Tecnica

Interpretare i piccoli specchi d'acqua.

Di Mario Portelli pubblicato il 20/10/16

INTERPRETARE I PICCOLI SPECCHI D’ACQUA.

 I piccoli ambienti lacustri mi hanno incantato fin da piccolo. Questi luoghi, meravigliosi e selvaggi, dotati di un ricco ecosistema naturale, portano con se un fascino misterioso, che li rende assolutamente unici e ricchi di insidie.

Si tratta di ambienti tecnici, abbondanti di ostacoli sommersi e di alimento naturale, che ospitano molto spesso carpe storiche ed enormi. Questi pesci vecchi e solitari, sembrano essere territoriali, non si spostano infatti di molto per nutrirsi, in quanto sanno benissimo dove trovare il loro fabbisogno giornaliero con il minimo degli sforzi.

La strategia per affrontare queste perle d’acqua, è quella di leggere ed interpretare al massimo tutti gli elementi a disposizione, per arrivare infine ad una chiave di lettura intenta alla massimizzazione dei risultati, in poche ore di pesca. Pertanto, lungi da me la cattura del pesce per sfinimento, basata sulla quantità delle trecentosessantasei (366) notti l’anno, e perdonate l’eufemismo.

Tanta osservazione.

Prima di bagnare le nostre lenze, il primo step è quello di dedicare molto tempo all’osservazione. L’acqua e l’ambiente che la circonda infatti, ci mandano dei precisi messaggi, e dobbiamo essere in grado di interpretarli al meglio; in particolare è importante concentrarsi con attenzione su tre componenti principali:

  1. Elementi presenti sulla sponda. Molto spesso, alberi o cespugli protesi verso l’acqua, sono degli ottimi rifugi per le carpe, soprattutto nella stagione estiva. Una sponda che entra ripida in acqua, formerà un perfetto rifugio invernale per i pesci, al contrario di una che degrada dolcemente, sarà più interessante nelle ore notturne in estate, o in quelle giornaliere nei primi caldi post – invernali. Un ruscello che entra in acqua, proveniente dalla limitrofa campagna, offre senz’altro uno spot interessante per tutto l’arco dell’anno; il canneto poi, è un perfetto hot spot primaverile.
  2. Elementi presenti in acqua. Piante idrofite, ninfee o brasca comune ad esempio, possiedono un’ottima fonte di cibo naturale per i pesci, non sarà quindi difficile trovarvi qualche baffuta nei pressi di questa vegetazione acquatica. Gli alberi sommersi offrono al pesce un riparo e una zona di stazionamento per la maggior parte dell’anno. Prestiamo molta attenzione anche alle grufolate sulla superficie, spesso ci indicano inconfutabilmente che sul fondo c’è una carpa che si sta nutrendo.
  3. Il fondale. Molte ore dedicate al plumbing ci garantiscono una mappa dettagliata del fondale, con tutte le variazioni di profondità del caso; per sapere invece la composizione del fondale, argilla compatta, fango, ghiaia, ciottoli o piccoli erbai, faremo affidamento alla nostra sensibilità munendoci di una canna con un mulinello in treccia ed un piombo da “grattare” sul fondo.

Meteo e stagioni.

Questi piccoli specchi d’acqua sono molto sensibili al meteo e a qualsiasi cambiamento climatico. Di fondamentale importanza pertanto è decidere la data della nostra uscita in base alle condizioni meteo, nelle relative stagioni.

Se la pasturazione autunnale è costante, potremo raccoglierne i frutti con continuità anche nella stagione invernale, insidiando con timidezza gli spot di stazionamento e riparo. Il vento da nord in questa stagione è veramente deleterio. I momenti migliori quindi saranno quelli di bassa pressione con venti da sud o assenza di vento.

L’estate resta una buona stagione, ma dobbiamo essere opportunisti. Dopo un lungo periodo di caldo torrido,  un brusco abbassamento di pressione con qualche rovescio o ancor meglio un temporale estivo, infieriscono sulla quantità di ossigeno disciolta in acqua e mettono repentinamente in attività il pesce; qui, i risultati possono arrivare anche in una manciata di ore di pesca. Bruschi cambiamenti di fondale o alti – fondi invece, sono ottimi per cercare i pesci nelle giornate più calde, così come le zone infestate dalle alghe.

Le stagioni migliori restano sicuramente la primavera e l’autunno.

Con l’alzarsi delle temperature in primavera (12°C +), il pesce entra in assoluta attività fino al periodo di riproduzione, nel quale non sarà molto interessato ai nostri inneschi. Occhio alle uova deposte sulle piante acquatiche dagli anfibi, e più tardi alla loro schiusa, sono cibo succulento per le carpe! Bassi fondali, piante acquatiche, canneti, sono tutti ottimi spot.

L’autunno, resta il mio mese preferito per insidiare i grossi pesci. Mese ideale per lunghe pasturazioni di condizionamento sulle nostre esche. Il disturbo del pesce bianco è in radicale diminuzione, così come le riserve di cibo naturale; le carpe devono per forza raccogliere molti grassi per affrontare i mesi più freddi. L’attività del pesce è al massimo e non è raro catturare lo stesso esemplare più volte in poche settimane. Bassa pressione e venti di scirocco sono i momenti migliori.

Nozioni di approccio, pasturazione ed esche.

In questi ambienti daremo la caccia a pesce per pesce, si tratta tuttavia di pesci grossi che non si muovono assieme ad altri pesci.

Scegliere se insidiare le zone di alimentazione o di stazionamento (che talvolta possono coincidere), è un fattore correlato alle stagioni. Così come la scelta di una pasturazione più concentrata o più allargata. La possibilità di impiegare almeno due canne da pesca però, ci consente di variare il nostro metodo e insidiare più spot. Anche se il pesce non sarà molto attivo infatti, una bella presentazione golosa davanti alla “tana”, intenta a stuzzicare la curiosità del pesce, potrebbe riservare grosse sorprese.

Al melting di boilies miste intere e frantumate, da 15mm a 30mm, pellet, tiger-nuts, canapa, aggiungo un po’ di belachan. Molto raramente uso il mais. Per questioni nutritive, credo fermamente che una buona boilies condizioni molto più pesantemente il pesce nel lungo periodo.

Quando pasturo, sia in pesca che preventivamente, cerco di portare le carpe a nutrirsi disinibite fuori dai loro ripari: l’ultima cosa che voglio è perdere i pesci per rottura della lenza dentro qualche ostacolo.

Un piccolo trucco che mi ha permesso di avere ottimi risultati durante tutto l’arco dell’anno, è quello di pasturare con delle boilies slavate e invecchiate nella stessa acqua del lago. Pertanto, prima di iniziare la pasturazione, mi reco sempre sul posto per riempire qualche secchio d’acqua nel quale poi immergerò le mi esche assieme ad un additivo booster liquid food.

Per quanto riguarda gli inneschi, ho avuto ottimi risultati con delle boilies singole affondanti o omino di neve 20 – 15mm. Uso invece le esche finte soprattutto nelle stagioni calde, quando le tartarughe sono in piena attività ed è facile rimanere fuori pesca con qualsiasi altra esca.

Quale montatura?

 Nella maggior parte dei casi la pesca sarà marginale. Le prime regole pertanto sono il silenzio e la discrezione, occhio a come camminate sulle sponde!

Pescando a ridosso di ostacoli sommersi impiego sempre almeno 5 metri di snag leader 0.60, con almeno 60 centimetri di guaina in tungsteno e back-lead volante 10 grammi per evitare spiacevoli loop della lenza. Ricordiamoci che stiamo sfidando pesci grossi e potenti, nel loro rispetto quindi, non possiamo permetterci rotture fatali e ami in bocca con montatura a seguito. E’ molto meglio un bel cappotto di una partenza persa per rottura! La  sicurezza del pesce e la sua incolumità, sono alla base della nostra etica.

Uso terminali in dacron robusto 45lb+, e ami potenti per forzare il pesce e metterlo in guadino nel minor tempo possibile. Taglio sempre la clip dei piombi per perdere immediatamente la zavorra in caso di incagli.

Evitate lenze tese, il pesce se ne accorge immediatamente, e mi raccomando: mai allontanarsi dalle canne!


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