Itinerari

Il Turano

Di Sandro Di Cesare pubblicato il 19/10/12

Siamo sulle sponde di un grande bacino artificiale creato nel lontano 1939 dallo sbarramento del fiu­me Turano con una diga imponente di ben 70 metri. Viene det­to anche lago di Posticciola, dal nome della località in cui sorge la diga che alimenta la centrale elettrica di Cotila. Si trova a 536 metri di altitudine ed ha una forma allungata con molte insena­ture, proprio come il suo gemello (più grande), ovvero l’altrettanto affascinan­te lago del Salto. I due laghi sono sepa­rati dal boscoso monte Navegna, forato da una galleria di 9 chilometri che col­lega le sponde dei due invasi. Il Turano ha un perimetro di 36 chilometri e una superficie di 5,6 chilometri quadrati. Si differenzia da quello che abbiamo chia­mato il suo gemello per una penisola che svetta proprio sul punto di massima ampiezza su cui sorgono le rovine del castello del drago, il simbolo dell’ormai decaduto paese di Antuni, di fronte a Castel di Tora. Di immenso valore sce­nografico, lo sperone roccioso dominato dal rudere (ora in corso di restauro), si erge per più di 100 metri aprendo spet­tacolari e inedite visuali del lago. Oltre al citato Castel di Tora, l’altro centro abitato sulle sponde del bacino è Colle di Tora, che sonnecchia su una peni­sola. Fortemente scenografiche anche le vedute che si godono da Ascrea e Paganico. Bello è bello, non ci piove, ed è pure pescoso… se il solo fatto di vederlo descritto su queste pagine non ve lo avesse fatto ancora capire. Tra al­borelle, anguille, grosse carpe, amur, cavedani, breme, savette, lucci, perisici reali, persici trota, tinche, trote fario, trote iridee e coregoni, questo paradiso per pescatori non scontenta veramente nessuno. Carpisti in primis.

Madame de la Carpe

Era il 1994 quando ho pescato per la prima volta qui con la tecnica del carp fishing. Neanche a dirlo, mi accom­pagnava Massimo Mantovani e Rober­to Di Lorenzo. Era maggio, le carpe si preparavano per la deposizione delle uova. Notammo un gran movimento di carpe intorno all’isola che si forma nella zona del lago che va dal secondo ponte al Monte Antuni. Posizionammo le nostre tende sull’isola e pescammo alla sua destra, alla sua sinistra e verso riva. Non pescavamo in direzione della statale in quanto c’erano fondali troppo alti. Prendemmo molte carpe fino ad un massimo di 17 chili. In quell’occasione conoscemmo anche Rita, quella che in seguito sarebbe diventata “Madame de la Carpe”. Rimase subito affascinata da quella nuova tecnica che prevedeva an­che il rilascio del pescato. Credo che fu proprio in quell’occasione che maturò l’idea di commercializzare prodotti per il carp fishing.

 

Difficile dimenticarlo

Dopo più di quindici anni sono ancora qui, sulle sponde di questo magico la­go. Questa volta avrei voluto pescare a monte del lago, perché eravamo vicini al periodo di riproduzione. Purtroppo, però, a causa del livello troppo alto, non c’erano punti buoni dove montare le tende. Ironia della sorte, dopo tanti anni sono tornato a pescare nello stesso identico punto che mi aveva visto per la prima volta con attrezzatura da carp fishing. Que­sta volta, pe­rò, mi sono posizionato a riva per pescare sui fondali dell’iso­la dove io e Max montammo le tende quando ancora non avevamo neanche un capello bianco. Pesco insieme con Paolo Franceschini e Marco Savi. 400 metri ci dividono dagli spot su fondali da 4 a 6 metri. La mia esperienza mi dice che lì è un ottimo punto di passag­gio quando le carpe si spostano verso i letti di frega. Infatti le mangiate non si sono fatte attendere: qualche ora dopo aver calato gli inneschi abbiamo preso le prime carpe. Purtroppo la taglia non è elevata ma, avendo una settimana a disposizione, le cose sarebbero potute cambiare. Alla peggio ci saremmo spo­stati una volta che Marco ci avesse sa­lutati tre giorni dopo.

 

Il premio per la costanza

Ed ecco arrivato il fatidico giorno X del­la partenza di Marco. A conti fatti ab­biamo catturato trenta carpe dai 5 ai 12 chili. Di giorno il silenzio è assoluto ma la notte le carpe si erano scatenate con partenze a ripetizione. Insomma, di giorno si dorme e di notte si veglia. Vista l’elevata attività delle carpe, le poche postazioni a disposizione a causa del livello del lago e della pioggia in­sistente, decidiamo di non cambiare posto di pesca. Tanto più perché non arrivano notizie interessanti dagli al­tri carpisti che stavano pescando ne­gli stessi giorni sul lago. Tra questi ce ne sono due che pescano nella “gola dei frati” che ad aprile aveva regalato pesci enormi tra i quali una regina di 26,7 chili (credo sia il record del Tu­rano): anche loro avevano preso cinque carpe sui 6-7 chili. La pioggia non dà tregua nemmeno per un attimo, il lago sale a vista d’occhio, tanto che siamo costretti a smontare e rimontare le ten­de a buona distanza dall’acqua. Inutile dire che ci siamo bagnati come pesci. Proprio durante una di queste opera­zioni di riassestamento del campo una partenza di quelle giuste mi catapulta sul pod. Questa volta capisco subito di aver incocciato un pesce diverso dagli altri presi finora: molto lento, pesante. Una bella carpa. E infatti una splendia regina da 18 chili si è fatta fregare da un innesco pop-up peach e tangerine. Fra tutte quelle catturate, e sono state molte, questa alla fine si aggiudicherà il primo premio per il peso. Ma tutte meri­tano il ricordo per i combattimenti osti­nati tipici di queste regine longilinee e muscolose. Forse per la grande quanti­tà di erbe e foglie sommerse dal livello del lago in aumento, non siamo riusciti a catturare neanche uno degli enormi amur che popolano il lago. Dovremo tor­nare in estate e in autunno, quando il livello del lago è basso e cedono con più facilità ai nostri letti di pastura.

 

Documenti per il Turano

Oltre alla licenza governativa, per pescare sul lago del Turano occorre un tesserino provinciale che dà il diritto di pescare in tutte le acque della provincia di Rieti. Costa 20 euro (10 per i residenti), ha validità dal primo gennaio al trentuno dicembre e può essere ritirato direttamente sul posto al negozio Tuttosport gestito da Rita. È consentito utilizzare motori elettrici e motori a scoppio fino a 4 cavalli. Si può pescare con tre canne, è consentita la pesca notturna dal primo al secondo ponte (gola di Paganico), nella zona denominata Cornito che va dal secondo ponte fino all’isola, nella gola Tuttosport (sotto il negozio di Rita), nella zona denominata San Rocco, nella gola Antuni, nella gola del Sindaco, nella gola Santa Natolia (o gola dei frati), nella gola di fonte canale, nella gola Collacchiani e nella gola di Stipes. Le guardie preposte al controllo sono molto tolleranti nei nostri confronti ma rigidi nel caso in cui arrecassimo disturbo ad altri pescatori e ai pochi professionisti che ancora lavorano sul lago. Per informazioni sulle condizioni del lago possiamo contat tare direttamente Rita (Madame de la Carpe) ai numeri 0765 71.63.16 e 328 97.45.678, oppure all’indirizzo mail: madamelacarpe1@yahoo.it.

Le Stagioni del Turano

Autunno da sogno

Secondo la mia esperienza maturata in tanti anni di prove questo è il migliore periodo dell’anno per noi carpisti. Le carpe sono alla continua ricerca di cibo per accumulare quei grassi che saran­no utili a superare l’inverno. C’è anche da considerare che in questo periodo il livello dell’acqua scende ancora di più che in estate: il cibo naturale inizia a mancare e i pesci perdono quei freni inibitori che solitamente li rendono più sospettosi in altri periodi. Consiglia­re zone in questo periodo non è molto semplice. Tutte sono produttive, anche se si lasciano preferire quelle con fon­dali non troppo alti.

Inverno da temerari

Temperatura bassa, attività delle carpe ridotta al lumicino… cosa fare? Poche esche e ricerca certosina dello spot so­no le mosse migliori, privilegiando gli ostacoli sommersi vicino ai quali i bran­chi di carpe si raggruppano e dai quali difficilmente si allontanano. Le aree da tenere d’occhio sono anche le insena­ture, perchè offrono riparo dai venti e, inoltre, sono i punti dove si immettono fiumiciattoli che riforniscono di cibo naturale (seppur poco) i fondali nelle immediate vicinanze, creando così le condizioni giuste per lo stazionamento dei pesci. In questo periodo tornano buoni i posti consigliati per la primave­ra, anche perché la presenza di carpisti si riduce drasticamente: molti, infatti, in inverno preferiscono starsene in luo­ghi molto più caldi.

Primavera e acqua bassa

In questa stagione, come ovunque, tro­viamo le carpe nei bassi fondali, perché la temperatura dell’acqua è maggiore e questi punti sono in fin dei conti le zo­ne destinate alla riproduzione quando la temperatura dell’acqua raggiunge i 18- 20 gradi. In generale, quindi, in questa stagione i fondali migliori sono quelli fra 1 e 6 metri, anche se potremo avere sporadiche catture anche a profondità maggiori. Visto che ricercheremo punti d’acqua bassa, e nella maggioranza dei casi si tratta dell’immediato sottoriva, dovremo rispettare le solite regole di discrezione come non passeggiare sulle sponde e usare i tendi lenza. In questa stagione consiglio di pescare al­la foce del fiume, nella zona che va dal primo al secondo ponte, nella gola di Paganico, nei pressi dell’isola ed in tutte le altre inse­nature, perché sono le zone dove normalmente avviene la riprodu­zione.

Estate nel profondo blu

Dopo la deposizione delle uova e l’ulteriore aumento della tempe­ratura dell’acqua ho notato che le carpe più grandi si spostano dal­le zone di riproduzione cercando lidi più tranquilli fuori dalle inse­nature ed in acque più profonde. Durante il giorno potremo cercarle anche su fondali di oltre 20 metri, mentre di notte ritorna produttivo anche il sottoriva. In questa stagio­ne consiglio di pescare dalla zona che va dal terzo ponte fino alla di­ga. Qui ci sono i fon­dali più importanti, zone poco sfruttate ed alcune addirittu­ra vergini. Non sono di certo le più agevoli ma per i più temerari questo non sarà un problema. Non fatevi ingannare dai fon­dali che digradano velocemente per­ché sono delle rotte obbli­gator ie che le carpe più grandi compio­no ogni giorno per spostarsi indi­sturbate in zone

“Quando ero giovane io…”

Nel corso degli anni il modo di pesca­re sul Turano è molto cambiato. Sono lontani i tempi durante i quali si poteva decidere con largo anticipo il posto do­ve andare a carpe, sicuri di non trova­re la postazione occupata perché, non nascondiamolo, in pochi si “spartivano” il lago con rispetto reciproco e non ro­vinando, né tantomeno sfruttando, le lunghe pasturazioni preventive degli altri. Ora tutto questo non è più possibi­le: quando arriviamo sul lago dobbiamo sistemarci sulle postazioni che troviamo libere. E non sono mai molte, per­ché in seguito alle catture primaverili di carpe enor­mi la presenza di carpisti è aumentata sensibilmente. Molto probabilmente andremo a calare i nostri inneschi dove hanno già pescato altri carpisti, ragion per cui sarà meglio avere un approccio “timido” all’inizio, ovvero pasturando poco, per poi regolarsi in base alle man­giate. Si tenga anche conto del fatto che questo è stato un campo di gara Fipsas per le competizioni nazionali e l’immis­sione di cavedani, savette, breme e ca­rassi è stata massiccia. Queste specie ostacolano la nostra azione di pesca, soprattutto se durante la pasturazione utilizziamo granaglie come mais, grano, canapa, lupini. Per diminuire l’azione di disturbo di questi indesiderati (i primi ad arrivare sui nostri inneschi) consiglio di pasturare solo con tiger e boilie di dimensioni generose. Un altro sistema molto efficace per proteggere gli inne­schi da questi pesci e dagli attacchi dei gamberi, presenti in grandi colonie sul Turano, è rivestire le palline da innesco con calze da donna.

 

I migliori settori

Partendo dalla foce del fiume, poco prima del ristorante L’Ontero troviamo un vecchio ponte in pietra (percorribile anche in macchina) che delimita a valle la zona di riserva di pesca. Dal ponte alla diga, dunque, possiamo pescare. Dal ponte, per un paio di chilometri, avremo a disposizione sponde accessibili e comode su entrambi i versanti. La forma è stretta ed allungata e la profondità dell’acqua non è eccessiva (4-6 metri). Tuttavia, al centro del lago si possono rintracciare le antiche sponde del fiume e al centro del letto si registrano anche 20 metri di profondità. È bene dire subito, però, che le profondità che via via fornirò non possono essere precise poiché l’invaso può subire, in funzione delle piogge o di esigenze idroelettriche, importanti variazioni di livello. Continuando più avanti, il lago inizia ad allargarsi formando la prima grande ansa, denominata “centralina” per la presenza di grandi quadri elettrici sulla strada. Il fondale, morbido e sgombro di ostacoli (al limite potremo trovare piccoli resti di pietre a testimonianza di vecchi insediamenti), digrada dolcemente per circa 150- 200 metri per poi sprofondare nel vecchio letto del fiume e rimanere abbastanza alto anche a ridosso della sponda opposta costituita da alte pareti di roccia caratterizzate dalla presenza di numerose grotte (zona dei grottoni). Un altro tratto stretto e curvilineo, solcato dal secondo dei tre ponti che attraversano il lago, ci guida verso la seconda, enorme ansa. La zona che va dal secondo ponte (altezza Hotel Miralago) a Monte Antuni è un tratto abbastanza pianeggiante. Solo nella sponda costeggiata dalla statale avremo una profondità maggiore dovuta alla presenza del vecchio letto del fiume, mentre nella parte opposta il lago digrada molto dolcemente fino all’isola, quando l’acqua non la sommerge. Nel momento in cui iniziamo ad intravedere il Monte Antuni il lago raggiunge la sua massima ampiezza. Al centro di questa grande distesa d’acqua con livelli bassi emerge prima l’isola e poi, con ulteriore mancanza d’acqua, inizia a formarsi una grande e spettacolare penisola a forma di “L” fatta di terra, rocce e alcuni ruderi. Anche questa zona può essere raggiunta in auto ma, dopo aver scaricato i materiali, è meglio spostare l’auto per non incorrere in spiacevoli sanzioni. Poco prima del monte Antuni, sempre sulla nostra sinistra, c’è il negozio “Tutto Sport” gestito dalla signora Rita Proietti (ormai l’avete intuito: è Madame de la Carpe). Qui, oltre alla possibilità di acquistare materiale ed esche per il carp fishing, nonché affittare una barca, potrete acquisire tutte quelle informazioni utili prima di iniziare una tranquilla sessione di pesca: meteo, livello dell’acqua e temperatura, recenti catture, visionare le zone dove è consentita la pesca notturna e chi più ne ha più ne metta. Inoltre, proprio sotto il negozio troviamo un ottimo hot spot che ci permette di pescare ai piedi del monte Antuni. Dopo circa 500 metri dal negozio attraverseremo il terzo ponte. A sinistra troveremo una profonda ansa che fa da contorno all’imponente monte Antuni: questa è una zona molto frequentata dalle carpe che nel periodo più caldo non disdegnano di farsi notare a pelo d’acqua sotto i piloni dei ponti. Alla destra del ponte potremo ammirare l’altra immensa metà del lago con la sua diga. Alla sua sinistra troviamo la gola dei frati, non molto profonda ma ricca di alberi sommersi, mentre subito dopo il paese di Castel di Tora troviamo la gola dei giornalisti. Proseguendo in direzione della diga troveremo un’altra piccola ansa, denominata gola dei collacchiani che si trova vicino alla zona del fico: qui sul fondale troveremo vecchi ruderi sommersi. Alla destra del ponte troviamo la gola del sindaco, la gola di fonte canale ed infine la gola di Stipes che è l’ansa più grande del lago: in quest’ultimo punto troveremo profondità medie pescando a monte della gola e profondità molto importanti al centro. È un ottimo hot spot, buono in tutti i periodi dell’anno. Tutte le anse nominate sono chiaramente ottime per la nostra tecnica ma non bisogna trascurare i tratti che le separano, difficili da raggiungere e scomodi per piazzare il campo. Solitamente in queste zone il fondale digrada molto velocemente. Ma non è un problema, anzi: sono tratti molto frequentati dalle nomadi carpe del Turano.

Documenti per il Turano

Oltre alla licenza governativa, per pescare sul lago del Turano occorre un tesserino provinciale che dà il diritto di pescare in tutte le acque della provincia di Rieti. Costa 20 euro (10 per i residenti), ha validità dal primo gennaio al trentuno dicembre e può essere ritirato direttamente sul posto al negozio Tuttosport gestito da Rita. È consentito utilizzare motori elettrici e motori a scoppio fino a 4 cavalli. Si può pescare con tre canne, è consentita la pesca notturna dal primo al secondo ponte (gola di Paganico), nella zona denominata Cornito che va dal secondo ponte fino all’isola, nella gola Tuttosport (sotto il negozio di Rita), nella zona denominata San Rocco, nella gola Antuni, nella gola del Sindaco, nella gola Santa Natolia (o gola dei frati), nella gola di fonte canale, nella gola Collacchiani e nella gola di Stipes. Le guardie preposte al controllo sono molto tolleranti nei nostri confronti ma rigidi nel caso in cui arrecassimo disturbo ad altri pescatori e ai pochi professionisti che ancora lavorano sul lago. Per informazioni sulle condizioni del lago possiamo contat tare direttamente Rita (Madame de la Carpe) ai numeri 0765 71.63.16 e 328 97.45.678, oppure all’indirizzo mail: madamelacarpe1@yahoo.it.

 


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Commenti

Walter il 08/08/18
Buongiorno, il permesso del costo di 20€ è valido per un solo giorno o per una sessione di pesca piu lunga(2 o più notti)??


Diodor il 15/08/16
Salve,mi chiamo Diodor,sono un pescatore non professionista,che ama a trascorrere il tempo libero a pesca.Sono in possesso di Licenza per l'esercito della pesca sportiva nelle acque interne-Provincia Viterbo,regione Lazio. e tesserini federale F.I.P.S.A.S liberato da provincia di Viterbo,Lazio.volevo chiedervi la cortesia di farmi sapere che documenti servono in più per la pesca dal arriva o natante,e se la mia licenza e tesserino sono validi per la pesca nel lago di Turano.Grazie


Carrillo Daniele il 19/11/12
splendido articolo complimenti


THOMAS il 02/11/12
Grazie Sandro x avermi fatto emozionare ancora una volta leggendo il tuo articolo...credevo che l'unico fosse il Maffei a descrivere lo smeraldo d'Italia e farmi provare quell'emozione che solo un carpista può capire...il TURANO è la nostra seconda casa e grazie a voi(non voglio dirlo ad alta voce) si comincia a vedere qualcosina.GRAZIE ANCORA a nome di chi vi STIMA!!!! tanto...


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(La pubblicazione è soggetta ad approvazione da parte della redazione.)