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Intervista al capo Polizia Provinciale di Milano

Di Anonima cucchiaino.it / Franco Vanni pubblicato il 05/09/16

Pieralessandro Scotti,vicecomandante della Polizia provinciale di Milano , è a capo del nucleo di agenti specializzati nel contrasto del bracconaggio, nella caccia quanto nella pesca. Una realtà investigativa efficiente e presa a modello da molti corpi di polizia in tutto il Nord Italia. “La pesca è una cosa bellissima, se rispetta le regole. Purtroppo, sempre più spesso al fianco dei pescatori operano veri e propri predoni dei fiumi. Il fenomeno è sempre più diffuso”.

Come mai il bracconaggio nel Nord Italia è in crescita?

“Senza alcun razzismo, bisogna rilevare che la pesca di frodo nelle acque interne è di molto aumentata nell’ultimo ventennio, di pari passo con l’immigrazione dai Paesi dell’Est Europa. In Romania, ma non solo, il fiume è considerato anzitutto una fonte di sostentamento, com’era da noi fino a qualche decennio fa. Bisogna estendere a tutti la cultura del rispetto per la natura”.

Sono solo i cittadini dei Paesi dell’Est a pescare al di fuori delle regole?

“No, ci sono anche italiani, spesso anziani, che vengono sorpresi sul fiume senza alcun tipo di licenza. Diciamo però che per quanto riguarda il bracconaggio a fini commerciali, quasi tutti gli uomini che denunciamo sono stranieri. Sul canale Martesana, anni fa, ci segnalarono prelievi sistematici di pesce da parte della comunità cinese. Probabilmente in quel caso il era pesce destinato ai ristoranti. Lo prendevano con le reti, tendendole da una parte all’altra del corso d’acqua e strascicando. Una pesca assai poco selettiva. Dopo una serie di appostamenti, fatti con la polizia di Stato, siamo siamo arrivati a denunciarli”.

Cosa succede a chi viene scoperto a pescare di frodo?

A seconda della gravità del caso, chi viene sorpreso a depredare il fiume viene denunciato, gli viene sequestrata l’attrezzatura da pesca e viene multato. Ma da un punto di vista penale, se non riscontriamo attività gravi come l’uso della dinamite (art 110 cp) o il maltrattamento di animali, è difficile portare i bracconieri di fronte a un giudice. Diciamo che negli ultimi anni siamo arrivati a una decina di persone denunciate e giudicate da un tribunale”.

La  legge del governo entrata in vigore il 25 agosto 2016, che inasprisce le pene per il bracconaggio ittico, ha reso più incisiva la vostra azione?

“Il testo della legge è ottimo, va nella direzione giusta. Ma mancano ancora i decreti attuativi da parte di governo e Regioni, che ci indicheranno esattamente cosa possiamo fare in concreto.  L’augurio è che davvero si arrivi a equiparare la legislazione riguardo alla pesca di frodo a quella già in vigore per la caccia.  Secondo la legge 157 del 1992, il bracconaggio nella caccia è reato. È reato ad esempio sparare dall’auto e da natante. E le sanzioni amministrative sono molto pesanti. Per essere punito, inoltre, basta il cosiddetto “atteggiamento di caccia”: se hai un fucile nel fodero dove la caccia è vietata, è già reato. Nella pesca è diverso. Un uomo che cammina lungo il fiume con una canna smontata o con una rete nello zaino non è perseguibile. Serve la flagranza”.

I pescatori, almeno quelli che rispettano le regole, da tempo chiedono leggi severe contro i bracconieri.

“Lo so bene. Per noi i pescatori sono alleati fondamentali. Molti dei nostri interventi  nascono dalle segnalazioni dei pescatori, attivi nella segnalazione del bracconaggio come dell’inquinamento. Chi pesca vive, conosce e ama il fiume come nessun’altro. Vale per il bracconaggio come per gli scarichi abusivi in acqua da parte di privati e aziende. I casi di segnalazioni da parte di pescatori sono tantissimi”.

Un esempio?

“Abbiamo concluso di recente un intervento molto ben fatto a Trezzo sull’Adda, nato dalle chiamate di alcuni pescatori. Con le guardie volontarie, abbiamo beccato un gruppo di bracconieri proprio mentre stavano entrando con la barca nel fiume. Erano rumeni. Abbiamo contestato loro la pesca senza licenza e con attrezzatura inidonea. Abbiamo sequestrato le reti e i rampini che usavano per issare il pesce in barca.  In casi simili, però, il sequestro amministrativo della barca non ci è consentito, in una logica di proporzionalità della sanzione. Per cento euro, non posso sequestrare oggetti di grande valore. Vedremo se con la nuova legge le cose cambieranno”.

Nel territorio milanese, quali sono le acque più frequentate dai bracconieri?

“I fiumi più colpiti sono concentrati nella zona Sud-Est della città. Le ultime azioni le abbiamo fatte assieme ai carabinieri di San Donato e con la polizia provinciale di Lodi, sul canale Muzza e lungo la strada Rivoltana. In passato abbiamo lavorato molto sull’Adda, assieme ai colleghi di Bergamo. Negli ultimi interventi abbiamo beccato furgoni che passano a rastrellare il  pesce bracconato per poi venderlo. Anche in questo caso, il nostro intervento è nato da segnalazioni dei pescatori. Purtroppo, anche  i bracconieri hanno i loro informatori che li avvisano e li aiutano a fuggire, quindi prenderli non è facile. Dobbiamo essere veloci e coglierli di sorpresa”.

Quali sono le tecniche di pesca illegale più utilizzate?

“Lo strumento più in voga è la batteria dell’auto, usata come elettrostorditore per fiaccare i pesci e poi raccoglierli con il retino. Poi ci sono le reti vere e proprie. Tutti materiali che sequestriamo. Quello che ci rende felici è che, dopo alcuni nostri interventi in un luogo, la pesca di frodo spesso si placa. Questo significa che la nostra azione di disturbo funziona”.

Come polizia provinciale di Milano, su quante forze potete contare?

“In questa fase di passaggio istituzionale dalla Provincia alla Città Metropolitana, abbiamo forze piuttosto esigue. Per il controllo di caccia e pesca siamo in tutto  una decina di persone, però siamo sempre attivi. Facciamo base all’Idroscalo, dove abbiamo un pickup e dei fuoristrada, che ci consentono di raggiungere agilmente gli argini dei fiumi. Fra i nostri compiti c’è poi la vigilanza dell’Idroscalo stesso, che svolgiamo con alcuni gommoni”.

Cosa deve fare un pescatore che dovesse imbattersi in episodi di bracconaggio in fiumi e laghi?

“Deve chiamarci subito! La nostra centrale operativa è attiva 24 ore su 24. Rispondiamo al numero 0277405808“.

 


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