Tecnica

Inverno, mai mollare

Di Amarante Alessandro & Filippo Bulla pubblicato il 01/03/12

In inverno inoltrato una larga fetta, di appassionati appende le canne al chiodo, scoraggiati dalla diminuzione di attività
del pesce ma soprattutto dal grande freddo.

Affrontare uscite o sessioni invernali non è cosa facile,  visto che, richiedono da parte di chi le pratica enormi sacrifici sia dal punto di vista fisico che tecnico. In queste occasioni niente può essere lasciato al caso, visto che, dobbiamo essere pronti ad affrontare nevicate, notti umide e sbalzi improvvisi di temperatura che non fanno altro che mettere alla prova la nostra tempra di carpisti, che viene forgiata negli anni grazie alle BIG che proprio in questi periodi, vengono  a trovare i nostri inneschi, con maggior frequenza.

Chi come noi percorre regolarmente la strada del carpfishing invernale, sa bene che le carpe non smettono di alimentarsi, ma a causa della temperatura dell' acqua ne riducono di molto la ricerca, infatti conoscere gli “hot spot” diventa indispensabile per tentare il successo.In questi casi avere uno spiccato senso dell' acqua  ci garantisce l' adrenalina del combattimento, dato che, faremo trovare alle carpe alimento, dove sappiamo che passeranno (almeno speriamo).

Personalmente nei periodi invernali riservo le mie attenzioni soprattutto a quegli spot resi difficili dalla presenza di minutaglia, come possono essere le cave, i canali  e i piccoli laghi, giacchè per fortuna il freddo porta anche alla momentanea scomparsa dei  pesci di disturbo, permettendomi quindi di riservare le mie attenzioni alle grandi baffute, che in questi periodi più che mai hanno bisogno di immagazzinare grassi, visto il notevole impoverimento del loro habitat naturale.

 

 

Scelta del settore                                                                                                  

In questo periodo più che mai la scelta del settore assume un ruolo determinante ai fini del risultato, considerato che i nostri ciprinidi riducono radicalmente  i loro spostamenti alla ricerca di cibo aumentando quindi le difficoltà di successo.

Individuare una buona postazione invernale non è cosa facile e soprattutto, tengo a precisare,  che le postazioni migliori non sono quelle larghe con tanto spazio per montare la tenda, e la macchina vicina, queste sono le postazioni più comode che è tutt' altra cosa, ammessa questa piccola parentesi voglio parlarvi ora delle "postazioni da carpfishing" che sono spesso impercettibili e difficili da praticare visto che in alcuni casi ci costringono a stare in spazi ristretti, magari su terreni inclinati, ma soprattutto ci obbligano ad affrontare come nel mio caso, strade spesso fangose e difficili da percorrere, personalmente preferisco  rischiare di rimanere bloccato durante il percorso, che non avere la comodità di una bella riva extra large se poi questa risulta essere   povera  in termini di catture.

Sembra chiaro che quando il freddo fà da padrone dobbiamo andare letteralmente a "caccia di carpe" visto che nemmeno le pasturazioni più accurate riescono a richiamare e motivare le carpe se queste sono lontane dai nostri inneschi.

Cercare le carpe non è mai cosa facile soprattutto in inverno, infatti   le cosiddette "vie del carpfishing" (zone di transito) in questi periodi non ci assicurano catture, dal momento che come accennato in precedenza, le carpe  diminuiscono di molto i loro spostamenti a causa del rallentamento di tutte le loro funzioni vitali.

Per aumentare le possibilità di successo dobbiamo dedicarci alla ricerca di due settori vincenti, che sono quello di stazionamento e di alimentazione.

Il primo ovvero quello di stazionamento, è più facile da individuare, dato che, normalmente mostra una grande
presenza di ostacoli come possono essere canneti, alberi sommersi ed erbai, che ovviamente sono capaci di dare alla carpa una discreta quantità di cibo ma soprattutto un ottimo punto di riparo, dai predatori ma soprattutto dalla corrente (ove presente), risparmiando quindi riserve di grasso.

Il secondo settore, quello di alimentazione è più difficile da individuare, se non si è attenti a osservare l' ambiente che ci circonda.

Strisce di bollate, Salti e attività marginali non devono essere tralasciati, poichè possono essere segnali riconducibile ad una piena attività di alimentazione del pesce. Non sempre però abbiamo la fortuna di assistere a fenomeni del genere, e in assenza possiamo preferire tutti quelli spot che presentano delle caratteristiche specifiche, come ad esempio una riva franata, oppure le entrate e le uscite dei fiumi, scarichi agricoli, cascatelle e cose del genere che portano con loro tanto alimento naturale, aumentando quindi la possibilità che ci sia qualche carpa ad aspettarvi sotto.

Le variabili che possono determinare la scelta del settore, sono molte e non facilmente catalogabili, siccome spesso cambiano in base all' ambiente acquatico.

Sicuramente sapere dove andare a cercare le carpe, è una delle componenti fondamentali per avere risultati incoraggianti, in questo paragrafo abbiamo parlato dei due settori più importanti che devono essere sempre visti come ottimi punti di riferimento delle nostre sessioni invernali.

 

 

La pasturazione

La carpa nella stagione fredda, come sappiamo, riduce al minimo la ricezione di alimento per colpa delle basse temperature che riducono il fabbisogno delle nostre amiche baffute. Primo elemento da affrontare è la quantità di pastura necessaria per compiere una pescata durante il periodo di fine inverno e quindi con temperature dell’acqua relativamente basse.

La precisione della pasturazione in questo periodo è essenziale. Infatti se non focalizzata nei pressi del terminale potremmo rischiare di portare le carpe al di fuori dello spot dove avremmo posizionato il terminale. Cosi dicendo può sembrare che voglia dire che la focalizzazione della pastura sia necessaria solo d’inverno ma non è cosi: è quasi sempre necessaria ma in inverno
dobbiamo prestarvi ancor più attenzione.

Questa focalizzazione è necessaria perché come ho già detto l’attività delle carpe si riduce al minimo e quindi anche il movimento di queste rallenta moltissimo: si spostano il minimo necessario. I pesci che si fermano a grufolare sul fondale dovranno farlo nei pressi del nostro terminale; mai troppo distanti da esso.  Se cosi non fosse rischieremo che i pesci si accorgano di parte della pastura circostante senza avvicinarsi al terminale quindi saziandosi di questa senza cibarsi della nostra esca posizionata sul terminale.

E’ inutile dirvi che la quantità di pastura necessaria per svolgere una corretta azione di pesca in acque fredde si riduce a una quantità esigua di pastura per il solito fatto del metabolismo rallentato dei pesci. Questa poca pastura però cerchiamo di renderla attrattiva il più possibile. Per potenziare le poche decine di grammi di pastura necessaria esistono vari stratagemmi.

Quello utilizzato per la maggior delle volte da noi è l’aggiungere pellet e parte liquida alla nostra “pastura base” (quella con la quale abbiamo innescato anche i nostri terminali). Una volta giunti sul posto di pesca i pellet e la parte liquida vengono mescolati a poche decine di boilies che successivamente verranno lanciate in acqua. Per “parte liquida” si intende un liquido che può essere aminoaccidico, aromatizzato, dolce, salato o creato a nostro piacimento, esistono inoltre prodotti da innesco che vengono venduti già premescolati (vedi foto) a sotanze liquide che altro non sono, che aminoacidi, stimolatori, aromi che rendono la nostra boilies di innesco ancora più attrattiva.

Non abbiamo parlato di dimensioni delle nostre esche: piccole, piccolissime! Più le esche sono piccole più le carpe faticheranno a saziarsi in poco tempo e quindi sosteranno ancor di più sul nostro spot rischiando di cibarsi del nostro innesco.

 

Terminali vincenti

A parer nostro esistono terminali che possono aiutarci in queste situazioni ma prima ancora di parlare di terminali dobbiamo parlare di inneschi. Abbiamo notato che con un innesco cosiddetto “bilanciato” riusciamo ad avere maggiori buoni risultati. E questo perché accade? Come l’apporto di cibo cala drasticamente con l’abbassarsi della temperatura diminuisce anche la “forza” con cui le carpe si alimentano. L’aspirazione delle nostre carpe non avverrà in modo irruento, come siamo abituati a pensare o a vedere nei numerosi filmati subacquei, ma sarà lieve e delicata. Alleggerendo il nostro innesco aiuteremo la carpa a cibarsi di esso.

 

Le nozioni sopraelencate non sono attribuibili solo al periodo invernale. Le carpe pian piano aumenteranno l’apporto calorico ma almeno fino a quando la acqua non supererà i 12/13 gradi sarà necessario seguire ciò che abbiamo scritto. Forza carpisti! Ormai siamo in marzo! Con il caldo tutto sarà più facile!

 


FacebookTwitterGoogle+Invia per email

Collabora


Ti potrebbero interessare anche:








Commenti

dulc il 26/01/18
che spettacolo


Inserisci un commento

(La pubblicazione è soggetta ad approvazione da parte della redazione.)