Boilies E Mix

'Il sogno nel cassetto'

Di Sergio Ceccarelli pubblicato il 10/11/17

I cicli delle stagioni e della vita naturalmente si ripetono e soventemente i proverbi non sbagliano mai, sarà che i nostri predecessori non disponevano (non so se era un male o un bene!) di chissà quale tecnologia ma certamente erano dotati di un acume tale da avere sempre o quasi, le giuste intuizioni al momento giusto. Credo proprio che tutto questo in bene o in male avesse i propri vantaggi perché nonostante i disagi (o almeno oggi li vediamo così!) che si potevano avere per la mancanza di “comodità”, non ci si abbatteva anzi, si cercava sempre di far lavorare al massimo il nostro cervelletto per venire a capo di tutto e, di certo non ci si faceva problemi se sulle nostre teste si sarebbe abbattuta acqua, sole o neve o se le temperature avrebbero avuti repentini ribassi anche perché non sarebbe stato prevedibile (era un male o un bene?). Il motto era: “andare a pesca e basta!”, semplice e conciso proprio come personalmente, amo interpretare il nostro carpfishing. Una nostalgica rivisitazione del passato sarà certamente un piacevole ricordo per i veterani e una bizzarra curiosità per i più giovani, ma forse ad entrambi servirà ad avere una diversa e più semplice visione dell’era in cui attualmente viviamo, iper tecnologica ma altrettanto iper atrofizzante. Vi ricordate quando i nostri fiumi e laghi erano tranquilli e puliti? Vi ricordate quando in queste acqua vivevano tranquillamente e in buon numero i gamberi rossi autoctoni? Vi ricordate quando nessun telefono cellulare o diavoleria simile (segnalatori compresi!) rompevano la quiete delle nostre tranquille giornate di pesca e non solo? Vi ricordate quando il long range non si sapeva nemmeno pronunciare ne tantomeno si sapeva cosa fosse? Vi ricordate quanto si doveva sudare per racimolare qualche bella pallina “alla fragola”? Vi ricordate quando avere una barca e un ecoscandaglio era un utopia? Vi ricordate le belle cenette in riva al lago con gli amici a base di carne alla brace e buon vino? Vi ricordate delle notti passate su piccole sedie da campeggio e sotto ombrelloni (se erano impermeabili eravamo già molto fortunati!)? Vi ricordate delle lunghe, assurde ma altrettanto formative chiacchierate sulle rive dei laghi o nei negozi di pesca con i veri amici che condividevano la nostra stessa passione per il rudimentale carpfishing? E si amici miei non stiamo parlando dell’era mesozoica ma di appena venti o venticinque anni fa, accidenti come sto invecchiando! I più giovani sorrideranno divertiti di questo ma a conti alla mano posso assicurarvi che i disagi erano molti, ma le soddisfazioni erano veramente tante così come era certamente maggiore la condivisione “reale, fisica”, di tutte quelle emozioni che ad oggi si riducono semplicemente a un “mi piace o lo condivido” sui social network! Sinceramente e senza peli sulla lingua vi dico: “è triste, e veramente molto triste tutto questo” condividere le emozioni fisicamente è tutta un’altra cosa. Ma che sbadato, dimenticavo che siamo nel 2017, nel ventesimo secolo, siamo moderni! Sono sempre fermamente convinto che dovremmo rianalizzare il passato per saper godere della vera essenza del moderno e non, fare i moderni e basta. Si è vero, le difficolta e i disagi erano molti ma è altrettanto vero che si riusciva a vivere meglio e più semplicemente tutto ciò che il buon Dio ci propinava di giorno in giorno. Ben venga la tecnologia, ci mancherebbe altro, sono io il primo a farne un uso smodato perché parliamoci chiaro le comodità piacciono a tutti, ma cerchiamo di utilizzarle a nostro vantaggio sempre rimanendo con i piedi per terra e ragionando sempre molto con la nostra testa e non con quella degli altri, sui social network. Sempre parlando del passato, mi ricordo che ci fu un tempo in cui il self made era diventata una vera e propria ossessione per tutti, questo argomento era parte integrante della vita di tutti i giorni di moltissimi appassionati al punto di rischiare divorzi o furibonde liti familiari pur di mettere in atto, nella cucina di casa, i nostri piani da chef diabolici. Una precisazione, a quei tempi gli aromi e gli oli essenziali non erano come quelli di oggi (evviva i tempi moderni!), maneggiavamo serenamente orripilanti pozioni che a confronto il mago merlino era un dilettante. Chi di voi ricorda i vari scopex, i crustacean o i monster crab dei tempi andati, di marchi anonimi e composizioni top secret? Assolutamente vomitevoli, fortuna che dopo qualche anno ci fu l’avvento della “fragola”, del mulberry florentine, del maple peas e dell’ananas, così che le nostre narici ebbero modo di rilassarsi un pochino! E si perché la prima cosa che si faceva e che attualmente nei tempi moderni ancora si fa era proprio quella, si apriva la fantomatica boccetta e si tirava una bella sniffata. Se ci piaceva si comprava altrimenti no perché non era buono. Ma a colazione, il caffè o il latte lo correggete con aromi o oli essenziali? Nell’impasto della pizza mettete due o tre ml di scopex o insaporite la bruschetta con quattro o cinque gocce di olio essenziale al black pepper? Non siamo pesci, ficchiamocelo bene in testa oppure il sentir dire che dobbiamo ragionare e immedesimarci nei modi di fare delle nostre amiche ci ha portato a questo? E allor allo stesso modo, con ogni probabilità di qui a poco potremo vedere sul fondo di un lago una bella big carp che divora un bel piattone di rigatoni alla carbonara o, perché no personalmente preferisco un bel bucatino alla amatriciana! Per il momento chiudiamo questo discorso perchè per la vostra gioia e curiosità sarà trattato dettagliatamente e sarcasticamente in un prossimo articolo! A parte gli scherzi e a tal proposito torniamo ai discorsi che assillavano noi carpisti degli anni novanta. Uno in assoluto era quello diciamo più verosimile e realizzabile, quello che ci poteva consentire di trovare il modo e la maniera di realizzare le nostre palline con gli alimenti di cui normalmente le nostre amiche si nutrono. Facile a dirsi, ma eravamo negli anni novanta mica nel ventesimo secolo, alcune farine tra cui la crisalide o quella di sardina si riuscivano a reperire pagandole a peso d’oro, ma per altre non potevamo nemmeno permetterci di pensarle, pena, sarebbero arrivati due omini vestiti di bianco con una croce rossa sulla schiena che, con fare pacato e accondiscendente ci avrebbero invitati a fare una lunga passeggiata indossando una bella e trendy camicia bianco candido ben allacciata, dietro la schiena! Già venivamo visti come dei marziani, figuratevi se andavamo in giro per negozi avanzando bizzarre richieste! Però come già detto, non avendo la comodissima tecnologia a disposizione le poche rotelline contenute nel nostro cranio erano in continuo movimento suggerendoci le più stravaganti delle soluzioni. Si andava in giro a cercare campi appena arati così da trafugare giganteschi lombriconi di terra, che successivamente si mettevano a seccare per poi farne farina (provate minimamente ad immaginare quanti ce ne volevano per racimolare qualche etto di polvere!), altro bersaglio fisso erano i repentini cambio di livello delle acque dei laghi, perché in quelle condizioni e a quei tempi, si riuscivano a portare a casa svariati chilogrammi di enormi anodonti (la cozza d’acqua dolce), alcuni sembravano palloni da football per quanto erano grandi. Immaginate sempre qualche squilibrato, immerso nel fango fino alle ginocchia che riempie buste o secchi di strani mitili infangati e maleodoranti! A ripensarci è un vero miracolo che non ci abbiano rinchiuso a Martellona (noto ospedale psichiatrico dell’hinterland romano)! Ma non finiva qui, perché poi a casa aprivamo gli anodonti e per farli seccare più velocemente venivano infilati nei forni di mamme, zie, nonne, fidanzate e mogli! Non auguro a nessuno di trovarsi in una cucina dove stanno cuocendo in forno questi grossi mitili, è da collasso! Sempre poi per ricavare una manciata di polvere di cozza. Per non parlare della rinomatissima canapa, si reperiva solo in semi secchi, per cui prima di inserirla nelle nostre biologiche palline veniva cotta, sempre nelle cucine casalinghe! Verso fine cottura, e dopo aver inalato i fumi della canapa cotta, una giornata dedicata al self made si trasformava in un festino, lo sballo era assicurato! Ma arriviamo al pallino fisso di molti, in questo caso sia all’epoca e sia negli anni avvenire fino ad oggi, quello di inserire come ingrediente principale nelle nostre palline la farina ricavata dal gambero. All’epoca già non ve ne erano molti e quei pochi che si catturavano erano obbligatoriamente invitati a cena da tutta la famiglia, non ti passava nemmeno per la mente di dire che li avresti voluti per farci delle? Boilies? Anatema, e saresti andato a letto senza cena! Ma comunque anche con il passare degli anni e con la conquista indiscriminata delle nostre acque da parte del famigerato gambero killer, quella strampalata idea risultava difficilmente attuabile vista la quantità di gamberi da dover catturare e trattare per realizzare il nostro sogno, che rimase così gelosamente custodito in un profondo cassetto. Quando Eugenio Morini mi disse che quel diavolo di Max Nollert era riuscito ad inserire il 27% di farina di gambero dell’Andalusia, ottenuta dalla macinazione dell’animale intero, avrei voluto baciare lui e Max sulla bocca (sia ben chiaro, non sono i miei tipi, ma l’emozione fu veramente tanta che avrebbero rischiato!). Il sogno era diventato improvvisamente realtà, anzi, era andato oltre ogni aspettativa. Dovevano essere mie ad ogni costo e il prima possibile anche perché nonostante il clima proibitivo in questo periodo (dicembre), ero in astinenza, per cui dovevo assolutamente andare a pesca. Sonore brinate mattutine, alta pressione stabile e temperature stabili intorno allo 0°, cosa chiedere di più? Una bella confezione da 5kg di nuove Imperial Fishing carptrack Crawfish Black & White è ovvio. E infatti così è stato, ho pressato Eugenio affinchè mi spedisse il prima possibile la pallina dei miei sogni e già che c’ero ho chiesto anche una confezione di pop-up da 20mm sempre della nuova linea Crawfish e gli immancabili Carptrack Crawfish Amino Dip e Carptrack Crawfish Amino Gel. I pochissimi giorni di attesa furono estenuanti, ero come un bambino intrattabile che, trepidante aspetta la sera del 24 dicembre per scartare i regali sotto l’albero di Natale, situazione aggravata ancor più dal fatto che a breve sarei partito per una sessione di una settimana in un difficilissimo lago artificiale del centro Italia e per nessun motivo sarei andato senza il mio “sogno”. Quando il corriere suonò il campanello dell’ufficio ero già sulla porta e dieci minuti dopo avevo il paccone di Carptrack Crawfish stretto tra le braccia. Cromaticamente stupende, la doppia colorazione black e white era semplicemente un’idea geniale che affiancata a una superlativa composizione faceva sì che questa pallina, nella mia testa era già fermamente riconosciuta come una micidiale arma di catture di massa! Un inquietante ghigno riempì il mio viso e le rotelline del cervelletto giravano all’impazzata analizzando alla stregua di un server tutte le possibili soluzioni che avrei potuto adottare una volta in pesca. Solo per una personalissima questione di gusti il bianco è sempre stato il mio colore preferito, per cui non nascondo che aprendo il barattolino delle pop-up Crawfish e vedendole bianco candido così come anche l’amido dip e l’amino gel, una sorta di profonda commozione si impadronì di me metabolizzando intensamente il tutto e, ancor prima di provare i prodotti sul campo avevo già deciso che la Crawfish sarebbe stata la mia insostituibile compagna di viaggio per lungo, anzi lunghissimo tempo. Fui preso da un forte attacco di tachicardia non appena tagliai a metà una Crawfish white e allo stesso modo aprendo il barattolino contenente l’amino gel, vidi inconfondibili pezzi di gambero a profusione ovunque, si distinguevano chiaramente pezzetti di antennine, della testa e delle zampette dell’ispanico crostaceo. Per non rischiare l’infarto chiusi il tutto in un ibox pronto per essere portato a pesca qualche giorno dopo. Arrivò il giorno della partenza ed ero in fermento come sempre, anche se, questa volta avrei portato con me il sogno di una vita sotto forma di pallina. Decisi irremovibilmente e sadicamente di non pescare nelle postazioni pasturate per tutta la stagione (troppo facile!), ma di scegliere uno spot non convenzionale, consapevole del fatto che se ne fossi uscito vincitore il merito sarebbe stato attribuito esclusivamente alle Crawfish. Megalomane? No, realista! Sarebbe stata una pescata di team, perché due carissimi amici si erano imbarcati su un traghetto che dalla lontana e bellissima Sicilia li avrebbe portati a Napoli, e poi successivamente in auto sarebbero giunti fino al lago, un lungo e stressante viaggetto che però per la nostra amatissima tecnica e soprattutto per stare insieme ad amici veri ne sarebbe valsa certamente la pena (per soli cinque giorni di pesca!). Inoltre anche altri due componenti del mio team si sarebbero alternati in pesca per tre giorni a testa così da lasciare più campo d’azione agli amici siculi. Da accanito sostenitore della semplicità la tattica per affrontare questo posto difficile e nuovo fu delle più elementari possibili proprio per non falsare in alcun modo l’esito sul test delle Crawfish: quattro persone in pesca con due canne a testa per un totale di otto canne posizionate sulla stessa sponda a distanza di circa venti metri una dall’altra, tutte armate con i micidiali cranked rig, quattro realizzati con ami Carp’r’us cranked misura 6 e quattro con misura 4, su tutti era presente il Carp’r’us mouthsnagger short green. Quattro erano stati realizzati con il Carp’r’us strip-X da 25lb e quattro con il Carp’r’us Smooth da 45lb. Sei abbinati ad inneschi affondanti e due con pop-up. Altro importantissimo dettaglio, su tutti i filati sono stati apposti i nuovissimi Carp’r’us Camo Shotz green da 0,4g (BB) così da avere la certezza che tutti i terminali rimanessero ben adagiati sul fondale per una perfetta presentazione, con l’aggiunta sui due terminali dotati di inneschi pop-up di altrettanti Carp’r’us Camo Shotz da 1,2g (SS) in modo da controbilanciare perfettamente tale tipo di innesco facendolo rimanere sollevato dal fondale di circa dieci centimetri”. Per finire, in maniera sfalsata quattro terminali furono innescati con le Carptrack Crawfish, mentre gli altri quattro con altrettante boilies dalla provata efficacia. Con le Crawfish possiamo dar sfogo alla nostra fantasia complice la doppia colorazione black & white. Vi propongo le soluzioni da me adottate sui quattro inneschi: un classico pop-up con Carptrack Crawfish da 20mm (queste pop-up sono disponibili nel diametro 16 e 20mm e vendute all’interno di barattolini impilabili tra loro con versatile sistema a vite), un singolo affondante da 24mm realizzato con metà Crawfish black e metà Crawfish white (stupendo), uno utilizzando una singola Crawfish affondante white sormontata da metà affondante black (praticamente un classico innesco a funghetto che, dato i colori somigliava verosimilmente a un pregiatissimo fungo porcino (che acquolina;)), dulcis in fundo un classico snow man realizzato con una Crawfish black da 24mm affondante sormontata da una Crawfish white da 20mm pop-up (devastante!). I quattro inneschi realizzati con le nuove Crawfish furono ulteriormente rinforzati con un bagnetto nel Carptrack Amino dip e una panatura nel Carptrack Amino gel (li avrei divorati io stesso, somigliavano in maniera spudorata agli squisiti ferrero raffaello!). Il fondale in cui sarebbero finiti gli inneschi era quanto di più difficile si possa trovare in questo bacino, tempestato di piccole e grandi formazioni rocciose e prevalentemente caratterizzato da una fortissima pendenza (un baratro che inesorabilmente andava dai due metri fino a inabissarsi a ben ventisei metri a non più di cinquanta metri da riva. Necessariamente, su tutti i mulinelli venne caricato l’indistruttibile Imperial Fishing Shock’it dello 0,70, non potevamo rischiare. Tutti gli inneschi vennero posizionati in tarda serata con un modesto lancio sotto mano in profondità variabili dai tre a sedici metri e accompagnati da una leggera pasturazione a base di palline imperativamente tagliate a metà onde scongiurare l’inevitabile rotolamento, dato dalla conformazione del fondale, verso gli abissi. Erano ben tre anni che non vedevo Paolo e l’amico Fabio per cui la serata fu all’insegna dei festeggiamenti, allietata da squisita carne siciliana arrostita alla brace e ottimo vino rosso sempre proveniente dalla trinacria (grazie Paolo e Fabio!). Ci augurammo la buona notte sotto un suggestivo e limpido cielo stellato, la temperatura dell’acqua era intorno ai 14° mentre quella esterna intorno ai 3°. Verso mezzanotte alcuni bip su una canna degli amici siculi destò il mio e il loro sonno, uscii subito dalla tenda per dare manforte a Paolo e Fabio, quest’ultimo impegnato in un bel combattimento con una regina di discrete dimensioni che aveva deciso di pasteggiare con una bella Monsters Paradise affondante da 24mm. Ero contentissimo per gli amici siciliani, doveva essere tutto loro il divertimento in quella pescata, il sacrificio e la dedizione devono essere premiati, infatti anche gli spot migliori furono a loro appannaggio assoluto. Ero solo rammaricato sul fatto che non fosse stata una Crawfish ad andare a segno, ma il tempo e le condizioni erano dalla nostra parte per cui potevamo attendere! Verso le ore 02:00 circa il segnalatore di Paolo sembrava impazzito, ferrata e il pesce c’era, potente e deciso più che mai a sfruttare tutti e ventisei i metri d’acqua sotto le pinne, tirava giù dritto verso gli abissi ma dopo qualche minuto dovette arrendersi alle maglie del comodo guadino. Pesce bellissimo, un lingotto d’oro puro, una muscolosa macchina da guerra, ma un momento, in bocca ha una Crawfish, quella da 24mm ancora avvolta da un succulento e spumoso rivestimento bianco latte, evvai, pensai dentro di me, le Crawfish hanno pareggiato! A parte un paio di giganteschi cavedani la notte non ci regalò altre e mozioni. L’indomani decisi di effettuare qualche prova in acqua con le Crawfish e i rispettivi amino dip e amino gel effettuando delle lunghe riprese subacquee di circa cinque ore così da poter montare un timelaps riassuntivo di venticinque/trenta secondi allo scopo di farvi rendere conto di cosa succede in acqua all’innesco trattato con questi prodotti (lo troverete sul mio canale youtube, Sergio Ceccarelli, nel video tutorial dedicato alle nuove Crawfish). Vi straconsiglio di visionare questo video perchè le immagini sono più esaustive di mille parole, l’estrema limpidezza delle acque ha messo fortemente in risalto l’elevatissimo livello di dispersione delle sostanze attrattive sprigionate dall’aggregazione dell’amino dip e dell’amino gel, a tal punto che anche dopo dieci ore, terminate le riprese subacquee gli inneschi trattati risultavano ancora coperti da uno spesso strato di attrattori e le colonne d’acqua per un raggio di circa cinque/sei metri dagli stessi erano pregne di minuscole particelle bianco latte in sospensione. Ho la fortuna di collaborare da alcuni anni con la Imperial Fishing e sono sempre stato un accanito sostenitore di tutti i loro prodotti in quanto, da me e da moltissimi appassionati ritenuti di qualità eccelsa, ma questa volta si sono veramente superati, non ho mai visto nulla di simile, a livello cromatico e a livello attrattivo, credo che il patron di casa Imperial questa volta abbia raggiunto l’Olimpo! O almeno lo spero, perché dopo le Crawfish non oserei nemmeno immaginare cos’altro potrebbe tirar fuori da quel cilindro! Non la tirerò molto per le lunghe perché capisco bene che ciò che più vi interessa è il risultato finale. Presto detto, sette carpe portate a guadino, di cui due di discrete dimensioni, una decina di cavedani extralarge e udite udite, una magnifica tinca di circa tre chilogrammi (erano anni che non ne vedevo in questo lago!). Tanto divertimento per tutti e soprattutto per i nostri amici siciliani ma il dato importantissimo è che il tutto, a parte il primo pesce, è stato catturato esclusivamente con inneschi Crawfish di cui il 90% su quelli affondanti e il 10% su quelli pop-up. Potrebbero sembrare scialbe frasi fatte ma vi assicuro che non è così, sono un virtuoso della realtà e non sto qui a fare pubblicità spudorata sol perché collaboro con un marchio rispetto ad un altro e chi mi conosce lo sa bene. Se fosse stato un cappotto vi avrei raccontato di un cappotto, se le catture fossero state fatte su altre palline vi avrei raccontato anche questo, ma non è successo nulla di tutto ciò, è successo semplicemente che le Crawfish hanno fatto la differenza ed è questo che vi sto raccontando. Vittoria preannunciata? Si, forse, ma non credo proprio sarebbe stato possibile un altro epilogo se non questo. Quando all’interno di una boilie troviamo diverse farine di pesce LT, il Carptrack add fat, le proteine concentrate, lo squid/liver, l’albume d’uovo, la lactalbumina, l’NHDC, i nuovi aromi Crawfish e Monster Crab e, dulcis in fundo il 27% di farina di gambero dell’Andalusia (ottenuta dalla macinazione dall’animale intero, E SI VEDE!), c’è bisogno di aggiungere altro? Imperial Fishing Carptrack Crawfish, per me un semplice sogno del passato divenuto una concreta realtà del presente! “PROVATELE” non aggiungo altro e poi, come sempre vi esorto a riportarmi le vostre esperienze con questo fantastico prodotto così da annoverarle con quelle di molti altri, che in Europa ormai da tempo stanno mietendo successi stupefacenti in termini di catture e taglie, perché, a mio avviso la lista è inesorabilmente destinata ad allungarsi vertiginosamente!

 

           


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