Tecnica

Il lago Idroelettrico - prima parte

Di Matteo Marmocchi pubblicato il 25/05/12

I bacini idroelettrici sono laghi che come caratteristica principale hanno il “sali e scendi” del livello dell’acqua, derivato da apposite turbine in grado di produrre energia elettrica. Gli enormi tubi e bocchettoni atti al prelievo dell’acqua fanno in modo che si produca energia pulita. In poche ore si possono avere dislivelli dell’acqua anche oltre i due metri di altezza.

Altra importante caratteristica è che tali laghi sono collegati tra loro, uno a monte ed uno a valle. Nella maggioranza dei casi, il lago a monte, riceve acqua durante le ore notturne, per riconcederla durante quasi l’intera giornata di sole.

Molti di questi bacini sono stati costruiti molti anni addietro con dighe, alte anche più di cento metri, per bloccare il normale flusso d’acqua di un fiume, e molto spesso i laghi idroelettrici superano le diverse decine di metri di profondità.

Le prime dighe furono costruite attorno alla prima guerra mondiale, comportando numerose vittime dovute a situazioni di non sicurezza sul lavoro, con tecniche davvero rudimentali e a condizioni di vita operaia davvero inimmaginabile al giorno d’oggi in un paese civilizzato come il nostro. Avendo, appunto molti anni, tali bacini hanno subito lavori di manutenzione, necessari, durante l’ultimo secolo, a causa dell’accumulo di quintali di detriti a ridosso delle dighe. Ciò ha permesso lo svuotamento di alcuni specchi d’acqua, sia parziale che totale, con conseguente perdita della fauna ittica, in alcuni casi, per poi essere riempiti nuovamente a fine lavori. Oggi ci sarebbero le possibilità di pulire tali posti senza prosciugarli, e quindi salvare tutti i pesci, spero che gli enti proprietari di queste acque adottino misure per la salvaguardia dei pesci. Purtroppo queste precauzioni non sono quasi mai adottate a causa dei costi, seppur non impossibili: sono sicuro che ogni pescatore abbia almeno un esempio di questi fatti veramente incresciosi, sia in laghi, canali e fiumi. Ma questo articolo non vuole polemizzare su tali ingiustizie, ma spiegare come muoversi al meglio in tali laghi, sapendo che, visto la purezza di queste acque, l’alimento naturale e le condizioni climatiche, permettono lo sviluppo di pesci dalle dimensioni davvero interessanti.

Sono nato in tali ambienti, e i miei primi passi li ho fatti sui laghi dell’Appennino. Metterò quindi a disposizione di questa serie di articoli le mie conoscenze in riguardo a questi bellissimi luoghi, sperando di essere di aiuto a chi è interessato, fermo restando che le mie teorie possono essere benissimo smentite, ma questa è la pesca!

SEGUIRE L’ANDAMENTO DELLE SPONDE

Peculiarità dei bacini è quello di essere stati impiegati per anni come riserve d’acqua, ed appunto considerati come delle “botti” a livello naturale. Fatto per cui, raramente sono stati fatti lavori, durante la loro formazione, per ricostruire le sponde, almeno nell’immediato sottoriva, salvo eccezioni e salvo zone adiacenti alla diga. Tale caratteristica è di forte aiuto per chi pratica una pesca di fondo come la nostra, infatti come primo approccio sarà sufficiente scrutare il contorno del lago per farsi una seppur minima idea di come sia fatto il fondale del nostro lago artificiale.

Osservando le montagne che costeggiano tali invasi, noteremo come esse vadano a terminare proprio dentro al lago, dove accade ciò, sicuramente l’andamento della montagna proseguirà dentro all’acqua per diversi metri, creando le tanto amate secche o gradini.

L’unico inconveniente di questa osservazione sta nel fatto che non si riesce a stabilire con precisione quando una punta termini, in questo caso adottare gli accessori di scrutamento del fondale ci sarà di massimo aiuto, come il plumbing o l’ecoscandaglio.

Queste masse di terra melmose e sassose, offrono al pesce cibo e riparo. Il cibo infatti crescerà maggiormente sulla cima della cresta, per due motivi: il primo è quello che più una zona è vicino alla superficie, l’alimento, a causa del sole, crescerà molto più velocemente, fermo restando che in zone anche oltre i 20 metri possiamo trovare cibo in abbondanza; il secondo è che durante le giornate di vento, queste “barriere” accumulano con il moto ondoso che si crea in profondità, un accumulo di detriti, e quindi anche di cibo, sulla parete di tali ambienti acquatici.

Ci sono poi da valutare altre due importanti caratteristiche di queste secche, come lo stazionamento temporaneo che le carpe hanno durante i periodi di inizio estate-primavera, troveremo sicuramente le nostre amiche in questi periodi stazionare per ore in questi ambienti meno profondi di altri, cercando di accumulare i benefici che il sole può portare filtrato dall’acqua sul loro corpo, e poi sicuramente il primo cibo nascerà in quelle zone in primavera. Un’altra caratteristica è quella di riparo dalle correnti fredde che si creano durante i forti sbalzi termici, anche se in acqua è molto meno sensibile, ma comunque rilevante a causa delle correnti che si formano durante le giornate di vento, valutando ciò, troveremo le nostre amiche al riparo dalla parte opposta della secca di dove battono le correnti causate dalle onde provocate dai venti.

CARPE DI MOVIMENTO O DI STAZIONAMENTO?

Questa è una domanda che sorge spontanea per chi pesca da anni su questi ambienti.

Posso affermare che, in questo tipo di lago, le carpe hanno un proprio giro giornaliero in branchi. Questo lo si può notare dai salti, e le mie osservazioni hanno stabilito che nella maggioranza dei casi le carpe sono di movimento per gran parte dell’anno.

Ma il fatto che siano di movimento, non vuol dire che esse si cibino durante i loro spostamenti, anche se credo proprio che lo facciano, perché se un branco di carpe trova nel loro passaggio un banco di cozze, di certo quest’ultimo non sarà disdegnato dal loro sguardo.

Ho notato pure che esistono diversi tipi di branchi, e quasi sempre della solita taglia, e di rado carpe piccole mangiano assieme alle carpe grandi, può capitare che quelle piccole mangino prima o dopo.

Se si ha una partenza di una carpa piccola e si notano salti di altre carpe, con molta probabilità potrà abboccare di nuovo una carpa della solita dimensione circa, idem per regine e specchi.

Ho notato con gran piacere, che le carpe di grosse dimensioni sono in genere solitarie, e raramente girano in branco quando si cibano, al contrario delle altre più “giovani”. Molto spesso quelle grosse sono catturate quando meno ci se lo aspetta, soprattutto in giornate dove non si vede una minima tocca sulla punta della canna, anche in zone fuori pastura, ovviamente ognuno di noi ha l’idea di carpa grossa.

Durante il periodo della frega, questi movimenti sono limitati solamente durante il periodo notturno, come pure durante i primi giorni caldi. Noteremo con molta facilità carpe stazionare per intere giornate, muovendosi di pochi centimetri, in zone di bassa profondità, dove nelle prime giornate di caldo, le nostre amiche amano godersi i raggi del sole perfino in zone dove la profondità non supera i 50 centimetri, oppure le possiamo trovare vicino alla diga proprio sotto il pelo dell’acqua che si crogiolano al sole. Finito però il giorno, queste iniziano il loro normale processo di alimentazione, girando sempre in branco. Anche in questi casi potremo notare come le grosse stiano in disparte con quelle piccole, seppur di pochi metri, e capita molto spesso di vedere con maggior frequenza carpe di piccola taglia che le sorelle maggiori, il perché di questo mi è ancora ignoto, ma posso presupporre che le grandi siano abituate a muoversi e a stazionare in zone differenti, quindi potremo notarle un giorno da una parte e l’altro giorno da un'altra zona esposta sempre al sole.

È in questi momenti, specialmente nelle zone adiacenti dalla diga che i nostri esperimenti sulle esche devono essere effettuati. Lanciare alcune palline nelle loro vicinanze, risulterà un’arma molto importante perché potremo notare se tali esche vengono mangiate, da chi e dopo quanto tempo, anche se quando la frega è nel suo culmine, le carpe si cibano in modo molto inferiore e soprattutto con molta difficoltà, nelle zone di frega.

A mio avviso andare a pescare questi ciprinidi mentre si accalorano, non è molto sensato come etica del carpista. Personalmente anni addietro lo facevo: andavo al lago, guardavo se nelle vicinanze della diga erano presenti le carpe, lanciavo e bastavano neanche due minuti perché i pesci abboccassero, tutto questo era sbagliato!. Peso che noi dobbiamo aver rispetto delle nostre combattenti, non coglierle in momenti particolari come questi. Idem per quanto riguarda la frega, penso sia saggio non pescare in zone dove esse si vanno a riprodurre, ma al limite se non se ne può fare a meno, pescare in altre zone, sapendo che le date imposte sui regolamenti di pesca, sono approssimative, e molto spesso la riproduzione avviene dopo o prima tale range di giorni. Sta nella coscienza del carpista muoversi di conseguenza, sapendo che le regole etiche devono essere rispettate come le regole che prevedono ammende.

Quindi in questi anni ho stabilito che le carpe, specialmente nei bacini medio grandi, non sono stazionarie, ma si possono catturare in zone totalmente diverse. Il discorso può cambiare per i grandi bacini, ma in questi casi la porzione di lago soggetta a stazionamenti, si può valutare come di movimenti paragonato ai bacini più piccoli.

Eccomi alla fine di questa prima parte, ne seguiranno altri dedicati ai bacini idroelettrici, nel prossimo appuntamento parlerò di come condizionare le carpe e dove trovarle...


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