Tecnica

Il senso di una foto

Di Andrea Zanchin pubblicato il 31/05/12

Un ricordo. Questo è in realtà l’unico trofeo che nella nostra tecnica ci è consentito di trattenere dopo una cattura. Né un pesce, né una scaglia, nessun elemento che possa ricondurre al fatto che alla nostra amica baffuta sia stato fatto del male.
Un istante. Questo è quello che traspira da uno scatto, un momento che viene congelato dalla fotocamera e impresso per sempre in un supporto digitale.
A tal proposito conservo ancora la memoria dei miei inizi, quando le macchine fotografiche supportavano solo il rullino e, per le scarse possibilità economiche, acquistavo le famose “usa e getta” fatte di plastica e cartone. Ogni volta che mi recavo da un fotografo non sapevo mai quale capacità scegliere, perché alla fine, l’attesa per terminare le pose per poi portare a sviluppare la pellicola, era sempre snervante e sempre più lunga del previsto.Fortunatamente al giorno d’oggi la visualizzazione delle foto è pressoché istantanea e diretta sugli schermi ldc delle fotocamere, consentendoci così di valutare la bontà dello scatto e permettendoci di effettuarne altrettanti senza nessun costo aggiuntivo.

IL SOGGETTO
Cos’è secondo voi la cosa più importante da mettere in luce in uno scatto con una preda in mano? Il pescatore, la carpa o l’ambiente circostante?
Molto probabilmente tutti questi elementi sono di fondamentale importanza per una foto ben riuscita, tuttavia andrei per ordine, cercando di analizzare singolarmente ciascuno di questi aspetti per poi  fondere insieme le tre cose.

  • Ambiente: è la cornice della foto, lo sfondo che con i suoi colori e con le sue sfumature variabili a seconda della stagione, ricorda il contesto nel quale è stata effettuata una cattura. In molte occasioni, soprattutto quando  si vuole mantenere la riservatezza su di uno spot, si preferisce non far vedere lo specchio d’acqua alle spalle del pescatore e di conseguenza si predilige realizzare uno scatto anonimo tra la vegetazione circostante; in questo contesto, è forse l’elemento meno importante di tutta la foto. Al contrario, la pulizia dell’area limitrofa (senza secchi e/o bidoni, immondizia, ecc…) e la natura incontaminata che circonda la scena, diventano elementi di fondamentale importanza.
  • Pescatore: è un elemento fondamentale da prendere in considerazione quanto si effettua una foto abbracciando la preda, se non altro per sottolineare il fatto che la cattura è stata effettuata proprio da quella persona. In questo senso, non sono quindi importanti le braccia, le gambe o le mani del pescatore, ma ciò che trovo essenziale sia presente per intero è il viso del soggetto, possibilmente con un’espressione la lasci traspirare una qualche emozione per l’impresa appena compiuta.
  • Pesce: è l’elemento principe della foto ed è la cosa più importante che si vuole mettere il luce nello scatto. Orizzontale, longitudinale, di testa o di coda, la posizione della carpa non è importante, ciò che trovo fondamentale è la scelta del suo lato migliore. Esporre il pesce senza far vedere eventuali ferite od escoriazioni presenti, magari avvenute anche solo accidentalmente durante il combattimento, credo sia moralmente corretto da parte di chi si ritiene essere un vero carpista.

Riassumento, se dovessi stilare quindi una mia personale classifica in ordine di importanza, metterei: il pesce al primo posto, il pescatore al secondo e l’ambiente al terzo. Ovviamente come detto precedentemente per una foto molto ben riuscita, tutti e tre gli elementi sono importanti e l’equilibrio tra questi sarà la chiave per realizzare una foto perfetta.

LA PROSPETTIVA
Come tutti sappiamo, la classica posa per una foto “da carpfishing” è adagiare il pesce in orizzontale, appoggiando le avanbraccia sulle ginocchia. Questa metodologia di fare la foto ha molteplici vantaggi: in primis consente al pescatore, in attesa dello scatto col pesce in mano, di fare molta meno fatica di quella che farebbe sostenendo il peso del pesce senza alcun appoggio sottostante e, in secondo luogo, permette la visualizzazione della preda per intero mantenedone inalterate le proporzioni. Ma tuttavia, fortunatamente, questa non è la regola!
Effettuare foto di muso o di coda, alterando leggermente la fisionomia del pesce ma mettendone in risalto altre caratteristiche, come per esempio la grandezza della bocca o della pinna caudale, sta diventando quasi una consuetudine tra i carpisti che mi sento di condividere, a meno che non si tratti dell’unico scatto fatto a quel determinato pesce. Bisogna sempre quindi accompagnare queste tipologie di foto, con altre più classiche in modo da scongiurare eventuali dubbi sull’identità della preda.

TRA IL FALSO E LA REALTA’
Oggigiorno con le moderne fotocamere digitali e con l’ausilio di programmi di fotoritocco anche molto semplici da usare, camuffare una foto o alterarne le proporzioni è diventato un gioco da ragazzi e, conseguentemente, anche il dichiarare pesi fittizi è diventata una pratica diffusa e difficilmente smascherabile.
Personalmente credo che fare foto con obiettivi grandangolari con l’intento di mettere in risalto la livrea e la morfologia del pesce, piuttosto che andare ad aumentarne la grandezza, non debba considerarsi un reato, purché si rispettino certe regole e certe condizioni etiche che la disciplina del carpfishing impone ai suoi praticanti.
Purtroppo il carpfishing moderno è fatto anche di tanti invidiosi e altrettanti moralizzatori, che si permettono di giudicare o, cosa altrettanto grave, di fare illazioni su questa o sull’altra cattura col solo obbiettivo di far parlare di sé stessi e screditare la reputazione altrui. Personalmente, come ho sempre fatto, continuerò a fare foto con obiettivi grandangolari, perché ritengo che la bellezza di un pesce, al di là che sia 10 o 20 chili, vada oltre la spasmodica ricerca del pesce record al costo anche di dichiarare il falso. Certo, tutti noi nessuno escluso, abbiamo come obbiettivo la cattura dei sogni, ed è giusto che si continui a pescare con questo sogno mantenendo sempre alti gli stimoli. Il tutto però va fatto con sincerità e mantenendo i piedi per terra, perché anche se si dispone di una foto con un pesce da 10 chili che si potrebbe tranquillamente dichiarare essere 20, l’onestà di dire la verità rimane sempre e comunque un obbligo morale per noi, per gli altri e per la nostra coscienza!


FacebookTwitterGoogle+Invia per email

Collabora


Ti potrebbero interessare anche:








Inserisci un commento

(La pubblicazione è soggetta ad approvazione da parte della redazione.)