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Il collasso della pesca sportiva

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 20/01/18

Quelle che pubblico sono immagino che ho preso dalla pagina Facebook del Movimento Gruppo Siluro Italia. 

Sono immagini che parlano da sole perché rappresentano una situazione che nessuna legge riesce ad arginare. 

Tonnellate di pesce uccisi per un commercio illegale, pericoloso per la salute pubblica operato da stranieri che vivono in Italia e che dovrebbero essere ricacciati da dove vengono.

Fermate tre persone , tutte RUMENE ed una aveva la licenza di pesca professionale. Questo è avvenuto nella zona FIPSAS dove ogni forma id pesca professionale è vietata. Ed allora cosa dobbiamo fare? Lasciarli andare con una pacca sulle spalle ed una multa che questi ladri non pagheranno mai? Mettergli se mmai fosse possibile un bel foglio di via per farli tornare, da condannati, nel loro paese così da non dover anche sopportare i loro costi di dentenzione?

Eppure qualche moralista potrebbe avere da obbiettare che sono dei poveracci dimenticando che molti di questi banditi vanno in giro con auto che l'800% degli italiani non si opossono permettere. 

Inutile vivere di falsi moralismi che qualcuno ha brillantemente definito da “leoncavallino”, queste stragi sono un offesa al nostro Paese, alle nostre tradizioni e chiedono punizioni esemplari. 

La lotta al bracconaggio industriale è trasversale, non ha colore politico e non può essere sminuita da ironie di bassa-lega come quelle del “Giorno da pecora” in cui le uniche pecore sono quei due poveri dementi dei conduttori che paghiamo con le nostre tasse e balzelli RAI.

Dovremo tornare a parlare di bracconaggio e insistere affinché nella nuova legislatura, vengono apportate delle modifiche che incrementino le pene.

Tutto questo segnala inoltre la necessità di insistere con il progetto di fermare ogni forma di pesca professionale nelle acque interne e proibire assolutamente ogni forma di commercializzazione delle specie ciprinicole. 

Non esistono alternative.

Il mondo della pesca sia in mare che una acque interne è allo stremo delle forze e come drammaticamente dissi qualche anno fa, o si cambia o si chiude. Non lo dico solo io che ho poca voce in capitolo, lo dicono chiaramente gli addetti al settore che stanno vivendo una crisi paurosa dalla quale non si vede via d’uscita.

Quando i negozianti vedono rimanere sugli scaffali anche i prodotti più economici e gli unici clienti sono indiani, cinesi e rumeni che acquistano fili 080 e ancorette per pescare a strappo, dobbiamo farci delle domande.

E cominciare a darci anche delle risposte che non hanno nulla a che vedere con le fandonie  del razzismo. immigrazione e altre castronerie.

Ne va del lavoro di tanta gente, della pasisone di un mione e mezzo di persone e della salvezza dei nostri fiumi e laghi.


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