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Il terminale unversale di Roberto Ripamonti

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 01/02/14

In questi venti e fischia anni di carp fishing ho certamente provato tutti i possibili tipi di hair rig ed essendo un appassionato della tecnica anche quando è fine a sé stessa, ho avuto il piacere nel provare a costruire e migliorare alcune soluzioni.

All’inizio pensavo che nulla fosse meglio dell’hair rig scorrevole e regolabile ma, ad un certo punto comincia a perdere le carpe slamandole dopo pochi istanti di combattimento.

In quei mesi, Jim Gibbinson “metaforicamente” mi mise a disposizione il Line Aligner, mandandomi un lungo articolo che lessi (divorai), tradussi e misi sulle pagine di Carpfishing presentando agli appassionati italiani, questa soluzione tecnica.

Ovviamente diventai un fan totale dell’aligner e tutte le mie montature subirono quella correzione elementare quanto efficace.

Pescai con molta sicurezza e per parecchio tempo, grazie anche ai nuovi materiali con cui venivano costruiti gli ami e le nuove forme introdotte dapprima da Carp’r’Us, da Fish Eye e quindi da Fox e Gamakastu, non persi carpe e non ebbi mai false partenze.

Credevo di aver trovato l’eden tecnico e la meritata pace ma, poi qualche cosa ricominciò ad andare storto per cui mi rimisi in cerca. Provai il Whity Pool ma, non me ne innamorai troppo anche se le carpe venivano cucite e non si slamavano (forse fu proprio quella la ragione).

Provai l’Anchor ma, anche questo mi sembrava un palliativo.

Passai al D Rig ma, qualche cosa non mi convinceva perché quello fatto con fluorocarbon era bello e preciso ma, l’idea di pescare con un finale in questo materiale, non mi piaceva affatto.

Ad un certo punto però, Max Cottis mi mise davanti agli occhi uno Stiff rig con “D” e una connessione tra fluorocarbon e materiale per shock leader che risolveva al 100% le mie sessioni che, si svolgono quasi sempre in acque in cui la resistenza all’abrasione è necessaria, la potenza è indispensabile e spesso ci si deve solo affidare alla forza bruta per tenere le carpe fuori dagli ostacoli.

Quella versione di Stiff D Rig è da circa 4 anni l’unica che utilizzo e non credo di aver mai fatto mistero su come deve essere costruito  visto che l’ho presentato più volte negli ultimi dvd cercando di raccontarne i pregi e le modalità d’uso.

Questo rig ha una media cattura che mi soddisfa totalmente poiché non ricordo di aver slamato carpe se non in situazioni di tiro alla fune totale in fiume e probabilmente, per colpa di una scelta errata di amo.

Questo rig infatti si sposa bene con ami aperti e di buone dimensioni poiché ha una struttura abbastanza grossolana. Lo trovo meno valido in ami piccoli (misura 4 o minori) e ingiustificato.

Ma in acque difficili oppure quando “dobbiamo” avere la certezza che l’esca presentata sul fondo o a snowman è pronta alla sfida, questa è la mia scelta assoluta.


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