Tecnica

Il mimetismo visto da loro

Di Mattia Travasoni pubblicato il 17/08/15

Il mimetismo visto da loro

Tutti, da bravi carpisti abbiamo visto il film Rambo, almeno quelli che non sono giovanissimi, non tanto perché il reduce del Viet Nam c’entri con la pesca sportiva, quanto perché noi carpisti abbiamo qualche affinità con lui. Basti pensare quando il Sergente diceva che Rambo era stato addestrato a cibarsi di alimenti che avrebbero fatto vomitare una capra, subito mi viene in mente un carpista dopo una settimana di pesca. Rambo è un reduce del Viet Nam e in guerra il mimetismo rappresenta un dato fondamentale, un elemento di primaria importanza per sfuggire alla vista del nemico. Alla vista, appunto, perché si tratta del senso che più di tutti noi umani utilizziamo.

Se un elemento è camo, allora per noi è mimetico appunto perché la vista è il senso maggiormente coinvolto.

I predatori utilizzano questo senso per destreggiarsi nella cattura delle loro prede ma la carpa non è certamente un predatore. La carpa è un animale onnivoro che grufola in cerca di cibo depositato sul fondo o, a volte, in superficie. Cerca, strappa, scalza, sposta ma non applica un mirino per definire una preda, lei cerca in base a organi di senso che solo in minima percentuale sono rappresentati dagli occhi.

Se dobbiamo essere puntigliosi, la carpa possiede vari organi di senso che la fanno sentire sicura nel suop ambiente. Partendo dalla linea laterale che assume varie funzioni tra cui percepire le vibrazioni, arrivando al naso e alcune aree del muso deputate alla determinazione delle fonti di cibo.

Fonti di cibo che, grazie diffusione acquatica di sostanze, andranno a stimolare questi recettori.

La carpa quindi si sente padrona del suo ambiente non solo grazie alla vista, ma anche grazie a tutti questi “sensori” che ci obbligano a definire questi sensi come molto diversi dalla semplice vista. Sensi che per immaginarli dobbiamo immaginare di essere una carpa.

La lenza è ciò che entra in acqua e l’elemento di maggior volume in acqua è rappresentato dal piombo e a ruota, dall’esca. E’ appunto sul piombo che voglio puntare il dito consigliando un trucco che pochi prendono in considerazione ma si lasciano trasportare da esigenze di mercato ben lontane dalla pratica.

Colore o odore?

A tutti piacciono i bei piombi camo, quelli verdi, mimetici e addirittura antiriflesso. Ricordo che in una rivista inglese consigliavano di limare con della carta vetrata la gommatura del piombo una volta acquistato. Tutto bello e perfetto al fine pratico di soddisfare un’esigenza fondata sui nostri occhi.

In acque enormemente trasparenti e durante la pesca giornaliera è facile comprendere quanto anche io sia d’accordo con questa tesi, ossia che un piombo camo possa offrire minori titubanze alle carpe che, guardinghe, si avvicinano al nostro innesco.

Ora però devo espormi in una domanda: avete mai annusato un piombo gommato? Terribile. Sembra di annusare la plastica fusa, un odore che resta anche dopo mesi di conservazione nella cassetta.

Avete mai utilizzato un piombo no gommato? Anche questo possiede un odore che si avvicina al ferro, spesso proveniente dalla fusione o semplicemente dal suo occhiello in cui è agganciata la girella. Un pesce percepisce inesorabilmente questo odore e più sarà sospettoso meno si avvicinerà a quell’innesco.

Io penso che questo aspetto, odore, rientri in un concetto ampio che si chiama mimetismo della lenza e non solo la semplice “vista” deve essere coinvolta ma saremo noi a dover calarci nella parte diventando virtualmente delle carpe.

La rimozione dell’odore

Solitamente rimuovere l’odore di gomma o di metallo da un piombo non è difficile e non c’è cosa più efficace nel mantenere i piombi a “stagionare”, magari in mezzo al fango dove elementi colloidali andranno a sottrarre questi “odori pericolosi”.

Una grossa carpa abituata a cibarsi di esche senza l’interferenza di altri odori, sicuramente percepirà la presenza di un piombo gommato appena acquistato, contrariamente un piombo che ha perso il suo odore passerà inosservato al pesce diventando davvero mimetico.

Avete mai pensato che senso abbia avere un piombo perfettamente mimetico di notte? E un piombo mimetico a 14 metri di profondità? Oppure un piombo mimetico in un’acqua limacciosa? Beh, nessun senso!

Il rimedio

Il rimedio è semplice e da qualche anno mi creo un “rosario” di piombi legati con una corda resistente passante per l’occhiello della girella. Lo lancerò nel sottoriva durante ogni mia sessione lasciandolo riposare e ogni volta che ne perdo  a causa di una partenza avrò subito il rimpiazzo recuperando quella corda con attaccati tutti i piombi giacenti nella melma.

Qualche ora prima di tornare a casa li rimuovo e, se possibile, li asciugo all’aria. Tutto ciò permette di avere piombi che dopo qualche periodo non avranno più alcun odore e ai pesci passeranno totalmente inosservati, non saranno belli da vedere perché saranno infangati e sporchi, ma le carpe non ne percepiranno la presenza.

In sostanza non ho detto nulla di particolarmente avvincente e potrei definirlo come la scoperta dell’acqua calda, di certo però in pochi ci avevano pensato, senza cogliere tutte le varianti che si potrebbero applicare, come per esempio metterli a bollire in mezzo alle granaglie oppure introdurli in soluzioni di acqua e aromatizzanti che non usiamo più… le possibilità sono infinite, io scelgo la soluzione più naturale!

 


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