Il terminale perfetto!Parte 1

di Filippo Bulla pubblicato il 03/06/12



Non esiste! Molti terminali formulati da noi carpisti sono ottimi ma l'unico difetto che molti di questi hanno è la loro costruzione spesso molto complessa. Il mio parere per quanto riguarda la tipologia di terminali utilizzati nella nostra amata tecnica di pesca alla carpa è orientato sempre verso la "semplicità"; semplicità nell'azione di pesca, nella preparazione delle esche e nella costruzione dei terminali. Nelle parole sottostanti spiegherò come costruire due terminali molto semplici ma allo stesso tempo estremamente performanti.
Negli ultimi anni ho ricercato in ogni mia sessione quei terminali, che dopo ripetuti test, mi hanno permesso e mi permettono di portare a riva più pesci possibili. Credo che dopo aver ferrato un pesce "slamarlo" sia il momento in assoluto più spiacevole nelle nostre battute di pesca. Con i terminali che ora vi mostrerò in un anno di pesca ho portato a riva oltre il 90% di pesci ferrati in parecchie situazioni di pesca differenti.

Come ho già detto I terminali formulati in tutti questi anni da noi carpisti sono un infinità. Principalmente questi terminali vengono suddivisi in due grandi categorie: terminali per esche galleggianti e terminali per esche affondanti; i terminali mostrati successivamente quindi andranno a collocarsi uno in una categoria e uno nell'altra.

Per prima cosa voglio fare una precisazione alla quale tengo molto sul libraggio dei trecciati per il terminale da utilizzare. Dobbiamo prestare parecchia attenzione  nell'utilizzare filati per terminali di libraggio elevato ove è assolutamente inutile. Un terminale costruito con filati da 20/25 libbre se non incontra ostacoli non si strappa! Nemmeno con pesi elevati!
Utilizzare, per terminali, filati con altissimo carico di rottura e avere in bobina un nylon da 10/15 libbre non ha assolutamente senso. Nel caso in cui la carpa dovesse "strappare" si lacererebbe il filo in bobina e non il terminale lasciando magari decine e decine di metri di filo penzolanti dal suo apparato boccale. Se la carpa "strappa" ciò che deve strappare è il terminale e non la lenza madre!

No-Knot
È molto difficile che io vada a innescare un esca totalmente affondante quindi tendo sempre a "bilanciarla" e questo terminale lo utilizzo proprio per questi inneschi.

Step 1
Occorrente: trecciato morbido, tubicino in silicone, termorestringente, ami gambo medio-lungo con anello curvato dai 20 ai 30 gradi rispetto al gambo.

Step 2:
utilizzando un trecciato molto morbido va sempre utilizzato quando possibile in modo tale da insospettire al minimo le carpe. Quindi tagliamone 30 cm.

Step 3
una volta tagliato il trecciato procediamo nel fare una piccola asola di un paio di cm e inneschiamo la nostra esca prescelta.

Step 4
prendiamo un amo gambo medio-lungo con anello curvato dai 20 ai 30 gradi rispetto al gambo.





Step 5
Inseriamo il tubicino in silicone sul gambo dell'amo facendolo scorrere fino alla fine di questo.



Step 6
una volta determinata la distanza dell'innesco dall'amo (che dovrà essere determinata in modo da consentire una totale mobilità dell'amo) eseguiamo un classico "Nodo senza nodo"


Step 7
Inseriamo 4, 5 mm di termorestringente in modo da proteggere il nodo avendo l'accortezza di non coprire interamente l'occhiello dell'amo.



Step 8
Per assicurare la totale aderenza del terminale al fondo a metà di esso inseriamo un gommino affondante oppure un granellino di pasta in tungsteno.


Step 9
Infine a 20 cm dall'amo costruiamo un asola eseguendo un "nodo a 8".



Step !0
per andare a nascondere l'asola inseriamo un conetto antitangle ed il nostro terminale è ultimato.
















Commenti

Icona utente Paolo il 09/07/14
cosa è un conetto antitangle?e perchè va inserito?grazie.
Icona utente ALE il 18/06/12
ma la 2 parte!!!

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