Tecnica

Inverno nel Delta el PO

Di Agostino Zurma pubblicato il 26/12/17

 

 

Puntualmente mi sveglio, lo so fa molto freddo conosco il mo destino, una gelida ma desiderata scelta, un consapevole sacrificio che potrebbe però regalarmi momenti indimenticabili .La mattina è una di quelle toste, cinque gradi sotto lo zero la nebbia e la galaverna ricoprono totalmente l’ambiente che mi circonda, uno spettacolo da togliere il fiato. Tutto è bianco , ogni piccola cosa , anche il mio fiume, il suo maestoso Delta mostra i rami dei suoi alberi piegati ma capaci di resistere al peso del ghiaccio. Bellissimo!

Inutili i picchetti, il terreno gelato impedisce loro di penetrare, le punte delle canne rivolte verso il cielo cercano di catturare i tenui raggi di sole che la coltre nebbiosa lascia avaramente  trasparire con consumata crudeltà. Il continuo alitare nelle mani, alla ricerca di un minimo di sollievo, è l’unico compagno che ho, un movimento ritmato che solo il suono di un segnalatore potrebbe rendere vano, la speranza di una abboccata. 

Inverno!  

 Lo spot

Il fiume nella stagione fredda offre a mio parere delle buone possibilità di  cattura, forse maggiori di quelle proposte in acqua ferma, certamente nei corsi d’acqua i presupposti validi per esercitare la pesca possono mutare all’improvviso, ma seguendo con attenzione tale mutamenti, riusciremo a cogliere con successo i momenti migliori . In queste condizioni di  corrente, a volte  sostenuta, non faremo altro che concentrare maggiormente la nostra attenzione su requisiti e situazioni  da sempre ritenute valide per le ricerca del pesce. Ne consegue che, se durante l’anno la nostra presenza su determinati spot sarà stata abbastanza regolare, le nostre pasturazioni figlie della linearità e se le catture avranno dato il risultato prefissato ne viene da se che la scelta effettuata sarà stata quella giusta, opzione da mantenere sicuramente anche per il periodo invernale. Da considerare anche che nei fiumi, grazie al rimescolamento continuo del liquido, la temperatura  a differenti profondità dello stesso non subisce  variazioni di grande rilievo, portandoci a pensare che i luoghi prescelti non cambino di molto anche in differenti stagioni.

Questo è il primo passo, continuare a crederci. Ovviamente la zona preferita dovrà presentare , e di questo ne avremo tenuto conto nella scelta iniziale, nelle verifiche di partenza , nella programmazione a lungo termine, di caratteristiche consone anche alla stagione dei ghiacci. Sicuramente si saranno considerate profondità adeguate , almeno cinque metri e sino ai nove e ci saremo concentrati su  imponenti  massicciate e in prossimità di ostacoli sommersi o affioranti.

I grossi massi, utilizzati a rinforzo degli argini, evidenziano la loro presenza  nell’alveo del fiume essendovi sommersi per alcuni metri. Questa situazione ci offre sicuramente dei vantaggi, in modo particolare pescando nel Delta del  Po. In questo ambiente  è predominante il fenomeno della marea con variazioni che vanno anche oltre un metro, ecco che durante il fenomeno di bassa marea le rocce vengono colpite dai raggi del sole e sottoposte ad un lieve ma determinante riscaldamento. Questa benché piccola riserva di energia, rilasciata lentamente  durante il periodo di alta marea quando i massi vengono ricoperti dall’acqua, si riversa direttamente nel liquido e il calore liberato è sufficiente ad influenzare positivamente il comportamento dei pesci. Consideriamo che non si tratta di blocchi di pietra isolati ma di massicciate che si sviluppano per chilometri.

Da ricordare infine che la temperatura delle acque, è connessa con quella dei bacini di alimentazione: tale temperatura verrà mantenuta costante se il fiume scorre velocemente, mentre se è lento avrà più possibilità di effettuare scambi con l'ambiente circostante.

Non è raro scoprire punti del fiume nel cui fondo, trasportati dalle piene, o sradicati dai forti venti , hanno trovato fissa dimora tronchi di grossi alberi che con l’accumulo di ulteriori ostacoli hanno dato vita ad ambienti consoni alle carpe.

Per i ciprinidi , e non solo, prendere possesso di tali zone è una certezza assoluta. Questo modo di fare è caratteristico anche nei periodi freddi, infatti i pesci, sentendosi al riparo nel loro ambiente naturale, tendono a ridurre la loro insicurezza spostandosi con meno cautela e con ristretta circospezione. Oltre a ciò,  questi luoghi piuttosto intricati,  diventano dei veri e propri magazzini di cibo nei quali le nostre esche trasportate dalla corrente freneranno creando una vera o propria scorta per l’inverno, riserva a cui il pesce si indirizzerà ogni qualvolta sentirà la necessità di alimentarsi.

Piccole anche per il fiume

Freddo equivale a rallentamento, più aumenta maggiormente le carpe, animali a sangue freddo,  riducono la loro attività alimentare, limitano , non interrompono. 

Importante è soffermarsi in alcune considerazioni, rilevanti per affrontare con  maggior fiducia le nostre uscite invernali. Ricordiamo che  le carpe di fiume, contrariamente a quelle presenti negli ambienti ad acqua ferma, laghi cave  stagni, sono soggette ad un continuo ed obbligato maggior  dispendio di energie dovuto ad un ininterrotto contrastare la corrente, non solo nella  ricerca di cibo, ma per i normali spostamenti.

Nelle aree del Delta del Po inoltre, e questo fenomeno è maggiore quanto più ci avviciniamo alla foce, vi è un  rimescolio tra l’acqua più calda  dell’ Adriatico con quella dello stesso fiume. Questo fatto ci permette di trovare in questi luoghi ,delle temperature dell’acqua che aumentano  lievemente, ma non solo, anche l’aria sortirà di questo fenomeno grazie al rilascio lento di calore che avviene dalla superficie marina . Le possenti regine del Po hanno origine dalla forte razza selvatica abituata a lottare con la corrente e soggetta ad alimentarsi, maggiormente in queste zone, con molluschi, gamberi, gamberetti, cozze e granchi. Questa specifica dieta ci indirizza  prontamente verso dei mix che contengano, anche per questa distinta stagione, delle farine di pesce. Diciamo il 20% -30 % circa in un buon birdfood. Pensiamo anche a mix con grossa granulometria per favorire ancora di più la fuoriuscita  degli attrattori garantita da un più rapido assorbimento dell’acqua. Relativamente ai vari additivi necessari al completamento dell’esca oltre all’aroma, che può benissimo essere fruttato o cremoso, si aggiunga estratto di cozza in dosi di circa 30-50 gr per kg  e dolcificante. Un consiglio, nelle esche da innesco impiegate le dosi degli additivi leggermente in quantità superiori a quelle previste, questo considerando il fatto che anche le capacità olfattive delle carpe nel periodo invernale si riducono, e poi stiamo pescando in acqua corrente, presupposto che rende più veloce la perdita di suddetti componenti dalle boilies.

Ricerchiamo soluzioni diverse anche nelle dimensioni delle boilies, azzardiamo inneschi con palline di piccole dimensioni, 10-14 mm. Una diversa presentazione anche con due o tre esche da 10 mm potrà fare le differenza, inoltre la bassa temperatura dell’acqua consentirà alle piccole esche di rimanere maggiormente presenti nel nostro finale anche in presenza di corrente. Si potrà anche effettuare la pasturazione, con le limitazioni dovute al periodo, con  discreta continuità e andando a coprire comunque una maggiore superficie.

 Pastura di precisione

Altra interessante scelta è quella di posizionare nelle vicinanze dell’innesco una piccola dose di pastura e di piccole esche. Metodo efficace è quello di utilizzare lo stick, mescolando allo sfarinato scelto dei bigattini,  semi di canapa,  alcune boilies a pezzetti.

Un consiglio, attenti alla retina solubile usata, certe  hanno difficoltà a sciogliesi con l’acqua a basse temperature, il pericolo in questo caso è che  parte della retina non disciolta vada a racchiudersi intorno all’amo e all’esca  compromettendone totalmente l’efficacia sia in relazione all’accettazione da parte del pesce. che in una possibile  fase di aggancio. Vi suggerisco di provarle prima, oppure se non avete alternativa ricorrete a questa variazione. Anziché collegare lo stick al terminale  nel modo consueto, normalmente il finale corre al suo interno per vedere poi l’amo agganciarsi alla parte retrostante, annodatelo con del filo in PVA alla clip del piombo agganciando poi l’amo, al tubo di pastura, appena a incidere un paio di filamenti, quanto basta per farlo rimanere bloccato.

Bigattini

 Sicuramente quanto segue farà storcere il naso ai puristi, a coloro i quali per  esche da carpfishing si intendono principalmente  boilie, mais, tiger nut con la concessione di altre poco utilizzate alternative. Parliamo del bigattino o larva di mosca carnaria identificato anche con molti altri nomi

Il bigattino è un'esca straordinaria , non conosce confini e trova grandi consensi sia per la  pesca nelle acque interne che nelle acque marine. La sua maggiore dote è quella di riuscire ad attirare in modo irresistibile i pesci grazie al suo odore e alla sua grande mobilità. Il loro movimento simultaneo, amplificato dal numero elevato, trasmette ai pesci una forma di approccio priva di ogni indugio creando nei nostri avversari una innata frenesia alimentare. In biologia, questa esca è identificata come la larva della mosca carnaria, la quale depone le sue uova nella carne in putrefazione. Dopo  pochi giorni queste si schiudono ed escono le larve, assolutamente di colore bianco. Per la  pesca vengono utilizzati bigattini  appartenenti all'ultimo stadio larvale, sono più grandi e molto mobili, caratterizzati da una evidente macchia nera che ne identifica la testa. Provengono tutti dall’allevamento, prodotti in grosse fabbriche che sfruttano per lo più carcasse di volatili nelle quali generano e crescono le future esche. Per essere utilizzati i bigattini si devono conservare a bassa temperatura e una volta tolti dalle sorgenti fredde devono essere posti e conservati preferibilmente in sacchetti di stoffa. Generalmente per queste esche vengono adoperati ami molto piccoli a filo sottilissimo, tutto il contrario degli uncini utilizzati nel carpfishing. In nostro soccorso arrivano le “maggot clip” che si possono descrivere come dei veri e propri aghi  che arrotondati e dotati di un piccolo gancio di chiusura consentono di cucire un buon numero di bigattini creando un attirante e movimentato boccone. Questo particolare accessorio va collegato all’ hair rig con un semplice nodo oppure può esser infilato in un anellino precedentemente legato al capello. Quest’ultima indicazione consente di poter ingolosire maggiormente la presentazione inserendo anche due o più maggot clip addobbate di bigattini.

In fiume dobbiamo avere l’accortezza di sostituire con maggior frequenza le esche in quanto rimanendo bloccate nel fondo alla mercè della corrente, verranno inibite alla mobilità in tempi brevi.

La pasturazione è fondamentale, operiamo durante l ‘arco di tempo della sessione con  fiondate di bigattini liberi e con il lancio di palle di pastura da fondo mescolate con i bigattini stessi.


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