Itinerari

Il 'mal del Santo'

Di Pier Giorgio Boella [Gio] pubblicato il 06/06/19



Molte persone che hanno vissuto un'esperienza di viaggio nel continente africano quando tornano nel loro paese sentono, anche a distanza di tempo, un desiderio pazzesco di ritornare in quelle terre: è il cosiddetto

" mal d' Africa".

Io che sono un carpista soffro invece di un'altra sindrome, che ti prende come, se non di più, del

" mal d' Africa"... il " mal del Santo".

Avrete senz'altro capito che mi riferisco al lago di Saint Cassien.

Chi ha frequentato le sponde di questo lago sa benissimo cosa voglio dire.

L'atmosfera che ti circonda quando peschi in questo lago è qualcosa di magico ed incredibile, vuoi per l'aura dei più famosi carpisti al mondo che lì è rimasta, vuoi per il colore cristallino delle sue acque, il luccichio della sabbia dorata del suo fondale, il profumo della brezza marina, vuoi per mille altre cose a cui non sai dare una spiegazione.

Anche il più equilibrato di noi carpisti ha una certa percentuale di pazzia in sé che lo spinge a fare cose incredibili e il " mal del Santo" quando ti prende, ti obbliga a tirar fuori la follia che c'è in te.

Da casa mia al Santo ci sono quasi 4 ore di viaggio eppure sono innumerevoli le volte che son andato a Cassien anche per fare solamente una o due notti dato che  il mio lavoro non mi permette di avere più tempo a disposizione.

Cappotti, cappotti e cappotti son molti di più i cappotti delle carpe che ho catturato a Cassien eppure il desiderio di  ritornare non mi molla mai, anche se per me diventa sempre più difficile andarci, visto che non è più possibile fare le notti.

Due sono gli episodi che mi son rimasti impressi nella mente tra i tanti e ve li voglio raccontare.

Il primo è stato una gran delusione.

Ero alla "blue bot" che avevo fortunatamente trovata libera.

Ho calato l'ultima canna quando ormai era buio in uno scalino che declinava molto dolcemente in circa 5 metri di profondità.

Come innesco una doppia affondate al garlic da 24 mm.

Mi ero appena addormentato quando la centralina emetteva tre bip..era l'ultima canna che avevo calato, esco dalla tenda, mi avvicino al segnalatore ma tutto tace.

Come  faccio di solito osservo la punta della canna e noto che il filo vibrava come quando c'è il vento.. ma in quella notte stellata non c'era vento: allora decido di ferrare. Maledizione! mi sembrava di aver incagliato qualcosa sul fondo, forse un ceppo dei molti presenti a Cassien.

Uno o due strappi e niente...ero convinto di aver incagliato la lenza.

 

Poi all'improvviso la frizione del mio mulinello inizia a slittare pur essendo molto chiusa, salto in barca cercando di trattenere il pesce che si stava dirigendo dove altri ragazzi avevano posizionato  un segnalino e probabilmente avevano calato un innesco.

A motore spento la carpa trascinava la barca e me verso quel segnalino rosso.

Ho chiuso di più la frizione per rallentarla ma niente da fare, era molto forte, avrei voluto almeno vederla, ma continuava a tenere il fondo e non riuscivo a fermarla. Ormai ero arrivato su quel segnalino maledetto.

La carpa si era fermata, cerco di farla risalire, sento due, tre forti strattoni..e il mio innesco risale in superficie con l'amo agganciato al segnalino rosso.

 

L'altro episodio che sto per raccontarvi ha dell'incredibile e non biasimo coloro che avranno qualche dubbio sulla sua veridicità.

Questa volta ero alla " falaise".

Posiziono le tre canne  in modo da intercettare il  passaggio delle carpe se avessero deciso di andare verso sud e uso come innesco tiger bilanciate su tutte le canne.

La notte passa tranquilla e gli avvisatori rimangono muti.

Alle 7 del mattino mentre sto per preparare il caffè mi parte la canna più a destra, ma mentre mi accingo a saltare in barca mi parte anche la canna più a sinistra...che fare? Con le due canne in mano non posso certo salire in barca allora cerco di valutare quale sia la carpa più grossa e riposiziono l'altra canna sul pod.

Mentre pompo la carpa da riva più in fretta possibile, la corsa dell'altra carpa  continua inarrestabile...biiiiiiiiiiiiiiiip.

Finalmente riesco a guadinare la prima carpa, la metto nella sacca di mantenimento e provo a recuperare la seconda canna.

 

Incredibilmente avevo ancora la carpa in canna, salto in barca ma succede una cosa inimmaginabile: mi parte la terza canna.

Quindi scendo dalla barca e mi ritrovo nuovamente con due canne in mano e relative carpe allamate.

Poso una canna sul pod e recupero l'altra.

Alla  fine sono riuscito a portare a riva tutte e tre le carpe...Cassien quella volta mi ha ripagato gli innumerevoli cappotti che di solito confezionava per me.


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