Tecnica

Innesco potenziato

Di Quirino Riccitelli pubblicato il 05/06/14


Ho il pomeriggio libero, ne approfitterò per realizzare qualche terminale, per sistemare un po’ di prodotti e per ripulire l’attrezzatura… Sicuramente, ci credono tutti!!! L’intento era quello, purtroppo però ogni volta che apro il portone della cantina e vedo esche e attrezzatura ferme a prendere polvere, non riesco a fare altro che caricarle in macchina e partire di nuovo (non a caso la mia macchina è, in pratica, una sorta di polveriera con le ruote). Papà mi darà sicuramente torto perché la vede in maniera opposta, mentre per me sporche ma funzionanti è meglio che pulite e inutilizzate, questo è ciò che mi ripeto quando dopo poche ore percorro in macchina i chilometri che mi dividono da una nuova sessione, come sempre improvvisata. Temo di aver dimenticato qualcosa stavolta, ma mentre monto tutto sembra non manchi nulla, almeno lo spero e poi se proprio avessi scordato qualcosa, beh mi servirà da lezione; L’organizzazione è infatti fondamentale, purtroppo però quando mi assale quella frenetica voglia di pesca non riesco a razionalizzare l’occorrente da portare con me, è infatti capitato più volte di aver dimenticato il cibo o altre cose fondamentali, ma non ho mai tralasciato ciò che serve per catturare una carpa. La mia passione è forte, ma evidentemente non sono l’unico, infatti sul lago scorgo tante, anzi troppe tende. Nella borsa tra ami che penetrano la mia carne e oggetti vari non identificati perché ricoperti da un vecchio strato di sporcizia, accumulato da anni di frettolosità pigrizia e disordine, riesco comunque ad individuare un dip e subito scatta dentro me quella voglia di provare una nuova strategia. Un dip, per semplificare il discorso e soprattutto per i neofiti che non sanno cosa sia, è un prodotto che serve a potenziare l’innesco, a conferirgli la famosa marcia in più, aiutando e incrementando la dispersione di attrattori in acqua, al fine di stimolare l’appetito dei ciprinidi e la localizzazione del nostro tranello, fatto di amo e palline. Tanti hanno parlato di questi prodotti, magari sarebbe opportuno schematizzare meglio le 4 grandi famiglie di dip utilizzati e venduti nel mercato dell’odierno carp fishing:

-Dip Liquidi: Sono i più diffusi, appartengono ad essi i classici dip nei quali è sufficiente bagnare il nostro innesco per poi calare o lanciare e sono venduti in spray o in barattolini. Attenzione però che l’efficacia di questi prodotti dipende da due caratteristiche fondamentali. La prima è il tempo di immersione nel composto, la seconda è la granulometria delle esche impiegate. Maggiore sarà il tempo di immersione e maggiore sarà la quantità di prodotto inglobato/rilasciato in acqua, perché la quota di attrattori assorbiti risulta correlabile al tempo di immersione  (contatto) tra esche e dip. Allo stesso tempo un’esca a granulometria fine avrà più difficoltà nell’ assorbire/rilasciare un liquido, viceversa un’esca grossolana lo assorbirà e rilascerà ben presto. La texture delle esche scelte detta e scandisce quindi il tempo di immersione, indica, in altre parole, quanto tempo occorre al dip per essere efficace e per penetrare. Spesso vedo carpisti che innescano, bagnano per 2-3 secondi esche a grana molto fine e poi partono per calare. Io credo che utilizzare un dip in questo modo equivalga a non utilizzarlo affatto, in quanto se “l’innesco fine” non ha il tempo utile di contatto, necessario per assorbire gli attrattori presenti nel prodotto, la sua utilità sarà pari a zero. Non dimentichiamo che buona parte del prodotto è lavato via dal contatto con l’acqua e che se non permettiamo un corretto assorbimento nel barattolino (ripeto) di almeno 2 ore per esche a grana fine e almeno 30 minuti per quelle grezze, il suo impiego risulterà inutile. Nel caso di utilizzo di esche di grana media, un tempo che va dai 45 ai 100 minuti è mediamente idoneo al fine ottenere una massima espressione in quanto ad efficacia.

-Dip Fluidi: Sono meglio conosciuti come glugs, prodotti da svariate aziende e in tutti i gusti, spesso a corredo delle linee di esche prodotte (stessi gusti). In questi prodotti la viscosità è maggiore rispetto ai classici dip liquidi, essendo presenti quote di addensanti maggiori e ciò rappresenta una caratteristica da sfruttare. Personalmente trovo i glugs estremamente validi, specie quando questi sono impiegati come ammolli. Ammollare vuol dire favorire un contatto lungo (spesso mesi) tra esche e liquido e se il dip scelto a tal proposito è liquido, si corre il rischio di rendere le palline troppo morbide, o addirittura spappolate, e quindi un eccessivo assorbimento potrebbe avere effetti opposti a quelli sperati. A mio avviso la giusta chiave di lettura nell’impiego di questa tipologia di prodotto, è da ricercarsi nel bagno lungo o nell’ammollo vero e proprio. Generalizzare non è propriamente corretto, ma la maggioranza dei dip fluidi che conosco non aderisce come vorrei alle esche e quindi non soddisfa a pieno le mie esigenze, infatti al pari dei dip liquidi una buona quota del prodotto andrà a perdersi durante la fase di calata (circa il 70%) o di lancio (circa il 90% di cui la maggior parte si dissolverà nel momento dell’impatto con l’elemento liquido). Utilizzo spesso i dip liquidi e quelli fluidi in Inverno per creare sacchetti in PVA da riempire con esche e dip, sfruttando le proprietà PVA friendly degli stessi, quasi mai preferisco invece immersioni pre lancio o calata in tali composti, data la scarsa utilità in termini di attrazione che a mio avviso ne consegue, causa la loro bassa resistenza di ancoraggio alla superficie delle palline.

-Dip in Gel: Non tutte le aziende producono questa tipologia di dip che, a mio avviso ,rappresenta la migliore scelta insieme a quelli in polvere che a breve analizzeremo. I dip in gel hanno un aspetto invitante e aderiscono perfettamente alla superficie delle esche che introduciamo al loro interno, incollandosi ad esse e resistendo agli impatti, anche ai più duri. In questo caso non ci saranno lunghi tempi di attesa, dato che la gelatina dovrà semplicemente ricoprire l’innesco, forse l’unica attesa (che io suggerisco) è quella successiva al bagno nel prodotto, onde favorire la creazione di una crosta di attrattori sulla superficie esterna delle palline (10-15 minuti spesso risultano sufficienti). Da non disdegnare l’impiego di questi dip anche per la creazione di ammolli, infatti tali prodotti sono perfetti per esche a grana fine, dato che, vista la loro struttura densa, difficilmente saranno assorbiti, anche se opteremo per lunghi tempi di contatto. A mio avviso nei dip gel l’addensante inglobato permette il raggiungimento di un grado di viscosità adatto a soddisfare a pieno le esigenze di pesca, nella maggior parte delle situazioni che ci troviamo ad affrontare, pertanto i dip gel tornano utili davvero spesso.

-Dip in Polvere (secchi): Questa tipologia di prodotti spesso è erroneamente impiegata perché non si bagnano preventivamente gli inneschi prima di “passarli” nella polvere che costituisce il dip. Il bagno preventivo può essere effettuato in un liquid food a scelta (ad esempio melassa, estratti vari ecc…) oppure in semplicissima acqua; Ciò serve a far aderire la polvere alle superfici bagnate e permette contemporaneamente il trascinamento in acqua degli attrattori che poi inizieranno e diffondersi e ad esercitare l’azione di attrazione. Personalmente sconsiglio bagni in liquidi troppo densi, ciò perché il “peso” degli stessi potrebbe causare distaccamenti massicci nel lancio o nella calata e, conseguentemente, perdite importanti di prodotto. Preferisco dunque utilizzare della semplicissima acqua per bagnare le esche che poi immergo nel barattolino con la polvere. In questo caso non ci saranno attese perché il lavoro del composto è esterno all’esca e siamo dunque subito pronti ad entrare in pesca. Negli ultimi mesi sto impiegando spesso il Dry Amino Gel Diamondbaits (in foto), un dip in polvere che, grazie alle molecole idroscopiche che lo compongono, crea una patina gelatinosa di attrattori persistente lungo la superficie delle esche.

Ricapitolando diciamo che i dip, che per molti anglers rappresentano solo trovate pubblicitarie, sono a mio avviso estremamente utili, ma sempre se utilizzati con cognizione. Classificando ulteriormente, ma per sommi capi, possiamo anche dire che alcuni di essi lavorano esternamente (dip in gel e in polvere), mentre altri per esercitare l’azione attrattiva dovranno essere assorbiti dalle palline o il loro impiego risulterà vano (dip liquidi o glugs non molto densi). I dip in genere hanno un grosso vantaggio: quello di creare inneschi potenziati nel vero senso della parola, ma per incrementare il potere catturante il solo dip non basta. La cosa davvero importante è che il dip non copra l’azione attrattiva propria dell’esca trasferita sul capello, infatti molti prodotti presenti sul mercato purtroppo impermeabilizzano l’innesco, e, a seguito di semplici prove casalinghe, si può notare che l’innesco il giorno seguente all’immersione sarà asciutto internamente (in altre parole non avrà lavorato). Un dip non deve dunque coprire il lavoro delle esche, ma lavorare sinergicamente, insieme alle palline da noi scelte e solo in questo modo potremo avere l’effetto desiderato. Pescare con la consapevolezza di avere un innesco preferibile agli occhi e all’olfatto delle carpe rispetto alla pastura che lo circonda, persuade i nostri pensieri post calata e ci rende soddisfatti, renderlo davvero attrattivo e potenziarlo sta però a noi, quindi utilizziamo con logica e astuzia le armi che il “carp fishing market” ci regala.


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