli di patogeni da un ambiente all’altro; perché anche se le reti sembrano asciutte non è da escludere che possano essere rimasti latenti o quiescenti alcuni patogeni. Quindi sarebbe buona pratica immergere tutto ciò che è entrato in contatto con acqua e pesci in un bagno di acqua salata per almeno una notte o di sodio idrossido (candeggina casalinga) per circa un quarto d’ora: è sufficiente la dose di un tappo della confezione per cinque litri d’acqua. Nel primo caso utilizziamo un metodo biologico che sfrutta l’incompatibilità di ambiente per un parassita d’acqua dolce mentre nel secondo un metodo chimico con l’utilizzo di un disinfettante. Cosa molto importante: sciacquare molto bene l’attrezzatura dopo il trattamento!! La disinfezione dell’attrezzatura è un processo attuato da diverse gestioni di laghi sia privati che pubblici ed in questo caso specialmente all’estero dove fanno trattare anche gli scafi delle imbarcazioni o dei gommoni. E’ un concetto molto importante che mira alla conservazione delle specie ittiche da un punto di vista gestionale e di prevenzione poiché immettere un parassita piuttosto che un battere o addirittura un virus in un ambiente dove non esisteva può causare danni irreparabili con alti livelli d’infestazione e conseguenti morie di massa.

 

Concludendo…

Andiamo a pescare per passione, andiamoci per amore, andiamo in solitaria, con amici, con la famiglia, andiamo e condividiamo le emozioni del qui e ora con uno sguardo rivolto verso un futuro di conservazione e di gestione. Conoscere porta a capire, siate pescatori responsabili e abbiate cura delle vostre “catture”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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