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Intervista al sindaco di Ostellato

Di Redazione pubblicato il 12/01/17

Andrea Marchi: “I bracconieri? Novelli barbari e balordi senza scrupoli”

Il sindaco di Ostellato avverte: “Siamo di fronte ad una emergenza ambientale e di ordine pubblico”

“Novelli barbari”, “balordi senza scrupoli” che distruggono “un patrimonio secolare”. Non usa mezzi termini Andrea Marchi, sindaco di Ostellato, per definire i responsabili dei recenti “casi di bracconaggio, pesca di frodo fino ad atteggiamenti palesemente violenti da parte degli oramai tristemente noti bracconieri che stanno depauperando i nostri corsi d’acqua”.

Marchi ricorda che “in questi anni è stato fatto un grande lavoro, insieme alla Regione, per contrastare quella che non è solo una piaga ambientale ed economica ma soprattutto una lesione feroce ed oltraggiosa dello Stato di diritto”, ma se è vero che si è intervenuti con norme che tendono alla confisca dei mezzi utilizzati per la commissione del reato predatorio, se è vero che l’attività della Polizia Provinciale, “specie a Ferrara, si è caratterizzata per altissima professionalità e capacità di intervento” è anche vero che “manca, specie a livello nazionale, la coscienza del fatto che siamo di fronte ad una vera e propria emergenza di carattere ambientale e di ordine pubblico”.

Il sindaco di Ostellato ribadisce che “non è degno di un Paese come l’Italia, consentire ai novelli barbari di entrare, depredare, intimidire, impoverire corsi di acqua ed economia e, nella maggioranza dei casi uscire impuniti. Atteggiamenti come questi devono configurare una fattispecie di reato precisa e adeguatamente punita, al fine di restituire dignità alla pesca agonistica, garantire, come succede da secoli, la possibilità di praticare in pace e sicurezza un’attività legata da sempre a questi territori”.

Marchi pone l’accento poi sul danno ambientale ed economico “causato dagli scempi dei barbari pescatori di frodo; costoro infatti non solo macellano selvaggiamente la fauna ittica senza ritegno alcuno ma impoverendo le acque creano difficoltà enormi al circuito della pesca sportiva agonistica che ha un indotto economico di non poco conto”.

“Ben vengano quindi – conclude – le norme adottate nel corso del tempo da parte della Regione Emilia Romagna per scoraggiare i predatori; tuttavia, o si assume finalmente a livello nazionale la coscienza della tragedia ambientale e dello scempio del diritto che si sta consumando in questi territori ad opera di balordi senza scrupoli oppure piangeremo, fra non molto, la morte dei nostri canali e la perdita di un patrimonio di tradizione sportiva secolare”.


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