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Il mio carpfishing

di Fabio Di Antonio pubblicato il 22/07/14

Il mondo del carpfishing sta ormai facendo conquiste in ogni acqua dolce del pianeta, i carpisti sono aumentati a dismisura e spesso l'egocentrismo di una foto regna sul senso di ciò che si sta facendo.

Non sono nuovo in questa tecnica, sono ormai una decina di anni che mi sono appassionato e la pratico cercando ogni giorno di migliorarmi, non solo per catturare una 30 kg, ma soprattutto per condividere la mia vita con la natura e per maturare il contatto con essa.

Pesco da quando sono bambino, questo le devo a mio padre, alla mia volontà e alla mia tenacia di fronte alle alzate alle 4 del mattino per andare verso i laghi, Corbara in primis. Mi ricordo che avevo solo 6 o 7 anni e già mi svegliavo prima di lui per andare, ancora prima che la sveglia suonasse andavo io a svegliarlo per paura che si dimenticasse. Pantalone mimetico, cappellino e gilet e partivamo con il pick up, destinazione felicità. Vedevo mio padre e il suo amico di pesca e di vita che qui voglio ricordare, Sandro che troppo presto c'ha lasciati, pescare con quelle bolognesi con lenze fine fine e combattere per ore contro pesci che sembravano non stancarsi mai. ''le carpe sono viziate'' mi diceva ''si prendono solo cosi''.

Già a quei tempi qualche carpetta riuscivo a tirarla fuori e tra una sigaretta e l'altra papà mi insegnava a fare lenze e lanci.

Passò poco tempo quelle poche uscite in laghi lontani due ore di macchina non mi bastavano, io volevo pescare, cosi iniziai ad immergere i pomeriggi dopo scuola di passeggiate al fosso vicino casa a caccia di alborelle e piccoli pesci. Tutto questo mi rilassava, era il mio momento di sfogo, il mio desiderio. La ''fissa'' per le carpe sempre presente dentro di me un giorno iniziò a diventare curiosità, sono giovane ma internet ancora non c'era, cosi inziai ad indagare metodi nuovi per prenderle, comprai una valanga di riviste e libri sul mondo della pesca finche un giorno in una pagina di Pescare vidi una foto con una carpa enorme, lessi l'articolo e parlava di carpfishing, non sapevo minimamante cosa fosse cosi continuai ad indagare. Lessi di ami scoperti, di boilies, di materassini, dip, rig e cose che sembravano arabo per poi capire che sono molto più semplici di quanto sembrano.

Passano gli anni e divento adolescente, la prima moto ogni pomeriggio, invece di uscire con gli amici, mi accompagnava al mio fiume, il Tevere, sovraccarica di portacanne, guadino enorme, e borsone. Potevo finalmente dedicarmi a ciò che amavo di più, scelsi un posto lo pulii, lo pasturai e quel giorno di maggio ecco che arriva la prima carpa presa con questa tecnica, una regina di 12 kg, magnifica, potente, agli occhi giovani sembrava enorme. Credo di non essere mai stato felice come in quell'attimo, il tremore delle mani, il tentennare della voce, sbagliai il numero di telefono tre volte per chiamare mio padre per farlo correre a farmi una foto. Lasciai la carpa slamata nel guadino, pesava a 15 anni, la guardavo e più la osservavo più diventava incantevole, non scorderò mai quel giorno, e neanche l'espressione di papà che credeva che con l'amo scoperto e quel trecciato grosso non avrei mai preso un pesce.

Non è mia intenzione quella di raccontare ogni aneddoto della mia vita da carpista perchè non basterebbero giorni di scrittura e non è una autobiografia quella che sto scrivendo. Nel carpfishing esistono momenti che ti segnano, che riescono a migliorare il tuo essere creatura di Dio mettendosi ognuno alla pari, essendo tutt'uno con la natura che ci circonda, viverla e contemplarla.

Sulle sponde del mio fiume ho passato tante di quelle ore che molti mi prenderebbero per pazzo ma pensate che ora sto per laurearmi in Architettura e una buona metà dei miei esami sono stati studiati fra una partenza e una altra. Ho studiato tanto mentre aspettavo che il segnalatore suonasse, ripetevo ad alta voce per gli esami orali, disegnavo i miei progetti. Ho semplicemente unito l'utile al dilettevole e inconsciamente, con il senno di poi, ho fatto si che il carpfishing sia stato il fondamento di tutte le mie azioni: questa pesca insegna, non solo a combattere con il pesce, ma a vivere, insegna quelli che sono i valori imprescindibili della vita, il rispetto, la cura del prossimo e l'importanza dell'amore intrinseco nelle cose. In ogni situazione della mia c'è un po' di carpfishing e nel carpfishing c'è un po' tutta la mia vita.

Non sono mai stata una persona in cerca di fama, ne nel lavoro ne nelle passioni, ma ho voluto scrivere queste poche righe semplicemente per condividere una storia, dei momenti, che da solo non posso godermi. Solo perchè sfortunatamente, nel corso degli anni non ho mai trovato un compagno di pesca al quale interessi sul serio quello che sta facendo, molti non sanno cosa vuol dire sacrificio e per ogni minima scusa evitano volentieri di venire a pescare. In questo mondo c'è anche tanta scorrettezza e a girarti le spalle non sono pochi cosi ti ritrovi qui sulla sponda, malinconico ma orgoglioso di esserci almeno te. Questa solitudine, unita al fruscio delle foglie e allo scorrere del fiume, mi ha aiutato molto nella vita, mi ha dato modo di concentrarmi su di me, di analizzarmi dall'interno, ero puro di fronte a tanto spettacolo, io e un filo che mi collegava al selvaggio.

Però un buon compagno serve eccome, dopo esserti visto e rivisto, pensato e ripensato, ti stufi anche di te stesso, ti piacerebbe un bicchiere di vino in tenda con il freddo fuori, una partita a carte mentre non riesce a dormire.

Continuo a pensare che ci sono ormai troppi che pescano carpe e pochi che fanno carpfishing, e per carpfishing non intendo boilies e pod, sono convinto che con questo amore interno ci si nasca per coltivarlo e portarlo alla massima espressione. In troppi si improvvisano amanti della pesca, troppi pescano carpe solo per moda, troppi non hanno il fuoco dentro della passione per la pesca. Pescatori ci si nasce.

 

 






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